Primo giorno di lavoro per il sindaco. Si riparte dalla macchina comunale

Salvemini è tornato nell'ufficio che aveva lasciato il 7 gennaio dopo le dimissioni. Deve riorganizzare lo staff e avviare il confronto con i dirigenti, oltre a preparare la composizione della giunta

Il sindaco Salvemini nel suo ufficio a Palazzo Carafa.

LECCE - Nell'ufficio del sindaco, a Palazzo Carafa, nemmeno il computer è rimasto più lo stesso: le finestre sono spalancate nel senso letterale del termine anche perché un cielo ancora una volta capriccioso dispensa la luce con molta parsimonia.

Cinque mesi dopo la firma delle dimissioni, per il venir meno di una maggioranza stabile, Carlo Salvemini ha ripreso il suo posto. La vittoria al primo turno nelle elezioni comunali del 26 maggio gli ha consegnato i numeri per una navigazione completamente diversa rispetto a quella, travagliata, dei 18 mesi della sua prima amministrazione, nata dalla rincorsa di un ballottaggio ma zavorrata dall'eredità del primo turno con il centrodestra appena sopra il 50 percento.

Il primo giorno di lavoro è iniziato intorno alle 8.30: la lettura dei giornali, il rituale del caffè, la stretta di mano con alcuni cittadini e con qualche dipendente di Palazzo Carafa che devia di qualche metro lungo i corridoi per congratularsi con Salvemini, il saluto dei tre revisori dei conti del Comune. Tutto si sussegue senza pausa e, intanto, il sindaco inizia a organizzare l'agenda e a prendere visione dei fascicoli di ordinaria amministrazione lasciati dalla gestione commissariale. Si deve ripartire quasi da zero, a cominciare dall'organizzazione dello staff e dal confronto con i dirigenti dei vari settori. La macchina amministrativa è una cosa complessa e ci vorranno dei giorni per rimetterla a punto: al momento può contare su pochissime persone.

Ma c'è anche la dimensione squisitamente politica in questa ripartenza: la formazione della giunta è il primo passaggio da affrontare. Le aspettative sono molte, almeno quanto gli equilibri da considerare e i paletti che non si possono eludere: il primo riguarda il numero massimo di assessori, nove; il secondo quello minimo di donne nell'esecutivo, quattro. Salvemini sa che sciogliere questo nodo significherà scontentare qualcuno, ma così sarebbe comunque, perché non esiste una quadratura del cerchio perfetta.

Non a caso, nel comizio di ringraziamento, sabato sera in piazza Sant'Oronzo, ha ricordato la sua lunga militanza nella minoranza e il suo impegno più che ventennale nel centrosinistra, senza mai chiedere nulla in cambio, tra campagne elettorali fortunate e altre meno, ma sempre con il massimo impegno personale. Un modo pacato di dire che non si lascerà condizionare da malumori o atteggiamenti scomposti, ma anche per riaffermare la convinzione che una classe dirigente davvero nuova ha bisogno di tempo per mettere radici e accumulare esperienza: le elezioni, in fin dei conti, hanno rafforzato la sua leadership e la sua credibilità tra l'elettorato, patrimonio che stavolta intende mettere a frutto con un'azione politica e amministrativa senza più il freno a mano imposto dalla necessità contingenti.

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