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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Il pungolo dell'ex assessore

Portatori del virus, ma non malati: "Nei reparti servono zone separate"

Pazienti ricoverati per altre patologie e poi risultati positivi: Lopalco segnala il problema per affrontare il quale aveva suggerito, da assessore, un modello già previsto per le infezioni ospedaliere: "Per poco non mi arsero come eretico"

LECCE – Le ripercussioni in ambito ospedaliero dell’epidemia di Sars Cov 2 sono molteplici. La diffusione elevata del virus nella popolazione e la prospettiva di un futuro non lontano nel quale dovrebbe diventare endemico sono elementi che pongono una sfida molto seria all’organizzazione sanitaria. Sfida che qualcuno aveva suggerito di cogliere già da un po'.

Lo ha scritto in un post, molto chiaramente, il consigliere regionale Pier Luigi Lopalco, che circa due mesi addietro si è dimesso da assessore alla Sanità perché a disagio rispetto ad alcune scelte e indicazioni del presidente, Michele Emiliano. Da epidemiologo ha spiegato che “già prima della scorsa estate, con le coperture vaccinali ormai promettenti, avevo provato a suggerire un cambio di strategia di vera ‘convivenza con il virus’ nei nostri ospedali. Ovvero di preparare, nei reparti non-covid, aree covid in cui ricoverare pazienti portatori del virus. E sì, perché con la progressiva endemicizzazione del virus i portatori saranno sempre più numerosi e supereranno di gran lunga i malati”.

Lopalco fa una fotografia dell’attuale fase dell’epidemia: “Con l'avvento di omicron questa situazione è diventata drammatica ed il sistema ospedaliero non sa più dove mettere chi si ricovera per un motivo qualsiasi (e già, le malattie continuano ad esistere) e all'ingresso in ospedale scopre di essere portatore del virus. Arriva un paziente con una appendicite acuta e si scopre che ha il virus nelle narici. Non è un malato covid 19, anche se noi lo contiamo come tale”.

Secondo l’esperto, il modello organizzativo non dovrebbe poi essere così diversi da altri già previsti in ambito ospedaliero: “Questa situazione ricorda molto da vicino quella che dovrebbe essere la prassi negli ospedali per contrastare le infezioni ospedaliere (e sì, anche quelle non sono andate mai in vacanza): si fa lo screening all'ingresso ed i portatori di batteri come Mrsa, pseudomonas, klebsiella, ecc. vengono messi (pardon, dovrebbero essere messi) in isolamento respiratorio o da contatto. Con Sars Cov 2 si sarebbe dovuto fare lo stesso. Io lo proposi nella mia regione e per poco non mi arsero sul rogo come eretico”.

Per l’esponente della maggioranza, si può ancora rimediare, purché, aggiunge con una punta di malizia, si abbia il coraggio di attuare una strategia: “Siamo ancora in tempo a preparare i nostri reparti e i nostri operatori a gestire Sars Cov 2 come dovrebbe essere gestito qualsiasi altro microrganismo respiratorio. Se non altro perché non possiamo mica tenere aperti ospedali Covid per tutta la vita”.

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