Venerdì, 23 Luglio 2021
Politica

Mercato multietnico, la protesta risuona in Piazza Sant’Oronzo

Il Comune di Lecce ha revocato l'assegnazione dei box ai commercianti e ora vuole puntare al "made in Salento" con la valorizzazione degli antichi mestieri. Ma l'Ugl chiede l'accesso agli atti e valuta la presentazione di un esposto

La protesta sull'ovale di Piazza Sant'Oronzo.

LECCE – Gli operatori “sfrattati” settimane dal mercatino multietnico di viale Aldo Moro si sono ritrovati, sotto le insegne del sindacato Ugl (lo stesso che si è occupato della vertenza del fotovoltaico), in piazza Sant’Oronzo per protestare contro la decisione del governo cittadino che intende riconvertire l’area destinandola agli antichi mestieri e non più ai prodotti tipici provenienti principalmente dai mercati dei paesi del bacino del Mediterraneo.

Fischietti, strumenti a percussione, bandiere e anche uno striscione di una ventina di metri che definisce senza mezzi termini una vergogna dell’amministrazione la gestione complessiva del progetto. Una manifestazione assolutamente pacifica, che ha calamitato anche l’attenzione dei tanti turisti di passaggio nel cuore della città.

Pensato come insediamento di “colore” all’interno del polo mercatale di Settelacquare, il multietnico è rimasto abbandonato a se stesso come del resto tutta l’area intorno, anch’essa di recente costruzione: i box ultimati da tempo – e attigui a quelli appena liberati - attendono di essere assegnati ai commercianti di Piazza Libertini che non sembrano però per nulla intenzionati ad accettare il trasferimento.

Le ragioni di questa radicata opposizione, in fondo, sono le stesse che hanno portato gli ambulanti di origine straniera, che pure avevano ottenuto i locali a prezzi molto contenuti, a disertare il mercatino, lasciando le saracinesche abbassate sin dal giorno successivo all’inaugurazione. Se non c’è gente, non si fanno vendite. E allora tanto meglio continuare a fare gli ambulanti, in attesa di un piano di marketing e di trasporto che invogli le persone ad animare la struttura. Questo il semplice ragionamento.

foto (11)-3-7E invece la chiusura è costata la decadenza dai requisiti previsti dal bando e, nelle ultime settimane, una dopo l’altra sono arrivate le delibere che revocano le concessioni. Ora l’amministrazione punta ad una svolta “made in Salento”, con la valorizzazione della lavorazione della cartapesta, del restauro e di altri mestieri che hanno fatto la storia del territorio.

Veronica Merico, di Ugl, ci vuole però vedere chiaro. Ha formulato richiesta di accesso agli atti, sta valutando insieme ai legali del sindacato la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica, e intanto ha sollecitato la convocazione di un tavolo di concertazione in prefettura. Agli ex beneficiari dei box, del resto, non è stata prospettata alcuna alternativa. Gli operatori commerciali, secondo l’Ugl, potrebbero aver subito anche un danno economico perché, a proprie spese, hanno sostenuto spese di riparazioni per infiltrazioni di acqua - “bastava una normale pioggia” – e altri interventi necessari.

Sullo sfondo di questa vicenda resta la grande incompiuta dell’area mercatale di Settelacquare, che, stante l’attuale sistema di mobilità e l’andamento dei flussi veicolari e pedonali dal centro alla periferia, resta una cattedrale nel deserto, nonostante tutta la zona intorno sia stata oggetto di una poderosa rivalutazione urbanistica con l’apertura di centri sportivi e commerciali privati e la costruzione di edifici residenziali. 

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