Mercoledì, 23 Giugno 2021
Politica

Direzione Italia, no all'approdo a San Foca. Perrone: "Proposi Ciccio Prete"

Il movimento di Raffaelel Fitto precisa la sua contrarietà alla scelta della marina ma non all'opera in sé. E il sindaco di Lecce racconta un retroscena

LECCE – Nessuna volontà di strumentalizzare la battaglia contro il gasdotto progettato da Tap, ma la necessità di approfondire la questione dell’approdo senza dimenticare che le responsabilità politica sono tutte in capo al centrosinistra.

Il movimento Direzione Italia, che fa capo a Raffaele Fitto, precisa i contorni della sua posizione rispetto all’opera infrastrutturale che in queste settimane è oggetto di attenzione nazionale, dopo l’avvio dei lavori per l’espianto di 211 ulivi e le conseguenti iniziative di opposizione degli attivisti del Comitato No Tap e degli amministratori locali, con il sindaco di Melendugno in testa, che hanno indotto una sospensione.

Alla conferenza hanno partecipato, il coordinatore provinciale, Antonio Gabellone, il deputato Roberto Marti, il consigliere regionale, Luigi Manca, il sindaco di Squinzano, Cosimo Miccoli, e quello di Casarano Gianni Stefàno. Il parlamentare ha precisato che Direzione Italia non è contraria al gasdotto Tap ma ritiene indispensabile un confronto sull’approdo che non può essere quello di San Foca.

La stessa posizione è stata ribadita dal primo cittadino del capoluogo che ha anche firmato l’appello al presidente della Repubblica che ha coinvolto oramai tutti i comuni del Salento (tranne Parabita e Galatina, commissariati e Otranto che si è espressa favorevolmente alla realizzazione del gasdotto Igi Poseidon). Perrone ha anche aggiunto che nel corso di un incontro con Giampaolo Russo, country manager di Tap Italia dall’ottobre del 2012 al giugno del 2015, avanzò ironicamente (ma nemmeno troppo) la proposta di ospitare l’approdo sul litorale leccese, all’altezza dello scarico a mare di Ciccio Prete.

Il coordinatore provinciale, Antonio Gabellone, ha ricordato la netta contrarietà della Provincia di Lecce, di cui era ed è presidente, rispetto alla scelta di puntare su San Foca e la rilevazione di varie carenze tecniche individuate nell’iter di valutazione ambientale concluso poi con un parere negativo degli uffici di Palazzo dei Celestini e tramutatosi in una delibera di consiglio. L’esponente di centrodestra ha anche additato il Partito Democratico come principale responsabile per come è stata gestita la vicenda, in quanto perno centrale sia del governo nazionale che di quello regionale e ha accusato i suoi avversari politici, compreso il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni (all’epoca dei fatti assessore regionale) di essere protagonisti di una recita a soggetto.

Il periodo buio: 2010-2012

E’ però alla dimensione di Palazzo dei Celestini – giova ricordarlo – che fanno riferimento alcune dichiarazioni di fine 2013 di Giampaolo Russo, allora country manager di Tap Italia, con le quali raccontò che nel dicembre del 2010 la multinazionale fu contattata telefonicamente da Francesco Bruni, allora assessore provinciale e oggi senatore proprio di Direzione Italia. In quella chiamata venne fatta presente la disponibilità a discutere dell’approdo manifestata dal sindaco di Melendugno, Vittorio Potì (scomparso nell’ottobre del 2011) proprio quando Tap faceva i conti con alcune complicazioni tecniche emerse rispetto agli approdi individuati nel Brindisino. Tirato in ballo il senatore otrantino respinse al mittente l’ipotesi di un qualche coinvolgimento dell’ente provinciale.

Insomma, ci sono pezzi di ricostruzione che vanno messi in fila e approfonditi per comprendere come si è davvero materializzato il dirottamento del progetto su San Foca, in virtù di quali scelte, di quali accordi e di quali eventuali omissioni. Esiste infatti un periodo ancora piuttosto buio di tutta la vicenda, quello compreso tra la fine del 2009, quando sembrava pacifico l’approdo a Lendinuso, e il 2012 quando invece emerge San Foca come prima scelta. La necessità di accendere un faro su quel triennio è stata più volte sostenuta da Sandro Frisullo, fino al 2009 vice presidente della giunta regionale poi coinvolto in una vicenda giudiziaria che si è conclusa recentemente con un’assoluzione per non aver commesso il fatto.

Tap sostiene che gli studi preliminari che erano stati in precedenza condotti su vari siti, tra cui San Foca, e alcune complicazioni tecniche emerse per gli ipotetici approdi del Brindisino, indussero la virata sulla marina di Melendugno, non certo imposta alle istituzioni locali.

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