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Presidio ad oltranza nell’asilo “Green”. A rischio la clausola sociale

Il Comune di Lecce getta acqua sul fuoco, negando la privatizzazione, ma genitori e lavoratori chiedono il ritiro della delibera. Longo, Cgil: "Per le 10 educatrici in mobilità potrebbe non valere la garanzia della clausola sociale"

Uno striscione di protesta

LECCE – L’assemblea permanente dei lavoratori del nido comunale “Nicholas Green” prosegue ad oltranza, senza alcun segno di cedimento. Almeno fino a quando non verrà accolta la richiesta dei sindacati Cgil e Cisal, rivolta ieri al prefetto di Lecce, di attivare un tavolo istituzionale con tutti i soggetti interessati alla vertenza. Quindi il Comune di Lecce, l’Ambito sociale di zona ed il consorzio Cesfet che gestisce la struttura.

L’ipotesi di esternalizzazione che, nelle intenzioni dell’amministrazione di Palazzo Carafa non rappresenta il primo passo verso la privatizzazione, ha incrociato il netto rifiuto del personale impiegato e dell’utenza finale. Tant’è che nel corso della riunione di ieri, tenuta all’interno del nido,  i genitori hanno sottoscritto un documento nel quale manifestano i propri dubbi in merito alla delibera numero 45 del 29 maggio 2013 del Consiglio comunale di Lecce, nonché sul futuro dell’asilo stesso.

Il bando comunale, non ancora pubblicato, prevede infatti che due strutture su cinque vengano affidate in concessione: il Green, appunto, e l’Ilaria Alpi. Ma il clima di incertezza generale che aleggia intorno l’ammontare della retta per l’anno 2013/2014, e sulla continuità didattica, sta producendo le prime storture: “Poche famiglie hanno manifestato l’interesse di iscrivere i propri bambini o rinnovare la frequenza a settembre – spiega Simone Longo di Fp Cgil -. E questo potrebbe determinare ricadute disastrose sui livelli occupazionali”.

La battaglia per il ritiro della delibera incriminata sembra appena cominciata, al punto che l’avvocato Stefania Isola, rappresentante del Comitato dei genitori, l’associazione “Noi Consumatori” ed il consigliere del Pd, Paolo Foresio, hanno richiesto l’intervento urgente della commissione di controllo del Comune di Lecce. La stessa amministrazione guidata da Paolo Perrone è intervenuta per gettare acqua sul fuoco, sottolineando come il nuovo concessionario consentirà l'utilizzo dei “buoni di conciliazione” erogati dalla Regione Puglia, in favore dei nuclei familiari.

Il costo del servizio, integrato con le risorse regionali, garantirà quindi un risparmio per le casse di Palazzo Carafa. E per quanto concerne lo spauracchio sull’ammontare delle rette, Perrone precisa che queste saranno  stabilite dalla Regione Puglia con apposita delibera. In ogni caso “la quota di partecipazione, da parte delle famiglie,  sarà proporzionale alle fasce di reddito”. Ma neppure le rassicurazioni del sindaco sul mantenimento dei livelli occupazionali, così come previsto dal bando in pubblicazione, rasserenano gli animi. Per il segretario Cgil, Longo, queste dichiarazioni risulterebbero contraddittorie “alla luce dei fatti”.

E lo stato dell’arte sulla vertenza parla di 10 licenziamenti collettivi già comunicati dal Consorzio per altrettante educatrici. Più 18 richieste di mobilità per il personale impiegato presso il Centro sociale polivalente per diversamente abili, collocato in via Vecchia Carmiano.

Lunedì prossimo, presso la sede della Provincia di Lecce, i sindacati incontreranno i responsabili di Cesfet per fare il punto della situazione. Il servizio di gestione del Green si è avvalso, infatti, della proroga di un anno. Proroga in dirittura d’arrivo, mentre il bando per il nuovo affidamento è ancora in fase di pubblicazione.

“Mancherebbero i tempi tecnici a garanzia dell’operazione, secondo il Consorzio che immagina possano passare altri tre mesi per l’aggiudicazione definitiva della gara. – aggiunge il sindacalista – Compresi  i possibili ricorsi legali dei secondi arrivati”. Dulcis in fundo, l’attivazione della procedura di mobilità annullerebbe le garanzie offerte dalla “clausola sociale”,  per effetto di una circolare del ministero del Lavoro datata 1° agosto 2012: “Chi è in mobilità non ha diritto alla clausola sociale – precisa Longo -, per evitare di produrre un danno economico allo Stato che così perderebbe la quota dei contributi che le aziende sono tenute a versare”.

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