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Polizia locale di prossimità al primo banco di prova nel quartiere Rudiae

Giro inaugurale con sindaco e assessore. E già tanti problemi manifestati dai cittadini. Non manca qualche voce critica sul progetto

Il giro del sindaco, con l'assessore e il comandante Zacheo.

LECCE – Si tratta di una sperimentazione che, se raccogliesse i favori dei leccesi e portasse risultati, potrebbe essere replicata in altre zone sensibili. Di certo, è un progetto, quello della polizia locale di prossimità, che si annuncia impegnativo per gli agenti leccesi coinvolti, dieci in tutto (sette uomini e tre donne).

Presentato in conferenza stampa il 31 maggio scorso, il servizio è ufficialmente partito questa mattina alle 7. E specie nel pomeriggio, quando il sindaco Carlo Salvemini, l’assessore alla Polizia locale Sergio Signore e il comandante Donato Zacheo, hanno accompagnato il gruppo per sondare di persona il lavoro svolto e le prime impressioni a caldo dei cittadini, non sono mancate annotazioni.

Solo per fare un paio di esempi, dal tassista che ha posto lamentele per  le nuove licenze di noleggio con conducente, all’anziano che ha voluto richiamare l’attenzione su strisce pedonali quasi invisibili. Insomma, se l’obiettivo primario è garantire più sicurezza nei luoghi dove aggressioni e vandalismo spadroneggiano, il primo banco di prova ha dimostrato che il servizio potrebbe ampliarsi fino a diventare cassa di risonanza di molti mal di pancia di commercianti e cittadini su svariati problemi. Ma era tutto ampiamente previsto.

Video: sindaco, assessore e agenti nel quartiere

Per ora, gli agenti si concentreranno fino alle 21 di sera nelle vie del Rudiae–Ferrovia, un grande quartiere di Lecce strettamente allacciato al centro, dove negli anni si sono concentrati fenomeni di microcriminalità – e non solo – denunciati con forza da molti residenti esasperati. La prostituzione nelle strade o l’abbandono indiscriminato di rifiuto sono soltanto alcuni di questi.  

Durante il loro giro, sindaco e assessore hanno avuto modo di entrare in bar e negozi per presentare gli scopi del progetto e saggiare pareri. L'iniziativa, spiegano dal Comune,  si propone in particolare d’instaurare una sorta di avamposto dinamico del comando di polizia locale nel quartiere, con la presenza costante e continuativa, tutti i giorni infrasettimanali, di buon mattino e fino alle 21, di un gruppo di agenti che avrà il compito di recepire istanze, segnalare disservizi, controllare il territorio.

Parola d’ordine: aumentare il livello di sicurezza urbana e di attenzione alla cura di luoghi. Agenti di prossimità ed esponenti di Palazzo Carafa hanno così percorso oggi piazzale della Ferrovia, piazza Dante, via Don Bosco, via De Jacobis, via Diaz, via Martiri D'Otranto, ricevendo un'accoglienza positiva. Si ripone fiducia, insomma. E le prossime settimane serviranno a capire se è ben riposta verso un progetto nuovo per una città come Lecce.

La voce critica: "Quali i criteri?"

Una voce critica arriva dal movimento Sentire civico, promosso dall’ex assessore Gaetano Messuti. A parlare in questo caso è Giancarlo Capoccia che, facendo riferimento a una serie di esperimenti simili svolti in altre città, si chiede come sia stata progettata l’iniziativa, e se siano state usate “mappe dettagliate che individuino le aree maggiormente esposte a fenomeni di criminalità”. “A ciò – spiega - occorrono strumenti sofisticati, infatti, che utilizzano cartografie georeferenziate vettoriali, le stesse che sono in uso presso i vigili del fuoco per la ricerca di persone scomparse, che sono quindi interfacciabili con un Gps e che permettono di associare ad ogni punto della città delle informazioni di vario genere”. 

Sono attrezzature in grado di “evidenziare in maniera analitica i vari tipi di reati disseminati nel territorio e di individuare quelli che vengono chiamati in gergo tecnico come hot-spot criminali, in pratica dei luoghi geografici che per varie ragioni raccolgono un grande numero di reati e sono quindi degli snodi cittadini particolarmente pericolosi”. Mappe che indicano anche particolari luoghi di aggregazione, come zone interessate dalla prostituzione, e di concentrazione di potenziali vittime, come scuole e uffici postali e sulle quali “vengono inseriti i risultati di sondaggi svolti tra i cittadini rispetto alla loro paura del crimine”. 

Ritiene, quindi, che “solo da questa attività minima progettuale si potranno svolgere delle analisi predittive finalizzate a prevedere in anticipo, con una certa approssimazione, il luogo dove potrebbe avvenire un certo tipo di delitto, fornendo così alle forze di polizia delle informazioni importantissime per pianificare gli itinerari delle pattuglie e alle amministrazioni locali i punti dove collocare sistemi di sicurezza, come videosorveglianza o illuminazione”.

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