Pubblicità dello scandalo. "Si rispetti la religione"

A Pasqua in città è apparso un cartellone di Citymoda ritraente una suora: metà velo nero, metà slip e calze. Il senatore di An Alfredo Mantovano scrive all'azienda: "Disturba e non solo i fedeli"

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera aperta del senatore di Alleanza nazionale Alfredo Mantovano indirizzata all'amministratore di Citymoda. Oggetto: un cartellone pubblicitario pasquale che ha destato più di qualche perplessità.

Egr. Amministratore di Citymoda,

la Sua azienda ha deciso di "festeggiare" Pasqua, la ricorrenza centrale dell'anno per i cristiani, con una pubblicità, affissa sui muri e sulle pagine dei giornali leccesi, che ritrae una giovane vestita da suora, ma per metà. La metà superiore mostra il velo nero; la metà inferiore slip e calze del medesimo colore. Il tutto sotto lo slogan, da Voi già adoperato per immagini che avevano il medesimo intento, "quando il proprio stile è diverso stupisce sempre". Sarebbe facile contestare il merito di quest'ultima affermazione: in genere lo stupore si collega a qualcosa che sorprende per la sua novità, mentre è dalla fine degli anni 1960 che, fra Alvaro Vitali, Lino Banfi e artisti del loro calibro, preti e religiosi vengono presi di mira col pretesto di "stupire"; sì che stupirebbe chi esaltasse la scelta di entrare in un convento! O, se volesse mantenere "il proprio stile" antireligioso, Lei stupirebbe veramente se, al posto di una suora raffigurata in quel modo, mettesse sul cartellone una donna islamica vestita a metà con un burka e per l'altra metà con un tanga. Sarei comunque egualmente e fortemente contrario, convinto che ogni fede religiosa meriti considerazione; e mi sentirei anche di sconsigliarglielo,ritenendolo poco salutare per Lei e per la Sua ditta…

Evito però considerazioni di ordine etico o confessionale. Evito pure ciò che darebbe maggiore clamore a questa mia lettera, e cioè un invito a boicottare i Suoi punti vendita: non solo perché si tradurrebbe in maggiore pubblicità, ma soprattutto perché siamo a Lecce, in una città civile, nella quale credenti e non credenti sono abituati a parlarsi senza urlare, puntando al confronto ragionevole fra le proprie tesi. Mi limito a un richiamo "laico" al rispetto degli altri; anzitutto al rispetto dei simboli religiosi. "Laico" non è chi disprezza le espressioni di fede, ma chi, pur se non le condivide, preferisce utilizzare immagini "profane" per scherzare o per attrarre la clientela. Nella nostra città, come in tutte le città d'Italia, le suore accolgono nelle scuole i figli di chi crede e di chi non crede, accudiscono gli ammalati negli ospedali e nelle abitazioni, talora colmando le lacune dei servizi pubblici, si prendono cura di chi è portatore di handicap e dei poveri: Le descrivo fatti materiali, ma tenga conto pure dell'offesa che certe immagini recano, oltre che alle dirette interessate, a chi guarda alla Chiesa e ai religiosi con riconoscimento e con gratitudine. Aggiungo che non è bello prendersela con chi non ha la possibilità di difendersi; e in questo caso certamente non è opportuno che le suore reagiscano: il che rende il loro dileggio, se possibile, ancora meno tollerabile.
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In conclusione. Non so se deridere le immagini della fede fa vendere più magliette. E' sicuro che disturba, e non poco: e non solo i fedeli praticanti. Per questo confido su quel buon senso che abita in ogni persona perché faccia interrompere di Sua iniziativa questo tipo di pubblicità: che francamente - come Le scrivevo prima - non mi ha "stupito". Mi "stupirebbe" però se non accogliesse quest'invito; e sarebbe uno stupore negativo.

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