Addetto stampa di Tap e iscritto al Pd dal 2007. Emiliano lo invita alle "dimissioni"

Dopo il caso dell'ex segretario di circolo di Melendugno, il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia invita Luigi Quaranta a farsi da parte. Ma il professionista è un semplice tesserato, senza ruoli attivi nel Partito Democratico. E' polemica sui social

La tessera del 2014 di Luigi Quaranta.

LECCE – Da Twitter a Facebook la polemica rimbalza come pallina in un flipper. Protagonisti Luigi Quaranta – senior media advisor di Tap, in parole povere addetto stampa – e Michele Emiliano, candidato del centrosinistra alla carica di presidente della Regione Puglia. Oggetto del contendere l’opportunità della coesistenza di un impegno professionale per la società che intende costruire il gasdotto con approdo a San Foca, marina di Melendugno, e l’appartenenza alla comunità del Pd. Questione che, a dire il vero, per coerenza, dovrebbe essere estesa a tutti coloro che lavorano per aziende private che sono in rapporti di affari con enti pubblici.

Quaranta è un giornalista di lungo corso già al Corriere del Mezzogiorno e con un’esperienza anche presso la Presidenza del Consiglio quando il premier era Massimo D’Alema, ha una tessera del Pd sin dal 2007, anno della fondazione, ed è iscritto al circolo Madonnella di Bari. Non ha mai avuto ruoli attivi. Il caso è stato sollevato via Twitter sul profilo del candidato e ricalca, grosso modo, quello che ha coinvolto l’ex segretario del partito di Melendugno, invitato alle dimissioni quando si è scoperto che la moglie era stata assunta dall’azienda che attende il via libera definitivo per costruire il gasdotto con approdo sul litorale di San Foca. Ad Emiliano è stato segnalato il ruolo di Quaranta in Tap, ricordando anche la sua candidatura alle amministrative del 2009 proprio nella lista del Pd a sostegno di Michele Emiliano. Il candidato ha replicato affermando che la persona in questione “non fa più parte del Pd”. In realtà, non essendo ancora partito il nuovo tesseramento, vale a tutti gli effetti l'iscrizione del 2014.

Quaranta non l’ha presa bene e ha posto, tramite nota stampa, due questioni: la prima riguarda la questione dell’incompatibilità che, per coerenza, dovrebbe essere estesa a tutti coloro che nel Pd, a partire dal segretario nazionale e presidente del consiglio, Matteo Renzi, passando per ministri, viceministri, sottosegretari, parlamentari e consiglieri regionali, hanno espresso una posizione favorevole al progetto di Tap.

Il secondo punto verte sull’attitudine “proprietaria” della gestione del partito che Quaranta constata in Emiliano: “I tweet di Emiliano sul mio conto – ha commentato -  rivelano qualcosa di assai più grave riguardo alla sua idea (populista e autoritaria) di democrazia, tradiscono per l’ennesima volta la sua convinzione (che lo accomuna a Berlusconi e a Grillo) di poter disporre via social media delle idee, delle passioni, della vita delle persone, la sua concezione proprietaria del partito, il considerare ‘cosa sua’ quella che è e resta la più grande comunità italiana di donne e uomini ‘liberamente associati - ai sensi dell’articolo 49 della Costituzione - per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

“Per quel che mi riguarda – ha concluso Quaranta - ho chiesto agli organi di garanzia del partito (al presidente nazionale Matteo Orfini, e alle commissioni nazionale e regionale di garanzia e, per conoscenza al segretario nazionale Renzi e a quello del mio circolo) di tutelare la mia onorabilità e i miei diritti di iscritto (fin dalla fondazione, con puntuale rinnovo annuale della tessera) così come definiti dalla Costituzione e dallo Statuto e dal Codice Etico del Pd”.

Nelle ore successive, questa volta su Facebook, Emiliano ha replicato, mantenendo la sua rotta con una qualche attenuazione dei toni: “Continuo a ritenere che se un militante di partito, di qualunque partito, assume un ruolo così delicato a tutela di interessi privati, farebbe bene a valutare l'opportunità di tutelare anche il proprio partito dimettendosi dallo stesso per la durata dell'incarico aziendale, così evitando che qualcuno possa pensare che la sua perdurante militanza influenzi la terzietà che il partito deve mantenere in ogni sua decisione. Nessuno ha mai pensato di espellere nessuno nel Pd, si parla solo di rispetto della terzietà che ogni partito deve avere nei confronti di questioni che investono interessi economici e sociali rilevantissimi. Non capisco neppure come questo dirigente Tap Italia pensi davvero di spaventarmi con la sua scomposta intimidazione agitando la sua tessera di partito”.

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