Domenica, 1 Agosto 2021
Politica

Proposta di legge a 5 stelle a favore del piccolo commercio. “Il Pd non ci sostiene”

La proposta vuole cancellare la liberalizzazione degli orari dei negozi voluta dal precedente esecutivo, restituendo libertà di decisione a enti locali. In Commissione arriva il "diktat" di Monti a Gianni Letta. "I cittadini devono sapere"

Negozi del centro storico

LECCE – I risvolti della crisi finanziaria sono nel collasso dell’economia reale. Quello che si verifica, giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo, sotto gli occhi di tutti. E si traduce in fabbriche chiuse, licenziamenti, stagnazione dei consumi. L’onda lunga della crisi non poteva non travolgere anche il commercio che vive la costante emorragia dei piccoli esercizi commerciali. Quelli incapaci di resistere nella competizione globale, schiacciati dai colossi della grande distribuzione organizzata.

Negli ultimi 18 mesi, tanto per dare un’idea delle proporzioni del fenomeno, hanno chiuso 100 mila negozi con la perdita di circa 300 mila posti di lavoro. Una vera catastrofe avvertita tanto nel resto del Paese, quanto nel Salento messo in ginocchio dallo stop della produzione che ha investito i settori trainanti della sua economia.

Per tentare di bloccare la deriva, il MoVimento 5 Stelle si è attivato presentando una proposta di legge, attualmente in discussione in aula alla Camera dei deputati: il testo mira a riportare ordine della cosiddetta “liberalizzazione” selvaggia degli orari di apertura dei negozi, voluta dall’esecutivo tecnico guidato da Mario Monti. E che aveva già suscitato forti resistenze all’interno degli ambienti sindacali ed ecclesiastici, in virtù di un rischio di smantellamento della vita privata e famigliare, a tutto vantaggio delle mere esigenze di mercato.

I parlamentari pentastellati si sono messi al lavoro per  cancellare i provvedimenti di liberalizzazione, in modo da restituire autonomia di decisione sul commercio alle regioni ed agli enti locali. La maggioranza di governo, però, a detta dei parlamentari 5 stelle,  starebbe “facendo di tutto” il testo normativo, “continuando così a favorire le lobby dei centri commerciali”.

Il giudizio sulle iniziative di Mario Monti si conferma drastico e senza appello, anche in questo settore: “Le liberalizzazioni si sono rivelate fallimentari perché non hanno portato un aumento dei fatturati per le imprese, né ad una diminuzione dei prezzi a favore dei consumatori, né ad un aumento dei posti di lavoro”. In definitiva non avrebbero mantenuto le promesse all’origine del provvedimento: “Non hanno creato una sana concorrenza, ma solamente acuito lo scontro tra piccola e grande distribuzione con la conseguente chiusura di migliaia di piccoli negozi spingendo nella disoccupazione migliaia di persone”.

I parlamentari 5 stelle ritengono inutile l’iniziativa anche dal punto di vista dell’incentivo ai consumi: “Le vendite non aumentano solo perché si tengono i negozi aperti più a lungo, semplicemente gli acquisti si diluiscono in 7 giorni invece di 6. Al contempo le ore di lavoro sono aumentate ed i costi per le imprese pure. I piccoli esercizi commerciali, già in crisi, non reggono questo aggravio di costi e chiudono”. Sul fronte dei lavoratori, poi, la grande distribuzione approfitterebbe dell’occasione per obbligare i dipendenti a turni di lavoro stressanti che, non contemplando chiusure domenicali e festive, sono impossibili da conciliare con la tutela della vita familiare.

 Quella del Movimento 5 stelle è quindi una battaglia “a favore della piccola e media impresa”, innanzitutto. Che batte il chiodo su un tema caldo tanto ai consumatori quanto ai gestori dei piccoli esercizi “fagocitati” nella competizione, e che non di meno riguarda i diritti basilari dei lavoratori e la loro qualità di vita.

Dal punto di vista politico, poi, l’iter di approvazione sembrerebbe del tutto in salita. Il Movimento 5 stelle racconta come “il relatore della proposta di legge sia stato purtroppo scelto dal Pd, con l’ intento di chiudere velocemente la discussione generale, votando due emendamenti soppressivi”. Tra l'altro, durante i lavori di Commissione, pare sia arrivato anche il diktat di Monti che si sarebbe “scomodato a telefonare al presidente del Consiglio, Gianni Letta per accertarsi che non fosse ritoccato il suo decreto”.

“Pur riconoscendo un errore di base nelle liberalizzazioni, ovviamente sono disposti a tutto pur di non far passare una proposta col cappello 5 stelle – aggiungono gli attivisti - . Noi saremo invece relatori di minoranza perché, per contrastare questa azione e avere maggiore tempo di discussione, abbiamo deciso di presentare un secondo testo di minoranza che viene incontro alle osservazioni emerse durante i lavori di Commissione e ripropone parzialmente il nostro testo base, tolti i passaggi che avevano sollecitato maggiori perplessità”.

Anche  le associazioni di categoria come Confesercenti, Confcommercio e Confapi hanno accolto favorevolmente la proposta di legge, ma i vertici nazionali non avrebbero intenzione di operare una pressione sulle forze politiche. “Considerata l'importanza del tema e il bisogna assolutamente informare i cittadini – concludono loro - , soprattutto i commercianti, della battaglia che stiamo conducendo a tutela dei piccoli commercianti e dei lavoratori”.

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