Mercoledì, 23 Giugno 2021
Politica

"Province verso il default e lavoratori in ginocchio": la mobilitazione dei Cobas

Bobo Aprile e Mancarella spiegano le ragioni del sit-in che si terrà a Roma: "Il governo finanzia le banche ma non i servizi essenziali. Società in house al collasso"

LECCE – Province italiane ad un passo dal default. E, se le stime di Cobas dovessero risultare corrette, alla fine del mese - quando gli enti saranno chiamati a presentare il bilancio di esercizio- se ne salveranno appena 2 su 10.

Il sindacato è pronto a saltare sul primo pullman alla volta di Roma per manifestare contro tagli e altre “nefandezze” dell’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni il prossimo 19 luglio. Sono chiamati ad unirsi al sit-in di protesta che si terrà in piazza Montecitorio tutti i parlamentari salentini in carica, già contattati (uno per uno) dai sindacalisti di Cobas.

Le ragioni di quest’atto di forza sono molteplici e sono state riassunte da Giuseppe Mancarella e da Bobo Aprile questa mattina nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta presso Palazzo Adorno. A rischio, infatti, non vi è solo la sopravvivenza degli enti provinciali, ma anche la tenuta dei servizi essenziali (manutenzione delle strade e delle scuole) e il futuro delle società in house, come la leccese Alba Service.

“Il referendum costituzionale del 4 dicembre ha restituito alle Province le loro funzioni e la loro dignità: andremo a Roma a pretendere che quest’ultima venga rispettata ed a rivendicare la tenuta dei livelli occupazionali – ha puntualizzato il sindacalista Bobo Aprile -. Gli enti sono stati massacrati dalla legge Delrio che, invece di mettere ordine nel caos, ha creato solo ulteriore confusione: a Lecce scontiamo la cattiva gestione della partecipata Alba Service, a Brindisi la situazione è pressoché identica. Ci vogliono offrire quattro soldi, elargiti con il contagocce, per finanziare le Province: il governo così dimostra di ignorare il dramma di migliaia di famiglie, tra dipendenti diretti e lavoratori delle società collegate, che vedono calpestati i propri diritti”.

“Che Paese è mai questo? – ha denunciato ancora lui – Un Paese che va al voto per finanziare le banche e che non trova i fondi necessari per i servizi essenziali dei cittadini, quale futuro potrà mai avere?”. E, a proposito di servizi, a Lecce la situazione è preoccupante, come puntualizza il collega dei Cobas, Giuseppe Mancarella: “Alba Service è stata tagliata fuori dalla gestione e non si occupa più della manutenzione delle scuole  e delle strade; Palazzo dei Celestini ha redatto bandi pubblici per l’affidamento dei servizi a ditte terze e alcuni di questi sono stati aggiudicati. Siamo tornati al vecchio sistema degli appalti esterni”.

La nota dolente dell’intera vertenza è proprio quella dei dipendenti della società in house che allo scadere degli ammortizzatori sociali (all’inizio del nuovo anno) non vedranno prospettive dinanzi a se. “Proprio grazie alla lotta estenuante dei lavoratori siamo riusciti ad ottenere l’attivazione della cassa integrazione in deroga – aggiunge il segretario provinciale di Sinistra Italiana, Danilo Scorrano – ma la Provincia di Lecce, cui sono stati assegnati solo 1 milione e 300 mila euro di fondi per il 2017, è in grande affanno. Ricordo che abbiamo partecipato a ben tre tavoli istituzionali e le promesse sono state tutte disattese: il futuro di centinaia di lavoratori delle società in house è appeso ad un filo grazie alla sciagurata legge Delrio”.

A farne le spese, nel rimpallo di responsabilità tra le istituzioni, sono stati anche i 30 assistenti sociali leccesi passati in capo alla Regione Puglia: “Le legge di riordino prevedeva il trasferimento dei lavoratori, non il loro licenziamento. Il governo di via Capruzzi, però, ha preparato un bando per un concorso pubblico aperto a tre ambiti che presenta vistose disparità di trattamento economico: tra di noi c’è chi potrebbe lavorare 6 ore settimanali contro le 36 del collega ed i vecchi contratti a tempo indeterminato diventano a scadenza”, avverte una lavoratrice.

Sostegno alla protesta è arrivato anche da Salvatore Piconese, coordinatore provinciale di Articolo 1, che ha assicurato “massima attenzione sul problema” e l’intervento dei leader nazionali del neonato Movimento Democratico e Progressista. 

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