Politica Via Rocco Scotellaro

Campo fotovoltaico alle porte di Lecce. "Situazione kafkiana"

In via Scotellaro procedono spediti i lavori per due impianti fotovoltaici. I cittadini protestano ma il Comune alza le mani. Martini: "Le responsabilità sono di Vendola e della sua giunta"

Foto di archivio

LECCE - Intorno ai due impianti fotovoltaici a ridosso di via Rocco Scotellaro, i cui lavori procedono a passo spedito dall'inizio della settimana, si sta srotolando il copione di una storia dai  molteplici contorni kafkiani. L'aggettivo letterario è quello usato dall'assessore all'Urbanistica del Comune di Lecce, Severo Martini, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Carafa.

L'area interessata dall'installazione degli impianti riguarda due lotti di terreno, separati dalla tangenziale, per una superficie utile di circa 7 ettari complessivi. La procedura è regolare, secondo le verifiche, e l'amministrazione - ribadisce l'esponente di giunta - nulla può fare, ma alla luce della normativa attuale - quella che ha rivisitato la legge regionale del 2008 giudicata in parte incostituzionale nel 2010 - il Comune di Lecce avrebbe potuto dire la sua in maniera molto più incisiva, rispetto al mero limitarsi agli aspetti di conformità dell'istruttoria.

Ergo: la responsabilità ricadrebbe tutta delle Regione Puglia, che ha prima varato una legge da più parti giudicata approssimativa e permissiva, e poi subito l'alt della Corte costituzionale. Ieri mattina, al presidio di protesta hanno risposto in molti all'appello. I cittadini, naturalmente, ma anche il partito democratico, nelle persone di Antonio Rotundo e di Loredana Capone, che della giunta regionale era e resterà la vice presidente, almeno fino allo svolgimento delle primarie del centrosinistra. C'era anche l'assessore Martini, per chiarire la posizione e l'impotenza  dell'ente rispetto al caso specifico. 

martini-2Il primo capitolo di questa storia risale al dicembre del 2009, con la presentazione dell'istanza redatta secondo le regole allora in vigore, studiate dalle regioni nell'assoluta incapacità del governo nazionale di predisporre un quadro normativo coerente . Viene attivata l'istruttoria ma nel frattempo sopraggiunge il giudizio della Suprema Corte che getta nello sconforto i pionieri dei pannelli solari, fino a quel momento in condizione di costruire gli impianti fino ad un megawatt con il rilascio della semplice Dichiarazione di inizio lavori. Il vulnus che si è aperto, con la conseguente confusione su tutte le richieste in corso, è stato nel giro di pochi mesi sanato con la cosiddetta legge "Salva Puglia" (agosto 2010) con la quale si consentiva di chiudere comunque positivamente le istruttorie già avviate, seppur nel rispetto di alcune condizioni previste nella circolare del 15 dicembre del ministero dello Sviluppo economico.

Ed è rifacendosi a questa circolare che l'amministrazione comunale avrebbe suggerito ai cittadini di presentare un ricorso: i lavori non sono stati portati a termine, infatti, entro la finestra temporale prevista della "sanatoria", fatto che legittimerebbe i terzi interessati ad agire sul piano della giustizia amminsitrativa. In attesa del prossimo capitolo, l'assessore Martini ha voluto precisare di aver convocato la conferenza - nella quale il tecnico del Comune Angelo Mazzotta ha ripercorso, carte alla mano, le puntate precedenti - per chiarire l'indipendenza della sua posizione rispetto a quella del fratello, progettista degli impianti in questione: "Non è che una persona può cambiare mestiere perchè il fratello è assessore, io sono venuto a conoscenza di questa situazione solo tre giorni addietro". Anche questo sembra un altro aspetto kafkiano della vicenda.

 

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