Venerdì, 18 Giugno 2021
Politica

Provincia, sindaci e legali contro le trivelle: "Serve una legge regionale"

Il presidente Gabellone ha convocato avvocati e sindaci dei comuni interessati dal progetto di ricerca idrocarburi: "Impugneremo le nuove autorizzazioni ministeriali"

LECCE – Trivellazioni al largo di Leuca? No Grazie. La Provincia di Lecce fa quadrato con gli enti locali, chiedendo man forte al governo di via Capruzzi, per cercare di bloccare le prospezioni in mare, alla ricerca dei giacimenti di petrolio al largo delle coste salentine, nel tratto che va da Gallipoli fino a Santa Maria di Leuca.

La società americana interessata alla ricerca degli idrocarburi, la Global Med, ha già ottenuto il lascia passare dal ministero dell’Ambiente ma il Salento cerca di mettersi di traverso al progetto. A questo scopo Antonio Gabellone ha convocato questa mattina, presso Palazzo Adorno, i sindaci dei Comuni costieri e i legali che seguono le vicende giuridiche in materia di trivellazioni.

L’incontro ha dato vita ad un’articolata discussione della materia e ha prodotto un risultato unanime. Le istituzioni, coordinate dagli avvocati, hanno infatti deciso di impegnare in via giurisdizionale-amministrativa le nuove autorizzazioni ministeriali per le indagini finalizzate alla ricerca di idrocarburi.

In più si è deciso di chiedere l’intervento della  Regione Puglia chiamata ad assumere un’iniziativa legislativa regionale che preveda il divieto di prospezione attraverso la contestata tecnica air-gun sulle aree marine pugliesi maggiormente interessate allo sviluppo turistico ed alla pesca. L’obiettivo è quello di ottenere il blocco immediato dell’utilizzo della tecnica di prospezione per le autorizzazioni in itinere a causa dei “riflessi negativi che potrebbe produrre sull’ambiente e sull’intero ecosistema marino”, così come evidenziato e scritto nero su bianco dall’avvocato Quinto.

Preliminare, però, è la costituzione di un tavolo tecnico, su iniziativa sempre dell’esecutivo pugliese, per un approfondimento sulla tematica con la partecipazione degli enti locali e le associazioni rappresentative degli interessi sull’ambiente.

Le reazioni politiche

Nella questione è intervenuto direttamente il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, che ha spiegato come, dopo l’emanazione da parte del ministero dell’Ambiente, di concerto con il ministero dei Beni culturali, del decreto di compatibilità ambientale in relazione alla richiesta di prospezione a suo tempo avanzata dalla Global Med, sia necessaria la costituzione di un gruppo tecnico per un supplemento di valutazione circa le indagini geofisiche relative alle prospezioni nell’area del Mar Ionio.

“L’obiettivo – scrive lei - è quello di svolgere un’attività di valutazione delle migliori tecnologie disponibili per le attività di prospezione geofisica ed offshore tale da vagliare le recenti innovazioni tecnologiche quale passaggio propedeutico all’eventuale concessione di questo e analoghi permessi di ricerca”.

“E’ evidente la necessità di contemperare la sicurezza delle nostre coste e dei nostri mari, considerata prioritaria – afferma ancora il viceministro -  con le attività di ricerca, anche alla luce delle iniziative più rilevanti che vedono impegnato il Mise, a partire dalla strategia energetica nazionale mirata ad una forte de carbonizzazione e che dunque segna un punto rilevantissimo verso un futuro libero dall’utilizzo delle fonti fossili”.

“D’altra parte - dice ancora la Bellanova - il decreto Via, appena pubblicato, è solo un atto propedeutico dal momento che sono ancora in corso l’esame tecnico e le procedure amministrative che potrebbero portare al conferimento di un permesso di ricerca di idrocarburi. Nessuna attività può dunque attualmente avere luogo in quell’area. Mentre, contemporaneamente, il “primo rapporto sugli effetti per l'ecosistema marino della tecnica dell'airgun”, curato da Ispra ed uscito a dicembre 2016, indica nuovi interessanti sviluppi di tecnologie alternative che utilizzano sorgenti a zero impatto sull’ambiente”.

Qualche perplessità rispetto all’iniziativa della Provincia di Lecce è stata espressa dall’onorevole Rocco Palese, vicepresidente della commissione Bilancio della Camera: “Ben vengano le iniziative locali anche legislative, ma sta di fatto che una eventuale legge regionale sul tema, sarebbe più debole della legge nazionale in vigore e potrebbe essere facilmente impugnata dal governo. Auspicando che abbiano buon fine tutte le iniziative messe in campo, per parte nostra continueremo a presentare in Parlamento l'emendamento che rende vincolante il parere delle Regioni su ogni autorizzazione. Solo così saremo certi di poter blindare il nostro territorio da ulteriori e reiterate violenze”.

Decisamente caustico è anche il commento del deputato pugliese M5S, Diego De Lorenzis: “Una legge regionale è inutile perché risulta incostituzionale e serve solo per illudere i cittadini con una manovra per controllare il consenso elettorale. Gabellone prende in giro i salentini così come il Pd di Renzi ed Emiliano hanno fatto con Tap e Ilva”.

“Sarebbe sufficiente approvare - aggiunge Diego De Lorenzis - la mia proposta di legge per salvare i mari della Puglia dalle trivellazioni. Per scongiurare l'assalto delle compagnie petrolifere al nostro mare basterebbe aumentare la tassazione sui permessi e le concessioni in modo da rendere sconvenienti le attività e approvare la legge depositata dal M5S al Senato che vieta l'uso della tecnica  air gun in Italia”.

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