Giovedì, 13 Maggio 2021
Politica

Ex Agip, pubblicato il bando: per il recupero costi stimati in 380mila euro

Il progetto di fattibilità sull'immobile, vincolato dalla Sovrintendenza, è stato presentato dal sindaco e dall'architetto Mantovano. Si potranno fare mostre, una libreria e un punto ristoro

La stazione dismessa dal 2005.

LECCE – Le potenzialità insite nella struttura sono suggestive, i costi per il recupero e la gestione, di un bene che è e rimane pubblico, molto impegnativi. A fare i “conti della serva”, infatti, per ammortizzare l’investimento nell’ex stazione di carburante Agip, nei pressi dell’Obelisco, ci vorranno introiti per almeno cinquemila euro al mese derivanti dalle attività ammesse: spazio espositivo, caffetteria, punto ristoro.

Il progetto di fattibilità tecnico-economica è stato presentato oggi in conferenza stampa dal sindaco di Lecce, Paolo Perrone e dall’architetto Andrea Mantovano che lo ha redatto. Contemporaneamente è stato pubblicato il bando sul portale del Comune: per partecipare c’è tempo fino alle 12 del 3 aprile. A giudicare dalle presenze in sala giunta c’è molto interesse per il recupero del vecchio chiosco che nel corso del tempo ha subito diverse modifiche che dovranno essere tutte eliminate per ripristinare il più possibile l’impianto originario.

Si tratta di un immobile dismesso dal 2005 e riutilizzato in tempi più recenti per alcune scene del film “Allacciate le cinture” di Ferzan Ozpetek. E’ un pezzo di storia della città, a Lecce per tutti è “l’ex Agip” nonostante con lo stesso marchio ci siano diversi impianti. Il Comune lo ha acquisito da Eni per qualche decina di migliaia di euro. Il progetto originario, del 1952, porta la firma di Mario Bacciocchi, un architetto milanese che nello stesso periodo disegnò una serie di stazioni di benzina, In Italia e non solo. Quella leccese rappresenta una versione semplificata dell’impianto di piazzale Accursio a Milano.

In altre parole è un esempio di archeologia industriale, meritevole di tutela, e per questo è stato posto, primo caso in Italia per un bene pubblico di questo tipo, il vincolo dalla Sovrintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Lecce, Brindisi e Taranto rappresentata oggi in conferenza dalla massima responsabile, Maria Piccarreta, e dall’architetto Antonio Zunno.

Chi si aggiudicherà la concessione dovrà attenersi per la progettazione definitiva alle indicazioni contenute nel progetto illustrato oggi, che prevede un importo generale di 380mila euro, Iva esclusa, per il recupero e la riqualificazione dell’immobile (112 metri quadrati di superficie coperta) e dell’area di pertinenza (767 metri quadrati). A questa somma bisognerà poi aggiungere il canone annuale per la concessione d’uso che l’aggiudicatario si impegna a versare per nove anni partendo da un importo posto a base di gara di 17mila 280 euro all’anno, ma anche il canone di occupazione di suolo pubblico qualora si vorranno utilizzare gli spazi circostanti che saranno sistemati a verde e interdetti all'accesso delle auto (nella foto, sotto, la stazione quando fu realizzata).

AGIP 3-2

“Il progetto di recupero – ha spiegato il sindaco Paolo Perrone - servirà a consolidare la capacità di essere attrattiva e accogliente. Ora attendiamo le proposte,  non solo per recuperare l'immobile secondo il perimetro indicato ma anche per la gestione dell'immobile stesso” .“Il vincolo – ha sottolineato l'architetto Maria Piccarreta – rappresenta un esempio virtuoso perché non cristallizza ma salvaguarda e rispetta l'immobile. E' una tutela attiva e non passiva”. Soddisfatto anche l'assessore al Patrimonio del Comune di Lecce, Attilio Monosi: “Ci sono pochi esempi di questo tipo in Europa relativi a questa significativa epoca storica. L'ubicazione dell'immobile è strategica perché da qualche anno il centro storico si è allargato andando ben oltra la cinta delle sue mura”.

Meno soddisfatto si è dichiarato il candidato sindaco Carlo Salvemini il quale in una nota ha ricordato come fu un consigliere di maggioranza, Gianluca Borgia, a proporre una mozione, poi votata all’unanimità, per un concorso di idee per la definizione di quello spazio pubblico. Quell’indicazione è stata disattesa per farne, dice Salvemini, un bar “seppur a vocazione culturale” in una zona nella quale ci sono già quindici attività di quel tipo nel raggio di cento metri: “La proprietà pubblica di un edificio storico, meritoriamente vincolato dalla Soprintendenza, meritava una più attenta definizione del valore pubblico della sua funzione. S'è presa una strada diversa da quelle voluta dal Consiglio Comunale. Si tratta di un atto di prepotenza che calpesta un'indicazione politica chiara. E che sottende ad un’idea debole del valore dello spazio pubblico in città”.

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