Venerdì, 23 Luglio 2021
Politica

I sindaci dell’Asl di Lecce bocciano la fase due del piano di rientro

Mancata riconversione di alcuni ospedali e chiusura di due punti nascita. Perrone spiega il no al provvedimento regionale. L'assessore Attolini: seguite le indicazioni del ministero e potenziata l'assistenza ai neonati

Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone.

 

LECCE – Il primo cittadino leccese, Paolo Perrone, ha manifestato oggi a Bari il parere negativo della Conferenza dei sindaci dell’Asl di Lecce sulla seconda fase del Piano di rientro predisposto dalla Regione Puglia.

“Nel nostro territorio vengono chiusi cinque ospedali  - Nardò, Gagliano, Poggiardo, Maglie, Campi Salentina - e ben due punti nascita, a Casarano e Gallipoli. Già a settembre del 2010, quando fu attuata la prima fase del piano, contestammo il fatto che nelle scelte della Regione il Salento sarebbe stato penalizzato in modo inaccettabile, con una quasi totale riduzione dell’assistenza. Oggi, con questo secondo step, dopo due anni di promesse, anche l'ospedale di Nardò è stato chiuso”.

Il sindaco di Lecce ha ribadito le argomentazioni in base alle quali ha assunto una posizione decisamente contraria al provvedimento del governo regionale: “A fronte della mannaia delle chiusure nella provincia di Lecce, non è stata programmata la riconversione degli ospedali chiusi; non è stato previsto il potenziamento dei presidi che restano aperti; non è stata pensata alcuna forma alternativa di assistenza. Negli ultimi cinque anni i pugliesi hanno pagato oltre un miliardo e 300 milioni di euro di tasse regionali aggiuntive per ritrovarsi oggi, nel territorio di competenza dell'Asl leccese, con ospedali e punti nascita chiusi”. Per Perrone, inevitabili le conseguenze in termini di efficienza sul “Vito Fazzi” di Lecce.

Un “no” deciso, secco al ridimensionamento dell’offerta sanitaria nella nostra provincia arriva anche dai consiglieri provinciali neretini Mino Frasca, del Pdl e Giovanni Siciliano, Udc. In una nota congiunta ribadiscono “di non condividere affatto la dissennata impalcatura data dalla Regione Puglia al Piano di riordino ospedaliero; troppo importanti, giganteschi, i sacrifici imposti ai cittadini per la drastica diminuzione dei servizi sanitari su tutto il territorio salentino ed in particolare sulla città di Nardò, che viene privata anche di quei reparti residui presenti nella sua struttura ospedaliera, nonostante le passate rassicurazioni di Vendola a fare dell’ospedale di Nardò un polo moderno e centrale per tutto il Salento, degno della seconda città più grande della provincia di Lecce, che ora resta paradossalmente senza un luogo di cura”.

“Oggi assistiamo all’ultimo sfascio della sanità pugliese, che a Nardò si concretizza con la chiusura di tutti i servizi e con la trasformazione del presidio in struttura territoriali. A questo proposito i punti irrimediabili diventano l’efficientamento della struttura ospedaliera di Copertino e lo spostamento dei reparti solo e soltanto dopo aver adeguatamente attrezzato la struttura copertinese, l’attivazione immediata di una Casa della salute nel Comune di Nardò, l’attivazione di ulteriori servizi extraospedalieri destinati ai deboli e alle fasce sociali più svantaggiate, il mantenimento insostituibile di un punto di pronto soccorso 24 ore su 24, con posti letto di osservazione breve e 118. Punti fondamentali per salvare migliaia di vite di una città che non può rimanere ai margini della sanità regionale e di un governo Vendola ossessionato dai tagli”.

Diverso il punto di vista dell’assessore regionale alla sanità, Ettore Attolini, che da una parte ha spiegato i criteri che hanno ispirato la riorganizzazione dei punti nascita, mentre dall’altra ha fatto riferimento al potenziamento dell’assistenza alle mamme e ai nenonati. “Le scelte e le decisioni, per quanto riguarda la riorganizzazione della rete dei punti nascita, sono state compiute esclusivamente a garanzia delle donne pugliesi e dei loro neonati, affinché possano fruire dei massimi livelli di sicurezza e di qualità in uno dei momenti più importanti e delicati della loro vita”.

“Il Piano di riorganizzazione della rete dei punti nascita pugliesi – ha concluso Attolini - non si è concentrato solo ed esclusivamente sulla riorganizzazione dei punti nascita al di sotto dei 500 parti l’anno, così come indicato e previsto dalle Linee guida ministeriali, ma ha riguardato anche e soprattutto il potenziamento e il miglioramento dell’assistenza alle donne e ai nuovi nati. Tutti i punti nascita infatti che continuano la loro attività dopo la fase di riorganizzazione – ha spiegato l’assessore - sono stati dotati di posti letto di Neonatologia; inoltre, ogni provincia pugliese è stata dotata di almeno una Unità di Terapia Intensiva Neonatale, in base alla popolosità della Asl e delle necessità espresse dai territori”.

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