Sabato, 24 Luglio 2021
Politica

L’intervista: “Siamo classe dirigente già oggi, non dopodomani”

Apprezzato amministratore a soli 26 anni, presidente di "Terra del fuoco", Paolo Paticchio era considerato in corsa per le primarie. Lui è stato a guardare, poi si è tirato indietro: "Il cambiamento parta dal territorio"

Foto di Claudia De Blasi.

CASTRIGNANO DE’ GRECI – Paolo Paticchio non ha ancora 27 anni, ma già da quando ne aveva 21 è un apprezzato amministratore a Castrignano de’ Greci. Nelle ultime amministrative, all’interno di una lista civica di centrosinistra “disconosciuta” dalla coalizione che però ha avuto quasi la metà di tutti i suffragi, è stato il secondo più suffragato ed è oggi assessore alla Cultura, all’Ambiente ed alle Attività produttive. Poco prima era stato lo “spin doctor” della campagna elettorale di Carlo Salvemini, candidato alle primarie per il candidato sindaco di Lecce e oggi capogruppo di Lecce Bene Comune. E’ presidente dell’associazione “Terra del fuoco”

Il suo nome è ricorso più volte in questi giorni di frenetiche trattative per la preparazione delle primarie del Pd e di Sel, ma, alla fine, non sarà della partita. In questa intervista spiega il perché, offrendo uno stimolante punto di vista generazionale.

Sei stato corteggiato sia dal Pd che da Sel. Parteciperai dunque alle primarie?

"Non è vero che sono stato corteggiato. Ho la doppia fortuna di fare un lavoro i cui risultati sono visibili ed utili, realizziamo progetti incentrati sulle persone, i giovani, i minori a rischio, le minoranze e di essere assessore nella mia comunità che mi vede coinvolto nella promozione delle attività culturali, nell'educazione ambientale, nel tentativo di architettare uno sviluppo sostenibile. Questo mi porta ad interagire con gli enti pubblici e con i rappresentanti dei cittadini. Probabilmente il fatto di non aver paura di dire la mia nelle varie questioni porta a immaginare un mio impegno diretto nelle competizioni. Non mi candido alle primarie perché credo che oggi sia importante segnare la presenza con il nostro operato sul territorio pugliese ed essere promotori del cambiamento".

Cosa manca al centrosinistra per creare una connessione reale con la galassia di movimenti che gli sono attorno?

"Il mio mondo, quello del terzo settore, non può essere vittima di una sorta di stalkeraggio telefonico in prossimità delle scadenze elettorale, ma deve essere un costante punto di riferimento. Oggi più che mai bisogna dimostrarsi aperti al cambiamento vero. Da quasi sei anni sono un amministratore della mia comunità. Questo mi ha permesso di conoscere ragazze e ragazzi che sul territorio si assumono la responsabilità di gestire la res publica, ma che poi non sono in alcun modo valorizzati. Ecco, una politica che non valorizza associazioni, volontari, giovani amministratori si condanna ad essere chiusa in se stessa e a confidare nel cambiamento nel segno del familismo, e non del merito".

Insomma, di queste primarie non salviamo nulla?

"Non fraintendiamo, le primarie sono gran cosa e diamo atto a Pd e Sel di aver fatto un piccolo gesto. Forse troppo piccolo o non sufficiente, ma è nella giusta direzione. I limiti sono sotto gli occhi di tutti ma crediamo che l'avvio di questo percorso possa solo far bene. Fortunatamente partecipazione chiama partecipazione. E’ un effetto domino al contrario".
 

Con Vendola in Parlamento si apre la stagione della successione: può tornare la primavera pugliese senza il suo leader?

"Personalmente non ho mai utilizzato le stagioni come terminologia per definire le fasi della politica. Le stagioni, in quanto tali, passano. La buona politica deve avere l'ambizione di continuare ad esistere. Detto ciò, credo che il merito di questi eccezionali anni sia di tutti i pugliesi. Il Presidente Vendola ha avuto la grande capacità di tracciare per primo la rotta, che tra mille difficoltà deve proseguire. Ora tocca a noi. Siamo chiamati a prendere il testimone e dimostrare con i fatti che non è stato un bel sogno, ma un'eccellente idea di territorio".

Hai deciso cosa farai da grande?

"Ho la fortuna di presiedere un'associazione che conta 40 iscritti under 30, ogni anno incontriamo migliaia di studenti in tutta la puglia. Conosco, perché li vivo, i problemi della mia generazione che oggi più che mai pretende di essere ascoltata, vuole partecipare per cambiare le cose, vuole contribuire a proporre soluzioni. Da grande voglio continuare a cambiare le cose e produrre alternative. La mia generazione è in grado di sedere a tutti i tavoli e trattare le questioni alla pari con chiunque. Purtroppo nella realtà questo non accade perché qualcuno crede che i giovani debbano occuparsi unicamente di politiche giovanili ed essere rinchiusi in questo recinto. Deve essere chiaro a tutti che la mia generazione è già classe dirigente oggi, non dopodomani".

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