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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Politica

Mobbing e molestie su donne nei luoghi di lavoro: protocollo di Provincia e Confindustria

La firma per l’accordo di un codice comportamentale sottoscritto questa mattina, a Palazzo Adorno, anche alla presenza della consigliera di parità e della Regione

LECCE – Stop al mobbing e alle molestie nei confronti delle donne sul luogo di lavoro. È stato sottoscritto questa mattina, a Palazzo Adorno, un protocollo d’intesa tra Provincia di Lecce e consigliera di parità, promotori dell’iniziativa, Regione Puglia e Confindustria Lecce. A firmare l’accordo Stefano Minerva, presidente della Provincia di Lecce  Filomena D’Antini, consigliera di Parità della Provincia, Sebastiano Leo, assessore alla Formazione e Lavoro della Regione Puglia e Nicola Delle Donne, presidente di Confindustria Lecce.  Entrando nel dettaglio, il Protocollo d’intesa riporta le definizioni di molestie sessuali e mobbing, alla luce delle normative nazionali ed europee, e i principali strumenti previsti per prevenire e contrastare questi fenomeni e altre forme di discriminazione e tutelare così la dignità delle lavoratrici.

“In particolare rientrano nella tipologia della molestia sessuale comportamenti quali: apprezzamenti verbali e sgradevoli ammiccamenti a carattere sessuale; richieste implicite o esplicite di rapporti sessuali non graditi; gesti o ammiccamenti sconvenienti e provocatori a sfondo sessuale; le foto pornografiche o altro materiale analogo esibito inopportunamente nei luoghi di lavoro; i messaggi scritti, lettere, biglietti, telefonate insistenti, comunicazioni informatiche a sfondo sessuale o gli oggetti, pesantemente allusivi; i contatti fisici intenzionali indesiderati; promesse esplicite o implicite di carriera o di agevolazioni e privilegi in cambio di prestazioni sessuali; intimidazioni, minacce e ricatti subiti per aver respinto comportamenti finalizzati al rapporto sessuale”.

“Per mobbing s’intendono atti e comportamenti discriminatori o vessatori protratti nel tempo, posti essere nei confronti di lavoratrici e lavoratori da parte dei datori di lavoro o da soggetti in posizione sopra-ordinata, da colleghi, o da sottoposti nei confronti del superiore, che si caratterizzano come vera e propria persecuzione psicologica o di violenza morale. Esso è caratterizzato da una serie di atti, atteggiamenti o comportamenti, aventi connotazioni aggressive, denigratorie e vessatorie tali da comportare un degrado delle condizioni di lavoro e atti idonei a compromettere la salute e la professionalità e la dignità della lavoratrice o del lavoratore nell’ambito dell’ufficio, reparto, ecc. di appartenenza, o addirittura tali da escluderla dal contesto lavorativo di riferimento”.

Gli atteggiamenti mobbizzanti incidono negativamente sia sui singoli individui, sia sui gruppi di lavoro, sia sul “clima” aziendale.  “Le forme di persecuzione psicologica che possono costituire indice di comportamento mobbizzante sono varie, quali ad esempio: attacchi alla reputazione, creazione di falsi pettegolezzi, insinuazioni malevole, segnalazioni diffamatorie; attribuzioni di errori altrui; isolare in modo esplicito il lavoratore/lavoratrice oppure boicottarlo; carenza di informative o informazioni volutamente errate al fine di creare problemi o mancata trasmissioni di informazioni; controlli e sorveglianza continui senza che il lavoratore lo sappia e con l’intento di danneggiarlo; minacce di trasferimenti, apertura di corrispondenza; ingiustificata rimozione da incarichi già ricoperti, svalutazione dei risultati ottenuti”, si legge ancora nel protocollo.

La consigliera D’Antini, nel suo intervento di apertura dell’incontro, ha puntato l’attenzione sui dati allarmanti dell’Istat riguardo alle donne ancora inattive sul mercato del lavoro. “E’ un protocollo che fa scuola in Italia”, ha affermato il presidente Stefano Minerva, evidenziando quanto sia necessario dare concretezza ai suoi contenuti nell’ottica della promozione delle pari opportunità, alla luce proprio dei preoccupanti dati sull’occupazione femminile e non solo.

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