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Province, rispunta l'abolizione. Poli: "In tempi certi"

Dietrofront del governo: soppressione totale ma solo dopo il varo di una legge costituzionale. La senatrice chiederà di accelerare. Teresa Bellanova, Pd, attacca la manovra: "Pagano sempre gli stessi"

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LECCE - Il summit tra Berlusconi, Bossi e Tremonti di ieri ha prodotto radicali modifiche all'impianto della manovra da 45 miliardi che il ministro delle Finanze aveva predisposto a fine luglio, sulla scia della crisi internazionale che colpisce ciclicamente gli anelli più deboli della catena. I cambiamenti apportati sono stati così netti che alcuni commentatori hanno definito l'esito dell'incontro come una vittoria schiacciante del premier, che del resto non ha mai nascosto la sua insofferenza per i contenuti del piano di Tremonti il quale ha dovuto ingoiare il rospo dell'eliminazione del contributo di solidarietà per i redditi superiori a 90 mila. Il senatur - che si era eretto a paladino delle pensioni e a crociato contro l'evasione fiscale -, ha incassato da parte sua briciole, dovendo peraltro accettare che gli anni universitari e del militare non varranno per il conteggio delle pensioni di anzianità.

Bellanova, Pd, attacca: "Come al solito, alla fine pagano sempre gli stessi".
Assolutamente sconcertata dall'esito del vertice di Arcore è Teresa Bellanova, parlamentare del Partito democratico, che esprime, netto, un giudizio negativo. "Non solo i conti non tornano, ma per di più si sceglie, volutamente e con scandalosa spregiudicatezza, di metter sotto la campana di cristallo i redditi a cinque stelle per continuare a far cassa sulla pelle delle persone che col bilancio familiare lottano ogni giorno. Mettono le mani sulle pensioni, sul riscatto della laurea e su quell'anno di servizio militare. Tagliano sui servizi essenziali, impongono sforzi sovraumani ai cittadini più in affanno. Si rifiutano di chiedere contributi di solidarietà ai più abbienti ed evitano di adoperarsi davvero per metter freno all'evasione fiscale".

Adriana Poli Bortone: "Bene l'abolizione della province, ma ora tempi certi".
Tra le misure reintrodotte dopo essere state annacquate nella versione tremontiana, l'abolizione delle Province, di tutte, ma solo con legge costituzionale. Questo vuol dire che, bene che vada, se ne discuterà nella prossima legislatura, per cui non si capisce quali effetti immediati possa avere la proposta al fine di mantenere invariato - cioè a 45 miliardi - il saldo della manovra, così come imposto dalla matematica e dalle richieste dell'Unione europea e delle istituzioni finanziarie internazionali. Per la senatrice Adriana Poli Bortone, comunque, si tratta di una vittoria anche se ora ci si attende "tempi certi per l'approvazione della riforma".

"Per questo - continua la senatrice di "Coesione nazionale - Io Sud - Forza del Sud" - chiederò di mettere subito all´ordine del giorno il nostro disegno di legge costituzionale. Chiederemo di partire da quel testo, anche per valorizzare l´iniziativa del Parlamento, perché non è detto che tutte le iniziative, anche in questo campo, debbano partire dal Governo". La Poli, infatti, già un paio di settimane addietro era intervenuta sull'argomento annunciando la presentazione di un emendamento per l'abolizione totale, dopo aver presentato il 13 giugno un disegno di legge costituzionale sulla riforma degli enti locali (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=29496). Il disegno di legge - che è stato firmato da parlamentari di entrambi gli schieramenti -, prevede oltre all´abolizione delle province, la creazione del Senato delle Autonomie, il dimezzamento del numero dei deputati e l´accorpamento dei comuni con una popolazione inferiore ai 5mila abitanti.

Movimento Regione Salento: "Aggregare le tre ex province di Lecce, Brindisi e Taranto".
Evidente anche la soddisfazione anche del coordinatore cittadino del Movimento Regione Salento, Giovanni Rizzo, che nella soppressione delle Province intravede lo spazio per concretizzare il disegno di una regione che riunisca l'area leccese, quella tarantina e quella brindisina. "Una decisione così drastica sulle province dimostra che la loro soppressione non nuoce ai cittadini e ai territori. Sono, per l'appunto, enti che ingoiano inutilmente risorse e che sono stati sempre, e anche di recente, salvati dagli egoismi concorrenti delle forze politiche di ogni colore".

"E' ora necessario - prosegue Rizzo - rimodulare con urgenza l'istituto regionale, proseguendo nella battaglia per l'istituzione della Regione Salento che aggregherà le tre ex-province in una nuova realtà politico-amministrativa. Una volta soppressi questi superati enti intermedi, infatti, occorrerà ridurre la distanza del territorio jonico-salentino dall'istituzione regionale. L'unico modo per assicurare questo, e quindi di non far perdere rappresentanza al territorio, è l'istituzione di una regione meno estesa, che in un'ottica di risparmio possa utilizzare al meglio parte delle risorse liberate dalla soppressione delle province, che altrimenti verrebbero assorbite da un ormai lontanissimo governo regionale pugliese".

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