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Un'immagine della protesta

Un'immagine della protesta

Lavoratori Alba Service: giunge licenziamento collettivo durante protesta

Decine dei 122 dipendenti della società partecipata sfilano in centro: ma durante il corteo arriva la brutta notizia

LECCE - La città è stata paralizzata da una brutta notizia: i dipendenti di Alba Service si sono riversati in via XXV Luglio, in un girotondo di protesta attorno agli uffici della prefettura. E’ il giorno zero per i lavoratori della società partecipata della Provincia di Lecce, messa in liquidazione nel mese di novembre 2015. Una settantina di persone ha così sfilato per le vie della città, costeggiando la villa comunale di Lecce arrivando fino alla rotatoria di viale De Pietro, rivendicando quei posti di lavoro che ormai sembra essere andati definitivamente in fumo.

Per strada, accanto ai lavoratori, erano presenti Mirko Moscaggiuri, Giuseppe Mancarella, Pierino Fioretti e Carmelina Tarantini, rispettivamente portavoce di Filcams Cgil, Cobas, Uitlucs Uil e Fisascat Cisl ed il consigliere provinciale di opposizione, Danilo Scorrano. Al dramma del blocco degli stipendi che, in virtù della profonda crisi economica della società, non vengono più erogati da mese di ottobre, si è aggiunto quello dei licenziamenti collettivi: la comunicazione ufficiale è arrivata proprio questa mattina. Per 122 persone, tutte assunte a tempo indeterminato, non rimarrebbe altro che accedere al sussidio di disoccupazione involontaria, giacché Alba service è esclusa da tutte le altre tipologie di ammortizzatori sociali, sia dalla cassa integrazione (ordinaria e straordinaria) che dalla mobilità.

Il peggiore tra gli incubi dei lavoratori sembra essersi concretizzato e, in segno di protesta, gli stessi hanno occupato le strade di Lecce, costringendo il traffico del centro cittadino a deviazioni obbligatorie, creando  disagi alla viabilità che hanno riguardato, per effetto "domino", l'intera città. I sindacati hanno richiesto un incontro immediato con il prefetto di Lecce, Claudio Palomba, perché puntano all’istituzione di un tavolo di crisi che coinvolga tutte le istituzioni interessate dalla vertenza: quindi Provincia di Lecce e Regione Puglia, ma anche l’intera deputazione salentina, considerato che l’origine del caos è da rintracciarsi a livello governativo.

La legge di riordino delle funzioni provinciali, detta Delrio, ha determinato, infatti,  una drastica riduzione dei fondi destinati a questi enti insieme ad una rimodulazione dei servizi assegnati. Al caos organizzativo, generato da un rimpallo di responsabilità tra Regione e Provincia, si sono aggiunti i tagli lineari delle diverse leggi di Stabilità. A farne le spese sono stati, neanche a dirlo, i dipendenti di Alba Service che finora hanno svolto mansioni importanti come la manutenzione delle strade provinciali, la manutenzione e la pulizia degli immobili ad uso scolastico ed i servizi sociali. Negli ultimi mesi si è cercato di salvare il salvabile, ma a poco (o nulla) è valsa l’istituzione di un tavolo permanente e la sottoscrizione di un protocollo d’intesa.

Gli accordi per riportare in vita Alba Service, mediante l’assegnazione di ulteriori funzioni, hanno fallito. Il socio numero uno, di fronte ad una crisi divenuta irreversibile, sembra essersi arreso: la Provincia di Lecce, come ampiamente annunciato, non ha i mezzi necessari alla prosecuzione dell’attività. Per quanto attiene alla Regione, invece, il Consiglio ha bocciato l’emendamento che prevedeva di stanziare 3 milioni di euro tra le partecipate di Lecce, Brindisi e Taranto: una cifra che avrebbe permesso di tirare un po’ il fiato, ma sprovvista di copertura economica in seno al bilancio regionale.

L’emorragia di fondi ha eroso, gradualmente, il patrimonio sociale di Alba al punto che non è stato più possibile immaginare un nuovo piano industriale e revocare, così, la procedura di liquidazione. “Non è più possibile acquisire ulteriori commesse a causa delle competenze ridimensionate e della disponibilità del socio unico”, si legge nella comunicazione con cui Alba Service ha issato bandiera bianca. Il dramma della disoccupazione è così profondo che i lavoratori hanno firmato una lettera aperta, indirizzata ad istituzioni ed amministratori: “Con questo appello vi chiediamo di farvi carico della nostra situazione, agendo per la revoca o, in subordine, per il rinvio della procedura di licenziamento, e di favorire nel contempo la convocazione del tavolo di crisi – si legge -. Un’azione coordinata tra le varie istituzioni potrebbe consentire di raggiungere un duplice obiettivo: salvare 130 persone e le loro famiglie, garantendone i posti di lavoro e soprattutto la dignità umana e professionale, attraverso lo sblocco dei servizi o in alternativa attivando procedure di mobilità, ai sensi delle leggi vigenti,  e non aggravare la drammatica situazione occupazionale della nostra provincia, nell’incalzare di una crisi che da economica è rapidamente diventata sociale”.

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