Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

Fuoco incrociato tra gli Oss. La dura replica di chi aspetta in graduatoria

Polemiche nella Asl dopo la decisione di mandare a casa, dal 1° ottobre, le persone a tempo determinato. Gli operatori socio sanitari che languivano da anni in graduatoria firmano una lettera con cui rivendicano il proprio diritto a lavorare

La Asl di Lecce

LECCE – Lo scorrimento della graduatoria per le nuove assunzioni a tempo determinato nella Asl di Lecce ha generato, negli ultimi giorni, forti polemiche da parte degli Oss e degli autisti che torneranno a casa il 1° ottobre. A contestare la decisione presa, quasi unilateralmente, dal direttore Valdo Mellone sono stati i diretti interessati appoggiati dalla maggior parte dei sindacati.

E lo scioglimento della riserva, avvenuto appena due giorni addietro, ha tracciato un solco profondo tra gli stessi lavoratori. Dall’altra parte della barricata vi sono, infatti, gli Oss che, pur essendo in graduatoria, hanno atteso per anni il loro turno per poter finalmente prendere servizio. E oggi hanno voluto esprimere il proprio rammarico per i recenti malumori, firmando una lettera che non risparmia proprio nessuno.

“Siamo gli operatori socio sanitari che, nella graduatoria, ricoprono i posti dal 180 al 235 – scrivono loro -. Abbiamo deciso di scrivere questa lettera  dopo aver assistito a tutto l'accanimento del consigliere regionale Aldo Aloisi, appoggiato da alcuni esponenti della destra e dalle sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil e Fials, contrario al nostro diritto al lavoro”.

“Si evince che questo accanimento è legato a motivi personali e non al bene della comunità: perciò vorremmo ricordare al consigliere che noi non chiediamo la luna ma rivendichiamo, semplicemente, un nostro diritto. Non si può pensare che la vita di alcune persone sia più importante di quella degli altri”. E ancora: “Assistiamo ormai da mesi a tutti i comunicati dell’esponente politico su Facebook in cui dice di aver ottenuto le proroghe dei contratti dall'assessore Elena Gentile che, come da lei stesso affermato, venivano concesse solo perché era in corsa per il parlamento europeo”.

“Non ha tuttavia mai dimostrato quello da lei affermato con un atto scritto, ma solo verbalmente – prosegue la missiva -. Allo stesso modo lei ha affermato che l'assessore Donato Pentassuglia aveva promesso le proroghe dei contratti per poi rimangiarsi la parola”. “A questo punto permetta che ci possa venire il dubbio sulla veridicità delle sue affermazioni: fosse per lei, e per i sindacati che la affiancano, potremmo anche morire di fame pur di prorogare a tempo indeterminato chi vi sta a cuore”, si legge ancora. “Eppure noi siamo delle brave persone – rivendicano i lavoratori - che aspettano in silenzio da anni. Non urliamo, non minacciamo, non sbeffeggiamo e non vogliamo togliere niente a nessuno, ma non vogliamo neanche che gli altri lo tolgano qualcosa a noi”.

“Non è bello vedere politici e sindacati accanirsi verso la povera gente – prosegue la denuncia - o che si mettono ad insultare il direttore generale Valdo Mellone e l'assessore Pentassuglia solo perché stanno rispettando la legge. Sì, perché finché vi hanno concesso proroghe che non vi spettavano tutto andava bene. E noi sempre zitti. Ma poi, appena è stata interrotta questa sequenza d’ ingiustizie, state distribuendo insulti verso tutti coloro che non appoggiano la vostra politica preferenziale a favore dei soliti privilegiati”.

“In contrapposizione ai vostri insulti c'è per fortuna un grande assessore che ha preferito applicare la legge e dare la stessa opportunità a tutti e che, da grande signore, non risponde ad alcuna delle vostre offese. Anche il sindacalista Dario Cagnazzo ha ignorato i vostri insulti, pensando solo a tutelate i diritti alla povera gente”.

La missiva si conclude con un ringraziamento diretto all’assessore alla Salute, Donato Pentassuglia ed al referente Fsi, Dario Cagnazzo: “Grazie per non averci abbandonato. Anzi, lo dobbiamo solo a voi se anche noi come gli altri potremo finalmente lavorare, perché le nostre vite non sono meno importanti di chi gode di forti appoggi politici e sindacali”.

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