Sabato, 25 Settembre 2021
Politica

Prima dell'esordio, è già bufera sulla giunta Vendola

Regione: malumori nel Pd per la composizione della giunta e la gestione delle trattative da parte del duo Blasi-Emiliano. Si tenta di riaprire il tavolo. Musi lunghi anche nell'Idv sul caso Olivieri

BARI - Abbozzano sorrisi, ma masticano amaro: il Partito Democratico e l'Italia dei Valori sono le due componenti della coalizione di centrosinistra, risultata vincente alle scorse regionali, rimaste più scontente dalla composizione ufficiosa della prossima giunta, guidata da Nichi Vendola. Il Pd ha sì mantenuto il numero degli assessorati che voleva (sei), ma non ha potuto influire più di tanto sulla scelta degli uomini e delle deleghe, in virtù dell'autonomia richiesta dallo stesso governatore, che domani sarà convocato dalla Corte d'Appello e proclamato vincitore delle elezioni pugliesi.

Il Pd ha dovuto incassare il no al segretario, Sergio Blasi, in giunta, il no ad Antonio Maniglio quale vicepresidente ed il rischio concreto di vedersi assegnato un posto in meno nell'esecutivo, oltre all'ultimo colpo inferto al presidente del partito in Puglia, Michel Emiliano, con la designazione della Dentamaro, la sua vicesindaco defenestrata e ora vicina a D'Alema, alla vicepresidenza. I dipietristi, dopo il lungo tira e molla sull'ingresso del pm Nicastro in giunta, l'hanno spuntata, ma si sono dovuti accontentare della delega all'ambiente e, non come paventato e richiesto, di quella alla sanità, saldamente nelle mani del riconfermato Tommaso Fiore.

Ed è già rissa su un esecutivo che non è ancora ufficialmente partorito, visto che sono in molti a sperare in una sorta di "ravvedimento" del governatore Vendola: il Pd vuole provare un nuovo accordo attraverso una delegazione da inviare, dopo l'ufficio politico di oggi (che sa un po' di resa dei conti interna sulla gestione delle trattative stesse). Ma la sensazione è che i ritocchi possibili non siano tanto sui nomi, quanto sulle deleghe. Sul banco degli imputati lo stesso segretario Blasi, che, in ticket con Emiliano, aveva cercato di giocarsi la carta della vicepresidenza, con l'interesse anche dello stesso sindaco di Bari, che avrebbe potuto riprendersi le redini del partito in Puglia. Dal blitz democratico, invece, è arrivato solo l'apertura di Vendola su un sesto nome, concordato direttamente con D'Alema, quello appunto di Marida Dentamaro.

Gero Grassi rappresenta la voce più critica di queste ore, evidenziando l'assenza di un partito e la presenza di un segretario che "si muove in solitudine", affiancato da "organismi pletorici che non decidono nulla": il deputato riconosce che Vendola ha disposto come ha voluto le caselle della sua giunta, talvolta esagerando, ma le colpe sono anche del Pd che è stato un "interlocutore assente". Malumori avanzano anche sul capitolo "assessori esterni": sono in molti ad evidenziare, soprattutto nel Pd, l'esclusione di professionalità e competenze elette nel consiglio regionale. C'è, inoltre, la valutazione dei costi, ossia sette esterni su 14 assessori peserebbero troppo sulle casse della Puglia.
Sulla questione, intervengono gli imprenditori eletti con il Pd con una prima bozza di disegno di legge sul conflitto d'interessi: in buona sostanza, si evidenzia che, al contrario di quanto avviene per gli imprenditori con un appalto, che devono partecipare ad una gara, nel caso dei professionisti che diventano consulenti regionali l'assegnazione avviene per via diretta e senza concorso.

Bufera anche in casa Idv, dove le accuse della base sono per il coordinatore, Pierfelice Zazzera, che avrebbe sacrificato all'altare di Nicastro il consigliere regionale più suffragato, Giacomo Olivieri, ottenendo, nonostante i risultati del partito, un solo posto in giunta. E si racconta di lettere di protesta inviate ad Antonio Di Pietro sulla questione, anche perché lo stesso Zazzera, solo pochi mesi fa, in occasione della composizione della giunta Emiliano, aveva criticato il sindaco di Bari sulla necessità di scegliere sulla base del merito. Del resto, l'escluso Olivieri è il dipietrista più suffragato in Italia e la sua assenza dall'esecutivo è una contraddizione senza senso.

Nel centrodestra, intanto, il consigliere regionale Pdl, Saverio Congedo, critica il presidente Vendola, dopo il suo "sostanziale monologo" alla trasmissione Rai "Che Tempo fa" di Fabio Fazio, in quanto il governatore si sarebbe proposto come "divisore dell'Italia, di fatto rigettando anche la nobilissima lettura del 25 aprile del Capo dello Stato come 'Festa della Riunificazione'": "Lo ha fatto - spiega Congedo - con una sprezzante descrizione del Popolo di Centro-destra, rappresentato come una sorta di 'minus habens' prodotto della desertificazione culturale e sociale generata dal berlusconismo e plagiato dai modelli televisivi spazzatura. Peccato che parlasse all'interno di una delle tante trasmissioni della televisione pubblica politicamente schierate con cui la sinistra tenta di plagiare gli Italiani in senso opposto e grazie alle quali è stato possibile al Presidente Vendola far passare il proprio culto della personalità nonostante i fragorosi fallimenti e gli autentici misfatti della sua esperienza di governo".

"Intanto - prosegue il consigliere Pdl - i giornali salentini riferiscono che quattro Tac negli Ospedali di Nardò Casarano, Gallipoli e Copertino sono contemporaneamente inservibili a causa della cosiddetta 'Sanità migliore' e dalla Corte dei Conti riceviamo solenne conferma delle denunce da noi ripetutamente effettuate in ordine al disordine dei conti regionali e a sterminati sperperi, non a caso esplosi a ridosso delle elezioni con riferimento alla 'comunicazione istituzionale', alias alla sua auto-propaganda. Di tutto questo però Vendola si guarda bene dal parlare e gli intervistatori di sinistra della televisione di Stato di chiederne conto, a dimostrazione di come le offese che Vendola rivolge alla maggioranza degli elettori italiani ed al leader da loro prescelto andrebbero pari pari rispediti al mittente".

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