Quarantanove beni passano al Comune per nuovi progetti ed edilizia popolare

L'intesa Stato-enti locali firmata con il Demanio prevede nuove forme di utilizzo o d'investimento di beni fino a ora rimasti improduttivi e che hanno soltanto alimentato spese. Vi sono anche diverse ex case d'appuntamento nel centro storico, già confiscate. Ma anche palazzi che saranno alienati

LECCE – Oggi sono formalmente passati nell’inventario del Comune di Lecce quarantanove beni tra case, palazzi, terreni e siti d’interesse culturale. In una conferenza nella sala Giunta di Palazzo Carafa l’assessore al Patrimonio Attilio Monosi, e il direttore regionale dell’Agenzia del demanio di Puglia e Basilicata, Giuliana Dionisio, hanno illustrato i dettagli dell’iniziativa.

 “È un vanto personale e di tutto lo staff tecnico che ha lavorato affinché si potesse addivenire a questo importante momento che vede il Comune di Lecce e lo Stato sottoscrivere un protocollo che avrà una ricaduta positiva non solo per l’amministrazione cittadina ma anche, e soprattutto, per la comunità”, ha detto l’assessore Monosi, prima di apporre le firme.

L’intesa Stato-enti locali prevede nuove forme di utilizzo o d’investimento di beni fino a ora rimasti improduttivi e che hanno soltanto alimentato spese.

 “Ci sono tempi prestabiliti entro i quali si dovrà adempiere alle procedure di nuovo utilizzo dei beni acquisiti da tutti gli enti che hanno attivato l’iter”, ha poi spiegato Giuliana Dioniso. “Chiaramente l’Agenzia sarà al fianco delle amministrazioni che dimostreranno di farsi parti attive di questo processo, come ha fatto il Comune di Lecce, facendo sì che i tre anni siano sufficienti a non far rientrare gli stessi nelle disponibilità dello Stato.”

Si tratta di beni avranno funzioni diverse, come esempio le cave di Marco Vito e i rifugi antiaerei della seconda guerra mondiale dentro Lecce. “Luoghi che erano inutilizzati e inaccessibili da decenni – ha detto l’assessore Monosi - verranno destinati a nuove forme di utilizzo sia come contenitori di eventi a carattere culturale, sia per implementare l’offerta delle attrattive rivolte al turismo.”

IMG_0315-2-3Nell’elenco compaiono, come detto, anche edifici la cui destinazione d’origine era abitativa. Tra essi, diversi saranno alienati al più presto, altri riconvertiti per l’edilizia pubblica, come nel caso della caserma del rione Borgo Piave nel cui sito si realizzeranno trenta o quaranta appartamenti a uso residenziale pubblico.

Le alienazioni dei beni ritenuti meno appetibili sul piano del riutilizzo, cioè quelli di maggior pregio nella città vecchia, saranno finalizzate a ottenere risorse per avviare altri progetti, secondo quanto illustrato da Monosi. Delle somme ottenute dalla vendita degli immobili, il 25 per cento andrà allo Stato mentre il restante 75 per cento resterà nelle casse comunali.

Tredici appartamenti nel centro storico provengono da procedure di confisca, come quelli usato per case d’appuntamento nei pressi di Vico del Sole. Secondo il direttore regionale dell’Agenzia del demanio, assumono un valore aggiunto proprio perché sottratti alla criminalità per essere riqualificati.

Alcuni dati: trentatré immobili sono liberi e disponibili, mentre quattordici ancora occupati. Di questi, quattro con titolo, ovvero muniti di regolare contratto e ai conduttori dei quali è già stato notificato il passaggio di consegne all’ente locale. Per gli altri dieci immobili si è provveduto alla richiesta immediata di regolarizzazione.

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