"Ora basta. Porto Cesareo ha diritto ad avere una rete fognaria"

Intervento dell'assessore all'Urbanistica, Eugenio Sambati

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

LECCE - L’amministrazione comunale di Porto Cesareo, guidata dalla sindaca Silvia Tarantino, ha chiesto con una nota ufficiale inviata al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano “l’ultimazione della rete fognaria di Porto Cesareo e la convocazione di un tavolo tecnico – politico”. Torna di scottante attualità quindi, e non poteva essere diversamente, l’annosa questione dell’intera rete fognaria a servizio del territorio jonico-cesarino, incastonato tra l’area marina protetta ed una riserva regionale terrestre orientata, il suo collettamento alla rete di Nardò e l’eventuale scarico a mare in zona franca a e a largo dalla costa neretina.

Una questione discussa da tempo, che ha visto e registrato già un accordo di massima tra i comuni di Porto Cesareo e Nardò, la Regione Puglia e l’Aqp, ma che di fatto deve trovare la chiave definitiva, utile a porre fine alla procedura d’infrazione comunitaria e soprattutto salvaguardare il delicato ecosistema naturale di un territorio unico ma fragile, per troppo tempo sfruttato e non tutelato a dovere. “Porto Cesareo, ormai da molti anni, sta cercando di ottenere la realizzazione di un sistema fognario – affermano nella nota il sindaco Tarantino e l’assessore all’urbanistica Eugenio Sambati che motivano le richieste -. Le necessarie infrastrutture a rete, che garantiscono il corretto smaltimento dei reflui urbani, sono ormai imprescindibili per dare dignità civile ad un territorio che rischia di non poter più contenere gli effetti di un’eccessiva antropizzazione fissa, ed in stagione turistica, anche molto fluttuante”. Da qui il ricordo del complicato excursus storico. “Negli anni, le amministrazioni susseguitesi hanno tentato con impegno di sostenere il gravoso compito di concertare le politiche territoriali con le diverse istanze e posizioni delle amministrazioni coinvolte nel processo autorizzatorio dello scarico a mare del depuratore - racconta Sambati, che poi rincara - ma purtroppo i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La prima rete fognaria, con annesso depuratore, non ha mai ottenuto le autorizzazioni per la messa in funzione, senza contare che di quelle opere abbandonate al degrado è rimasto ben poco. Resta invece l'amara certezza dell'inutile dispendio di denaro pubblico, aggravato da una procedura d'infrazione europea nei confronti dell’Italia anche per l'assenza di un'adeguata rete fognaria nel Comune di Porto Cesareo”.

Poi il riepilogo dei passi in avanti degli ultimi anni e le richieste ormai non più rimandabili. “Fin dal 2007, di concerto con la Regione Puglia, Porto Cesareo ha avviato una collaborazione con il comune di Nardò, per rendere possibile l'allaccio della rete fognaria al depuratore neretino. Si sono quindi susseguiti verbali sottoscritti e protocolli d'intesa tra i due enti che però non hanno portato a nulla - evidenziano gli amministratori cesarini- al punto che il nostro depuratore continua ad essere lettera morta, così come lentamente rischia di morire questo meraviglioso territorio. Resta invece l'amarezza della cittadinanza che vede, da sempre deluse, le legittime aspettative per la tutela della salute pubblica, della pulizia delle acque, dell’igiene ambientale, oltre che al rispetto delle specie viventi vegetali e animali”. Poi la richiesta finale ad Emiliano: utile e soprattutto urgente e non più rimandabile “Presidente non è possibile attendere oltre – affremano Tarantino e Sambati -. Occorre fare ogni sforzo possibile per consentire, quanto prima, che la rete fognaria di Porto Cesareo sia regolarmente allacciata al depuratore e che quest'ultimo entri in funzione con regolare autorizzazione allo scarico. E’ evidente quindi che gli attori interessati al processo autorizzatorio non possono più sottrarsi a tale dovere che è diventato anche dovere civico e morale -concludono-. Chiediamo collaborazione, univocità di intenti e unidirezionalità nella visione della crescita e dello sviluppo dei diversi territori interessati. Unisca quindi con la sua sensibilità, le diverse posizioni e trovi, nel dialogo rispettoso, la sintesi risolutiva ad esclusivo favore del bene comune, anche in ordine alla convocazione di un tavolo tecnico/politico”.

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