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Questione Tap e nuovo governo: tutti i dicasteri chiave in mano ai "cinque stelle"

Il M5S è sempre stato coerentemente in prima fila nell'opposizione al gasdotto, dentro e fuori le sedi istituzionali. Ora arriva il banco di prova rispetto a impegni e annunci

San Foca, foto di archivio.

LECCE – Luigi Di Maio allo Sviluppo Economico, Barbara Lezzi al ministero per il Sud, il generale Sergio Costa all’Ambiente, Danilo Toninelli alle Infrastrutture. Nel nuovo esecutivo italiano il M5S detiene tutti i ruoli chiave direttamente chiamati in causa dalla questione del gasdotto Tap.

I pentastellati hanno una storia cristallina fino ad oggi: contrari in tutte le sedi, sin dalla ratifica del trattato trilaterale con Grecia e Albania che funge da cornice giuridica, non hanno mai mollato di un centimetro presidiando i luoghi della protesta e dichiarando in ogni sede la volontà di fermare l’opera, intanto faticosamente avviata anche su solo italiano, e di avviare il Paese verso una politica energetica che faccia a meno delle fonti fossili.

Ci sono dunque ora le condizioni perché gli auspici espressi ancora il 13 maggio dal sindaco di Melendugno, Marco Potì, possano trovare accoglimento. È infatti una questione di credibilità, certamente un banco di prova rilevante per il nuovo governo. La vicenda che da anni investe il Tacco d'Italia, in realtà non fa esplicitamente parte del contratto di governo sottoscritto con la Lega, come già emerso nel primo tentativo fatto dal nuovo premier, Giuseppe Conte, e già questa omissione ha creato diversi malumori e diffidenze in chi ha concesso una grande apertura di credito al M5S: quale sarà la linea? Allungare i tempi attivando tutta la burocrazia ministeriale in senso frenante? Oppure affrontare direttamente di petto la questione?

Un altro tema che attiene direttamente l’argomento gasdotto è la gestione dell’ordine pubblico, ora affidato al numero uno della Lega, Matteo Salvini. Quale saranno le sue direttive al dipartimento di pubblica sicurezza? Il precedente ministro, Marco Minniti, del Pd, non è stato certo popolare tra i movimenti di protesta e le comunità coinvolte dalle attività di cantiere: il dispositivo di sicurezza dispiegato sul territorio di Melendugno e il frequente ricorso a provvedimenti come il foglio di via per attivisti del fronte No Tap gli sono valsi la fama di "reazionario".

C'è un altro ministro nella nuova compagnine che ha però una certa dimestichezza con il tema gasdotto: Enzo Moavero Milanesi, oggi agli Esteri, è stato ministro degli Affari Comunitari del governo Monti (e lo fu anche  nel successivo, quello guidato da Letta), il primo a muovere i passi ufficiali in direzione della realizzazione del gasdotto.

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