"Sui diritti umani l'Italia non arretrerà". Il prefetto Morcone difende l'accoglienza

E' il responsabile del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del ministero dell'Interno: "In Europa non si respira un bel clima. Male l'accordo tra Ue e Turchia"

Mario Morcone a Lecce.

LECCE – Nel corso del seminario #Nohatespeech che si è svolto questa mattina a Lecce sulla corretta comunicazione dei fenomeni migratori, il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del ministero dell’Interno ha fornito un quadro riassuntivo della situazione, non risparmiando critiche nella franchezza che lo contraddistingue.

Morcone, davanti a dirigenti e operatori del Gruppo Umana Solidarietà, a giornalisti e avvocati, ha garantito che l’Italia non arretrerà sul piano dei diritti umani come invece, ha ricordato, è stato fatto di recente con l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia e ha anche proposto il superamento della distinzione tra rifugiati e migranti economici nell'ottica di una prospettiva fondata sul concetto di essere umano.

Il prefetto ha rivendicato il lavoro che l’Italia sta facendo dal punto di vista del soccorso, con le operazioni Mare Nostrum e Triton, e dell’accoglienza – dai 23mila rifugiati nel 2013 si è passati ai 125mila nel 2016 –, ma non ha taciuto il suo malessere per il clima che si respira a livello europeo: “Le proposte di revisione della convenzione di Dublino non mi piacciono, non superano il problema del paese di primo ingresso”, che è poi il meccanismo con il quale il Vecchio Continente scarica sull’Italia l’onere dell’accoglienza. Il responsabile del dipartimento ha anche sostanzialmente stroncato il sistema del ricollocamento dei migranti voluto dalla Commissione Europea per Italia e Grecia affermando che l’Italia dal settembre del 2015 è riuscita a trasferire non più di 800 persone.

Secondo Morcone la "partita si sta spostando verso l'inclusione sociale" e per questo le priorità per l’immediato futuro sono la “stabilizzazione della infrastrutture dell’accoglienza e la revisione delle commissioni territoriali (venti in tutta Italia) che esaminano le richieste di asilo: “Non vanno bene, applicano criteri non omogenei – ha spiegato -. Ci vogliono componenti più giovani e professionalizzati”. Tema particolarmente urgente, inoltre, è per il responsabile dell’immigrazione quello dei minori non accompagnati, che i paesi del Nord Europa accolgono più facilmente e volentieri mentre l’Italia è zavorrata da una legislazione oramai anacronistica. 

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Per quanto riguarda la Puglia, Morcone ha smentito l’ipotesi di un improvviso flusso attraverso il Canale d’Otranto dopo la chiusura della cosiddetta rotta balcanica a causa dell’inasprimento delle misure da parte di tutti i paesi interessati: “Il 90 per cento circa degli arrivi è dalla Libia, in cui confluiscono due direttrici, una dal Niger dove confluiscono persone anche dal Senegal, dal Gambia e in parte dalla Nigeria, e l’altra dal Sudan che invece riguarda tutto il Corno d’Africa. Un'altra porta d’ingresso è il Friuli Venezia Giulia con gli ingressi attraverso l’Austria”.

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