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Progetto "fai da te" contro il degrado di Sant'Isidoro

La proposta è del Movimento Cinque Stelle. Dal confronto con i residenti l'idea di un intervento, in parte finanziato da privati, nell'area destinata al mercato, attualmente una "cloaca"

Il risultato di una domenica di mercato a Sant'Isidoro.

NARDO' - Sant'Isidoro si trova in una di situazione di così palese degrado che il Movimento Cinque Stelle di Nardò non esita a paragonarla a una "cloaca". Le segnalazioni sullo stato di abbandono della marina neretina a pochi chilometri da Porto Cesareo, del resto, non sono certo un fatto nuovo. La prova tangibile di una "condizione igienico-sanitaria ai limiti della civiltà", scrive Andrea Rizzo, si ha la domenica, quando, a seguito del mercato settimanale, sulle due aree vengono abbandonati rifiuti di ogni tipo che finiscono sulla sterpaglia e sulla vicina spiaggia.

Il secondo nodo da sciogliere riguarda la visibilità del punto di assistenza medica che, sottolinea l'esponente dei grillini, non è di fatto individuabile da persone che già non ne conoscano l'ubicazione, perché privo di adeguate indicazioni. L'unica vagamente leggibile è quella che segnala l'attigua sede della Pro loco. Fatto presente il contesto attuale, il Movimento Cinque Stelle, ha proposto al sindaco di Nardò, Marcello Risi, e all'assessore all'Ambiente, Flavio Maglio, la bozza di un progetto di recupero della frazione "economico e di facile realizzazione" (in allegato). Ci sarebbero infatti alcuni imprenditori della zona disposti a finanziare di tasca propria i lavori di sistemazione dell'area.

Il progetto non nasce da uno studio a tavolino, ma dal confronto con chi, in quella zona, ci vive tutto l'anno o nella stagione estiva. Nel dettaglio, si tratterebbe di ospitare gli ambulanti su di un'unica area - e non su due come avviene ora - di 7 mila e 800 metri quadrati, destinando alla sosta per una capienza massima di 700 auto due lotti, uno da 6 mila metri quadrati e un altro da 4 mila e 200. La zona destinata all'esposizione dovrebbe poi essere recintata con una rete alta almeno 3 metri, in modo da contenere i rifiuti fino all'intervento degli operatori della nettezza urbana. La superficie verrebbe infine pavimentata con mattoni discontinui inseriti nel terreno, come già avvenuto nella Palude del Capitano.

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