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Progetto Tap, il sindaco Potì ai vertici europei: "Non finanziate il gasdotto"

Approda dinanzi ai vertici istituzionali della Comunità europea la querelle relativa al progetto Tap. Il sindaco di Melendugno, Marco Potì, ha inviato una lettera al presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker; della Banca europea degli investimenti Werner Hoyer; e al presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo Suma Chakrabarti

LECCE – Approda dinanzi ai vertici istituzionali della Comunità europea la querelle relativa al progetto Tap. Il sindaco di Melendugno, Marco Potì, ha inviato una lettera al presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker; al presidente della Banca europea degli investimenti (Bei) Werner Hoyer; e al presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) Suma Chakrabarti. Nella missiva il primo cittadino evidenzia come “circa quaranta comuni della provincia di Lecce, con delibera dei rispettivi consigli comunali, hanno espresso la loro ferma e motivata contrarietà al progetto del gasdotto Tap con approdo previsto nella marina di San Foca, comune di Melendugno, sulla costa di uno dei luoghi più belli del Salento e d'Italia, di alto valore paesaggistico e naturalistico. La marina di Melendugno, infatti, per le peculiarità del mare, della costa, dei luoghi, per la preservazione della naturalità e bellezza dell’ambiente, per l’incontaminato paesaggio di faraglioni, spiagge, dune e pinete si fregia, ininterrottamente dal 2010, del riconoscimento assegnatole dalla Fee, Foundation for environmental education (Fondazione per l'educazione ambientale), di Bandiera blu d'Europa”. Territori secondo Potì “non compatibili con la realizzazione di opere industriali ed energetiche”.

Il primo cittadino parla a chiare lettere di totale “incompatibilità del progetto Tap con i luoghi previsti per il suo approdo nel comune di Melendugno”, di un “gasdotto che attraverserà dune sabbiose, pinete, strade rurali e provinciali per un percorso di alcuni chilometri impattando negativamente su zone agricole di pregio e su campagne con oliveti secolari e terminerà con la costruzione della centrale di depressurizzazione della estensione di circa dodici ettari, nelle immediate vicinanze dei centri abitati di Melendugno e di altri tre comuni (Vernole, Castrì e Calimera)”.

“La problematicità dei suddetti aspetti – spiega il sindaco –, insieme a quella dei tanti altri motivi di illegittimità sollevati nel corso dell’iter autorizzativo del progetto finora condotto, dovranno essere previamente risolti in sede giurisdizionale ove pendono già i ricorsi proposti.

Sin dall'inizio della vicenda (2012) abbiamo utilizzato tutti gli spazi previsti dalla Costituzione Italiana per esprimere le nostre ragioni di contrarietà al progetto Tap e impedire che un'infrastruttura di così enorme portata , incompatibile con il paesaggio del comune di Melendugno, stravolga la vita delle comunità che rappresentiamo, depauperando il tessuto economico e sociale che le costituisce ed imponendo una pesante ipoteca sul futuro di un intero territorio, il Salento, che da anni ha impostato con successo il proprio sviluppo sul settore turistico e che ora sta finalmente raccogliendo gli ambiti risultati, sia a livello nazionale che internazionale.”

”Per tutte le criticità esposte – spiega l’ingegnere Potì –, che riguardano sia carenze democratiche nel processo decisionale sia aspetti tecnico-ambientali, si chiede alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, alla Banca europea degli Investimenti e a tutte le istituzioni pubbliche italiane, europee e internazionali di non finanziare il gasdotto Trans Adriatico come attualmente definito, né alcuna delle altre componenti del cosiddetto “Corridoio sud del gas”.

L’ultimo tassello, dunque, di una battaglia ancora aperta. 

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