Sabato, 18 Settembre 2021
Politica

Provinciali: scatta tregua in An in attesa di Mantovano

Via libera a Garrisi dal partito, ma apertura ad un eventuale "si" di Mantovano: tregua Lisi - Destra di Base. Centrosinistra in balia dell'Udc? E Pellegrino sempre più convinto a cedere la leadership

La tregua è arrivata in un'affollatissima sala conferenze della Federazione di Lecce di Alleanza Nazionale: tutte le componenti del partito, in un incontro acceso, dinamico e con un confronto a 360° gradi, hanno sancito l'intenzione di percorrere la strada dell'unità per il bene del partito e hanno concordato sul nome dell'avvocato Gianni Garrisi, quale autorevole nome di An per la provincia di Lecce: dinanzi ai vertici provinciali, non sono tuttavia mancate le polemiche sulla modalità di scelta del candidato, ma il dibattito si è dimostrato, a detta dei più, proficuo.

All'ordine del giorno, è stata ribadita l'unità del partito, affinché sia "forte" e "autorevole", nella delicata fase, che vede An in procinto di sedersi al tavolo del costituendo Pdl, per ritagliarsi un proprio ruolo nel grande contenitore del centrodestra. Sulla questione candidature, sebbene sia stato confermato il sostegno a Garrisi, si è deciso di lasciare uno spiraglio aperto alla discesa in campo eventuale del sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, chiamato ora ad accogliere l'invito e a sciogliere il dubbio sul suo coinvolgimento diretto alla sfida elettorale. Lo stesso Garrisi ha ribadito di essere pronto a farsi da parte, qualora Mantovano volesse essere della partita. Il coordinatore regionale, Adriana Poli Bortone, e il presidente provinciale, Ugo Lisi, hanno accolto favorevolmente questa ipotesi.

E l'attesa tregua è arrivata anche con l'area di Destra di Base, l'associazione politica, da tempo critica sulla metodologia di partecipazione alle decisioni del partito: una tregua, che da Ddb fanno sapere, non si instaura su una "falsa unità", senza, cioè, ulteriore coinvolgimento della base, ma nell'indispensabile scelta di costituire un "comitato di reggenti", che garantisca alla Federazione, ai circoli e ai candidati "quell'efficienza e quel conforto costante e qualificato che non sono stati garantiti sinora anche a causa dei molteplici impegni romani del presidente provinciale".

Nel centrosinistra provinciale, passato un po' nell'ombra a causa dei movimenti interni alla coalizione avversaria, Rifondazione comunista torna a chiedere la candidatura e la riconferma del presidente uscente, Giovanni Pellegrino: il responsabile politico di Palazzo Celestini ringrazia, ma spedisce di tutta risposta un altro no, motivandolo con "ragioni di salute". Il sospetto che il no di Pellegrino stia divenendo definitivo e senza ombra di dubbio trova riscontro nell'infinita discussione, ancora senza soluzione, sulla possibile alleanza con l'Udc di Ruggeri: sarebbe quella, ad oggi, l'unica condizione che permetterebbe al presidente di ritornare sui propri passi. Ma è innegabile che la questione stia assumendo i contorni del "caso", visti i continui ripensamenti dello scudo crociato e l'ipotesi, neanche troppo remota, che questo torni a riaccusarsi nel centrodestra, come chiedono i più alla base del partito.

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