Crollano calcinacci nella casa popolare. Donna con 6 figli: “Vivi per miracolo, chiedo aiuto”

Una 42enne assegnataria dell'appartamento a Lecce preferirebbe la sanificazione della casa danneggiata dove, oltre ad avere i mobili di proprietà, i suoi bambini vicono ormai integrati nel quartiere

La crepa visibile sul muro dopo la caduta dei calcinacci

LECCE – La sorte, benevola, ha fatto in modo che quella mattina, nella camera da letto, nessuna delle bambine fosse presente. Alle 11,30 dello scorso 8 maggio, il tetto di una casa popolare al primo piano, gestita dall'istituto Arca Sud Salento, ha infatti ceduto. Una pioggia di calcinacci staccati dall’alto che, oltre al soffitto, hanno squarciato anche la pazienza dell’inquilina: una donna di 42 anni, con sei figli a carico. E’ proprio la cittadina ad essersi rivolta alla stampa, in preda all’esasperazione, dopo l’accaduto di giorni addietro. Una storia di degrado e trascuratezza già denunciato dalla stessa donna che, nel corso dei mesi, ha notato un numero sempre maggiore di macchie di umidità e poi le crepe preoccupanti sul soffitto, “con i ferri in vista”. Aveva già segnalato la cosa, sempre a suo dire, all'istituto che gestisce l'ediliza in città: era il mese di agosto, e lei si era presentata negli uffici col pancione, dal momento che l'ultima figlia non era ancora venuta al mondo.

L’appartamento di cui è assegnataria, dopo aver lasciato un altro appartamento nella zona 167 nel 2009, proprio a causa della scarsa abitabilità, si trova ora in via Vergine, nei pressi di  viale della Repubblica. Qui, i suoi figli (in una fascia di età che va dai 22 anni fino alla bimba più piccola di 8 mesi) frequentano l’oratorio, il catechismo, gruppi sportivi e la scuola. Ma dallo scorso 8 maggio, dovranno riorganizzarsi necessariamente: in un disagio che la donna lamenta, dovuto anche al fatto che non dispone di un’autovettura.  L’appartamento, di circa 60 metri quadrati, è composto da una cucina, due camere e un bagno. Sottodimensionato rispetto al suo nucleo familiare. Eppure le andava bene e ha accettato: dopo l’esperienza del 2009, infatti, quell’abitazione più nuova, pulita e personalizzata con i propri mobili, le ha fatto provare la sensazione di casa. Ora chiede aiuto. Dopo quel crollo le stanze sono state puntellate e messi in sicurezza, “tanto che è difficile persino aprire i cassetti dei mobili, visti gli spazi ridotti”, racconta.

IL VIDEO

Immediatamente dopo il crollo, la 42enne si è rivolta ai vigili del fuoco. I quali, tempestivi, intervenuti subito per prestare aiuto, si sono resi subito conto della gravità dello stato dell’immobile. I pompieri hanno proseguito, con un bastone, alla verifica dei punti sensibili che mostravano l’intonaco rigonfiato. A conferma dei sopsetti, i punti in cui il soffitto è stato sollecitato durante il sopralluogo, hanno ceduto. I caschi rossi, stando al racconto della donna, hanno poi avvisato anche la polizia locale e i funzionari di Arca Sud i quali, intorno alle 14,30, avrebbero inviato dei propri addetti per una ispezione. “Hanno visto che qualcosa non andava,” - ha raccontato la 42enne “siamo vivi per miracolo”. Dopo la relazione stilata dai pompieri, in cui si invita la famiglia a lasciare l’appartamento, la donna ha potuto incontrare i dipendenti di Arca Sud Salento (ex Iacp).

Ciò che le è stato proposto, in alternativa, è un appartamento in via Bari, al sesto piano (“Già un sesto piano, da sola con due bimbe di due anni e 8 mesi non saprei come fare”). Ma la cittadina, speranzosa, sarebbe andata a vedere quell’abitazione sostitutiva, restandone però sconcertata. A suo dire, infatti, i muri erano ricoperti da uno strato “verde” dovuto alla muffa. La casa, effettivamente più spaziosa di quella attuale, ma senza i due bagni che, invece,  le avevano preannunciato, ha macchie di umidità su tutte le pareti e non possiede neppure la caldaia. I termosifoni sì, la caldaia no. Ma l’oggetto dell’esasperazione della donna non è tanto dovuta a questi motivi. Oltre al fatto che, a causa della umidità, la 42enne non saprebbe come affrontare i problemi di allergie e di salute di due dei suoi figli, la questione riguarda anche la logistica. Trasferirsi, “momentaneamente, giusto per il tempo di far sistemare l’altra casa sarebbe una bel problema: la donna non possiede mezzi di trasporto, né potrebbe anticipare le spese di trasloco. Né, tantomeno, andare a vivere in una casa senza utente, per poi doverla di nuovo lasciare.

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Ciò che chiede, dunque, appellandosi non soltanto ad Arca Sud, ma anche al prefetto di Lecce e agli amministratori, è di trovare una sistemazione definitiva, adeguata dal punto di vista sanitario, ma anche sociale per l'educazione dei suoi bambini. O, piuttosto, di eseguire in fretta i lavori di ristrutturazione dell’appartamento che ha subito danni, sanificandolo, per poter fare ritorno in una casa che lei ha arredato e che, per quanto sottodimensionata, lei sente "sua". Invece di un alloggio parcheggio, nel quale dovrebbe però andare a vivere in condizioni sanitarie peggiori di quelle di prima, e con l’incubo di un nuovo crollo, chiede di essere sistemata, assieme ai suoi sei figli, in maniera dignitosa.

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