Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Torre Veneri: poligono ignorato nel piano di gestione di Provincia e Università

Il documento, approvato dalla Regione Puglia nel 2010, non fa menzione della presenza militare sul sito di interesse comunitario. La settimana scorsa Lecce Bene Comune aveva denunciato anche la mancanza della valutazione di incidenza ambientale

LECCE –  La località di Torre Veneri, come noto, è sito di interesse comunitario (Sic). Per questo suo status ha un piano di gestione, redatto da Provincia di Lecce e Università del Salento, e approvato dalla Regione Puglia nel 2010. Ma nel documento non v’è traccia del poligono militare che pure da mezzo secolo insiste sul territorio e che è diventato oggetto di dibattito quasi quotidiano da quando la situazione ambientale, all’interno dell’area e nello specchio d’acqua antistante, è stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica da Lecce Bene Comune. La Procura ha anche aperto un’inchiesta per gestione illecita di rifiuti, ma i titolari della stessa hanno poi sollecitato l’archiviazione per le difficoltà a risalire alla catena di comando che si è succeduta nel poligono nel corso dei decenni.

Solo la scorsa settimana, Carlo Salvemini e Gabriele Molendini, consigliere comunale il primo, esponente di Lbc il secondo, avevano convocato una conferenza stampa per segnalare un’altra anomalia, l’assenza della valutazione di incidenza ambientale, obbligatoria per tutti i Sic tutelati dalla direttiva europea Habitat 2000. Nelle scorse ore la scoperta di quella che viene definita un’altra grave omissione.

 “Nella descrizione dei fattori di criticità che insistono nel sito – è scritto nella nota odierna di Lbc -, si evidenzia la presenza di altre attività umane inquinanti senza però declinarne la fonte, nonché gli interventi atti alla loro mitigazione, e, in nessuna delle cartografie allegate al Piano né tantomeno nella descrizione del sito compare la presenza del poligono.  Però si prevede la gestione forestale, la realizzazione di interventi per la difesa degli habitat, la creazione di discese a mare su passerelle, di percorsi naturalistici e parcheggi, come fossimo in presenza di un parco naturale di pubblica fruizione, lì dove, al contrario, transitano quotidianamente i carri armati”.

Inevitabile, dopo lo sconcerto, una sequenza di domande a cui qualcuno dovrà pur dare una risposta: “Come è possibile che l’autorità militare non sia considerata un soggetto coinvolto nella gestione del Sic, sul quale da oltre 50 anni svolge le esercitazioni e nel quale è stato certificato dalla Procura l’ inquinamento da metalli pesanti? Come è possibile che nessuno degli enti istituzionali chiamati in causa nel garantire la rete dei siti di importanza comunitaria Natura 2000, Regione, Provincia e Comune svolga nessun atto di garanzia sulla tutela del sito”? 

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