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"Possibili rischi per salute e biodiversità": i dubbi di Federconsumatori su decreto Martina

L'associazione, preoccupata per gli effetti dell'impiego dei pesticidi al fine di contrastare la diffusione di xylella sul territorio, lancia un appello alla politica locale

LECCE - Il recente decreto legge del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, dal titolo “Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di Xylella fastidiosa” impone l’uso dei pesticidi per contrastare la diffusione della malattia che ha attaccato mortalmente gli ulivi salentini.

Ma l’introduzione di queste sostanze chimiche, considerate potenzialmente dannose per la biodiversità, la salute umana e la catena alimentare, sta già sollevando un vespaio di polemiche.

Dopo la dura presa di posizione a livello nazionale assunta da Isde, l’associazione medici dell’ambiente, è il turno di Federconsumatori Lecce che si dice perplessa rispetto al contenuto del decreto con cui viene imposto l’obbligo di quattro trattamenti chimici all’anno, su tutto il territorio agricolo compreso tra l'Adriatico e lo Ionio.

L’area va da Martina Franca, Locorotondo e Fasano fino al Capo di Leuca, e l’obiettivo dichiarato è quello di eliminare l’insetto vettore di xylella.

I trattamenti previsti sono quattro (a maggio, giugno, settembre e dicembre) ed il ministero ha disposto l’impiego di alcuni insetticidi per fermare la proliferazione della “sputacchina”, di cui uno (neonicotinoide) che pare essere nocivo per le api.

“Si tratta di interventi che, in base ad una prima lettura del testo di legge, sembrano esporre la nostra Regione a concreti rischi di contaminazione dell’aria e del suolo, con pregiudizio per la salute dei cittadini e per la biodiversità del territorio pugliese”, si legge in una nota firmata dal presidente provinciale, Antonio Moscaggiuri.

Federconsumatori lancia un allarme su un’ulteriore conseguenza, “dalla portata non prevedibile”, relativa alla “decimazione degli insetti impollinatori”. Tra cui le api, per l'appunto. “Ciò danneggerebbe la produzione di alberi da frutto, legumi e ortaggi allogami, e comporterebbe l’estinzione delle piante infestanti che sono alla base della nostra attuale alimentazione vegetale”, scrive Moscaggiuri.

L’associazione leccese auspica possa prevalere “un approccio maggiormente sostenibile nella gestione di parassiti e infestanti, orientato alla riduzione dell’uso della chimica, alla promozione di buone pratiche che valorizzino le risorse naturali locali e i processi biologici per ripristinare e migliorare la fertilità del suolo, favorire un uso più efficiente dell'acqua, aumentare la biodiversità delle colture e del patrimonio zootecnico”.

“Ciò potrebbe avere significative ricadute anche in ambito occupazionale, se unito ad un controllo capillare dello stato dei terreni incolti o abbandonati da tempo”, aggiunge Moscaggiuri.

L’associazione sollecita quindi la classe politica a valutare la possibilità di affidare la gestione dei terreni interessati, sia di proprietà privata sia pubblica, a terzi, tenuto conto dell’elevato numero di aziende agricole presenti in Puglia e del ricambio generazionale cui si sta assistendo negli ultimi anni, con l’interessamento di imprenditori agricoli sempre più giovani.

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