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Prima i contratti, poi la riforma. Dipendenti pubblici sul piede di guerra

Il sindacato Cisl ha proclamato l'astensione per il comparto del pubblico impiego con manifestazione in prefettura. Contratti bloccati, niente turn over, risorse carenti e nessun adeguamento salariale: sofferenza dei settori chiave, dalla scuola fino alla sicurezza ed alla sanità

I lavoratori in protesta

LECCE - Un settore immobile, quello del pubblico impiego. Al netto dei proclami del governo, dei tagli di risorse e della volontà di rivoltare come un calzino interi comparti, infatti, i lavoratori continuano a lamentare una condizione di vera paralisi che coinvolge tutto: dai contratti alla riorganizzazione dei servizi; dalle nuove assunzioni alla riqualificazione del personale in carica.

La questione è annosa ed è stata riportata all’attenzione dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi dal sindacato Cisl che ha indetto, per oggi, una intera giornata di sciopero a carattere nazionale. L’astensione è stata proclamata anche nella provincia di Lecce ed ha raccolto l’adesione di circa un lavoratore su tre, coinvolgendo direttamente tutte le categorie della pubblica amministrazione: Inps, Inpdap, agenzie fiscali, enti ministeriali, sanità, scuola, università, ricerca e l’intero comparto della sicurezza.

Le rivendicazioni sono numerose e, nonostante le diverse declinazioni e le problematiche specifiche di ogni categoria, in linea di massima si possono riassumere così: si parte dal rinnovo dei contratti, ormai fermi dai sei anni, per passare all’adeguamento degli stipendi ed allo sblocco del turn over. Se le assunzioni ci sono state, infatti, si sono rivelate del tutto insufficienti a colmare le gravi carenze di organico che stanno affossando e complicando il lavoro nelle strutture chiave del pubblico impiego: sanità, scuola e sicurezza.

Le varie norme finanziarie, compresa la recente legge di stabilità, hanno bloccato la possibilità di assumere personale a tempo indeterminato. Questi vincoli ci stanno impedendo, di fatto, di raggiungere quegli standard di efficienza ed efficacia che sono invece richiesti ad una struttura pubblica, con grave pregiudizio per la qualità dei servizi resi a cittadini”, spiegano i segretari di categoria Giuseppe Melissano (Fp), Gianna Guido (Cisl scuola) e Sergio Scalzo (Cisl sicurezza) al margine della manifestazione che si è tenuta questa mattina ai piedi della prefettura.

Il caso dell’istruzione è emblematico, come sottolinea la segretaria Guido: “Una recente sentenza della Corte europea ha dichiarato l’illegittimità dell’operato del governo che sta reiterando da troppo tempo il rinnovo dei contratti a tempo determinato. Gli interessati hanno presentato già diversi ricorsi, ma anche in caso di vittoria non è scontato che entreranno di ruolo”.

La gestione del comparto sicurezza non è da meno quanto a complicazioni. Da oltre un anno, infatti, le parti sociali, anche in forma unitaria, si stanno mobilitando per richiedere l’attenzione del governo su alcuni temi cruciali che stanno mettendo in ginocchio l’intero sistema. “Vi è stata solo una certa apertura riguardo alla possibilità di procedere con le progressioni di carriera e lo sblocco del tetto salariale nel 2015, ma dal punto di vista contrattuale è tutto fermo da troppi anni” spiega il segretario Scalzo, ricordando come, nel solo Salento, la gestione degli istituti penitenziari sia divenuta difficoltosa a causa delle drammatiche condizioni di sottorganico in cui versa la polizia penitenziaria.

“La Cisl rivendica attenzione da parte del governo e rispetto di quelle regole che possono essere fissate solo nei contratti. La contrattazione, peraltro limitata da alcune leggi come la riforma Brunetta, è ormai vecchia di sei anni e ciò va a discapito sia dei lavoratori che dei cittadini – aggiunge Melissano-. Vogliamo ottenere nuovamente il potere d’acquisto che è già stato penalizzato del 10 percento della nostra retribuzione e sollecitiamo una collaborazione proficua con tutti gli enti, in modo da garantire la bontà delle prestazioni rese al pubblico”. In altre parole, conclude, “non può esistere alcuna riforma della pubblica amministrazione senza contratti per i lavoratori”.

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