Polizia penitenziaria in grave affanno: Osapp chiede un intervento decisivo

Il sindacato è tornato a protestare davanti al carcere di Lecce rivendicando un potenziamento degli organici in vista dell'apertura delle nuove sedi

LECCE – Il sindacato Osapp, che rappresenta gli agenti della polizia penitenziaria, questa mattina è tornato a protestare davanti ai cancelli del carcere di Lecce. I problemi che da tempo attanagliano la Casa circondariale di Borgo San Nicola, infatti, sarebbero rimasti del tutto irrisolti e i segretari si dicono determinati, più che mai, a far arrivare la propria voce sino ai piani alti dell’amministrazione penitenziaria,  delle istituzioni locali e del governo nazionale.

La situazione all’interno dell’istituto penitenziario, che ricalca su piccola scala i grandi nodi del sistema nazionale, sarebbe difficile da gestire a causa del noto sovraffollamento dei detenuti cui non corrisponde un adeguato numero di agenti. “Servono uomini, forze giovani possibilmente, e mezzi all’altezza di un compito non è facile – chiosano i sindacalisti -: la polizia penitenziaria, infatti, è chiamata a garantire la sicurezza per i cittadini ma rimane l’interlocutore privilegiato di chi sta scontando una condanna. A noi spetta il delicato ruolo di assistere e sostenere, anche psicologicamente, i detenuti e non sono rari i casi in cui interveniamo per salvare vite umane. Il personale in servizio, tuttavia, sconta condizioni di forte sottorganico legate a pensionamenti e blocco del turnover”.

I numeri vengono in soccorso: nelle Case circondariali di tutto il Paese si stima che manchino all’appello quasi 9 mila agenti, di cui 300 unità soltanto nella regione Puglia. Le nuove aperture previste a breve rischiano, quindi, si sovraccaricare le mansioni ordinarie dei poliziotti: il 18 settembre verrà infatti inaugurata la nuova sezione psichiatrica afferente al carcere di Lecce che ospiterà fino a 30 persone; nel mese di novembre è prevista l’inaugurazione dell’edificio per la custodia attenuata su via Monteroni e nel 2018 il la Casa circondariale ospiterà un nuovo padiglione predisposto per 200 posti letto.

“A conti fatti, quindi, il sistema locale dovrà garantire la sorveglianza di 300 persone in più, senza aver rimpolpato l’organico. Anzi: l’anno prossimo sono previsti altri 40 pensionamenti che aggraveranno la situazione”, denuncia il segretario regionale Ruggero D’amato. “Il comparto sicurezza si sta sgretolando e la criminalità organizzata ne sta approfittando per alzare la testa e rinforzarsi: questo è un grave rischio per l’utenza”, aggiunge il segretario regionale aggiunto Pasquale Montesano.

Ma le rivendicazioni sono a tutto tondo: si va dalle “critiche” condizioni igienico sanitarie degli istituti fino al disagio delle mense nelle caserme; dalle divise e dai mezzi di servizio “obsoleti” fino alla necessità di dedicarsi alla formazione professionale.

Sul banco degli imputati sono saliti tutti gli organi locali e nazionali che gravitano intorno al comparto, direttamente accusati di restare “sordi e indifferenti” di fronte alle rivendicazioni del sindacato. Tant’è che Osapp ha annunciato la sua intenzione di abbandonare il tavolo nazionale delle trattive con il ministero della Difesa e con l’amministrazione carceraria “incapace di gestire il problema”.

I segretari presenti oggi in conferenza stampa, quindi D’Amato e Montesano insieme ai regionali Nicola di Nicoli e Luigi Paglia, hanno rivolto delle precise richieste al governo: l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta che faccia luce su tutte le ombre del sistema penitenziario e l’istituzione di un garante nazionale del corpo di polizia.

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“È necessario restituire la dignità lavorativa agli agenti che sono sottoposti a turni massacranti per assolvere ad un compito fondamentale per la sicurezza dei cittadini”, hanno concluso. 

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