Politica

Prevenzione sul piano culturale e certezza della pena. Le priorità dopo la tragedia

L'assessore alle Pari Opportunità del Comune di Trepuzzi e la consigliera di parità della Provincia intervengono dopo l'uccisione di Teresa Russo

Il luogo dove è avvenuta l'uccisione di Teresa Russo.

TREPUZZI – Il giorno dopo l’assassinio di Teresa Russo, uccisa con un taglio alla gola dal marito, a Trepuzzi resta lo sgomento. Il Comune e l’amministrazione hanno voluto esprimere il cordoglio delle istituzioni e della comunità locale.

Il Comune: "Educare le famiglie"

L’assessore alla Pari Opportunità, Anna Maria Capodieci, si chiede cosa ancora si possa fare dal punto di vista della prevenzione per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne oltre ai progressi sul piano normativo e repressivo: “Da tempo la commissione cittadina per le Pari Opportunità e l’assessorato alle Pari Opportunità ,che rappresento, agiscono  a Trepuzzi e nei paesi limitrofi nella scuola primaria e secondaria di primo grado con progetti che contrastano  gli stereotipi di genere e mirano ad educare alle emozioni e all’affettività.  É evidente che questo non è bastato né a Trepuzzi, né altrove”.

“Occorre quindi – prosegue l’esponente della giunta Taurino - potenziare tali azioni agendo sulla famiglia che educa i ragazzi (i criminali assassini escono dalle nostre famiglie), agendo sulle ragazze, queste devono essere educate a riconoscere i primissimi segnali di molestia che in seguito possono sfociare in violenza e femminicidio. Si tratta di modificare cultura, mentalità e comportamenti fondati orientandoli sul rispetto dell’ altro, della donna. Tutti noi abbiamo il compito di educare i nostri figli nel modo giusto, superando i limiti degli stereotipi sociali che portano alle assurdità efferate  ormai intollerabili”.

D'Antini: "Che la pena sia certa"

Sulla tragica vicenda è intervenuta anche la consigliera di parità della Provincia di Lecce Filomena D'Antini, che si stringe accanto al dolore che ha colpito la famiglia di Teresa Russo: “Parlare delle vittime di femminicidio, fenomeno che quest’anno ha toccato anche la provincia di Lecce con l’assurda morte della piccola Noemi e che oggi ci riporta sulle cronache nazionali con l'uccisione di Teresa Russo, non fa bene ai nostri figli e fa male alla nostra terra, il Salento, luogo di accoglienza di valori e forti tradizioni culturali e religiose. Vorremmo non parlarne più, e invece ogni due giorni in Italia c'è una donna che muore per mano di un uomo. Bisogna dunque parlare agli uomini e soprattutto a coloro che fanno fatica ad accettare quella grande conquista sociale che è l’autonomia e la libertà di una donna: libertà di realizzarsi come donna e come madre, libertà di affermarsi e di vivere lontana da egoismi e frustrazioni”.

D’Antini insiste però anche sul versante giudiziario e politico: “E allora, la pena deve essere certa, occorre contare su misure sanzionatorie efficaci, e soltanto dopo pensare al percorso riabilitativo dei detenuti, percorso che deve sempre esserci, ma che deve essere preceduto da adeguate normative in tema di carcerazione. Penso alla carcerazione preventiva che possa scattare nel momento in cui viene segnalato un gesto di violenza. Ad oggi infatti vi sono strumenti a mio avviso poco efficaci per proteggere chi è vittima di violenza o minacce e tale incertezza scoraggia le vittime a denunciare. E poi: accorciamo i termini di un processo, conclude la D'Antini, perché se a causa di lungaggini procedurali il reato si prescrive, il reo rimane impunito. Una conseguenza semplice e altrettanto atroce”.

L’ennesimo uxoricidio, che si è consumato ieri a Trepuzzi, dimostra ancora una volta i limiti culturali di una società che vuole le donne sempre in condizioni di subalternità rispetto all’uomo. Un retaggio che produce effetti devastanti sui luoghi di lavoro – basti pensare alle discriminazioni (sotto ogni punto di vista) con cui devono convivere le lavoratrici – ma ancor più nella vita familiare.

La Cgil: "Serve una svolta culturale"

Anche la Cgil dice la sua. "In provincia di Lecce - ricorda il sindacato - da anni portiamo avanti iniziative per superare le differenze di genere. Non solo dibattiti, spettacoli e momenti di testimonianza: abbiamo infatti avviato percorsi nelle scuole per coinvolgere i più piccoli in una lunga battaglia culturale; abbiamo anche sottoscritto importanti protocolli, come quello firmato con Confindustria contro le molestie sui luoghi di lavoro".

"Serve una decisa svolta culturale - aggiungono dal sindacato -, affinché si riconosca nell’interlocutrice, nella collega e nella partner non un oggetto di scherno, di molestia o di possesso, ma semplicemente una persona da rispettare. Siamo ancora alle prese, in Italia, con il fenomeno del femminicidio, spesso dettato dalla non accettazione di un matrimonio finito, da insensati sentimenti di vendetta, da una mentalità basata sulla discriminazione di genere consumata quotidianamente in ogni ambito sociale. Motivazioni che devono spingere tutti a una seria riflessione, oltre che su un dettato legislativo spesso assai lacunoso, soprattutto sulle pratiche di prevenzione e sulle forme di assistenza sociale alle donne vittime di violenza psicologica e fisica".

E poi, un ricordo commosso per "la compagna Teresa Russo, lavoratrice diligente impiegata alle Poste e nostra iscritta: una persona mite, rimasta vittima di un atroce omicidio e anche della solitudine che la nostra società sa riservare a chi come lei chiede aiuto".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Prevenzione sul piano culturale e certezza della pena. Le priorità dopo la tragedia

LeccePrima è in caricamento