Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

Quirinale, affossato Romano Prodi. Stefano Rodotà, la carta per uscire dallo stallo?

Dopo Marini, anche l'ex premier lontano dal quorum ed è resa dei conti nel centrosinistra. Grillini compatti sul nome del giurista ignorato dal Pd, mentre torna in corsa D'Alema per l'accordo col Pdl. In alternativa Cancellieri

@TM News/Infophoto

Roma - Era chiaro fin da stamattina che l'individuazione del prossimo presidente della Repubblica fosse una partita tutta da giocare. Ma il secondo giorno di votazioni, dopo le vicissitudini di ieri sulla candidatura di Franco Marini (che aveva ufficializzato il passo indietro), finisce con l'affossare anche quella di Romano Prodi, salutato stamattina dal centrosinistra come il volto che avrebbe riunito i voti della maggioranza. Così, non è stato, visto che l'ex premier e presidente della Commissione europea si è fermato sotto la soglia dei 400 voti, finendo bruciato sull'altare dei tatticismi di partito.

Ed ora la situazione del centrosinistra italiano inizia ad avere i tratti del tragicomico, con una spaccatura che si è addirittura accentuata rispetto a quella vissuta ieri. Non si capisce allora l'entusiasmo con cui l'assemblea dei grandi elettori avesse salutato l'indicazione di Prodi come una scelta unitaria, visto che all'appello, in Parlamento, sono mancati un centinaio di voti, nello scrutinio in cui il quorum era sceso a quota 504.

La candidatura di Prodi, dunque, è parsa divisiva soprattutto all'interno più che all'esterno, con corsi e ricorsi storici che il professore di economia ben conosce. Il movimento Cinque Stelle ha continuato a votare in maniera compatta il giurista Stefano Rodotà, mai sceso sotto la soglia dei 200 voti ed in grado di pescare consensi dalle truppe del centrosinistra. La domanda più logica è perché mai allora il Pd si ostini a non tentare questa carta: da una parte, anche solo sulla base dei numeri, appare quella potenzialmente più forte, per raccogliere un consenso che superi il semplice quorum.

Dall'altra, non solo stanerebbe i tatticismi interni al Pd (dei renziani, principalmente), ma anche paradossalmente quelli di Grillo che lo ha proposto (chiarendo le effettive volontà di collaborazioni col futuro governo): la sua impostazione lo porterebbe ad essere autonomo dai principali sostenitori. Infine, cancellerebbe in un sol colpo l'accusa del centrodestra di voler eleggere il Capo dello Stato con i voti di una sola parte.

Le alternative, però, più percorribili stando alla storia di questi giorni portano dritti a rispolverare il "metodo Marini", quello delle larghe intese col Pdl e Scelta civica, attraverso la confluenza sul nome di Massimo D'Alema (che riproporrebbe le spaccature interne al Pd) e di Anna Maria Cancellieri, proposta dai montiani, ma che ha raccolto un risultato discreto. Nell'ombra, poco considerata l'ipotesi Emma Bonino, mentre si fa spazio una nuova tesi: Pietro Grasso, nome gradito anche al centrodestra, al Quirinale, che lascia la presidenza del Senato ad un esponente dell'opposizione. Di certo, quella che si apre sarà un'altra lunga notte di passione. Intanto, si dimettono prima Rosy Bindi dalla presidenza Pd e poi il segretario Pierluigi Bersani. Per domani, probabile che Scelta Civica, Pd, Pdl scelgano di votare scheda bianca al quinto scrutinio.

LA CRONACA DELLA GIORNATA

La giornata inizia con la decisione del Pd e di Sinistra Ecologia e Libertà di votare dalla quarta votazione Romano Prodi, mentre Franco Marini, annuncia il proprio passo indietro, nel nome di un "cambiamento di strategia" del partito. Da Scelta Civica, nel segno del metodo delle larghe intese, viene proposta Anna Maria Cancellieri, ministro agli Interni uscente.

Il Movimento 5S continua a sostenere Rodotà nella terza votazione e a seguire, come racconta il senatore salentino Maurizio Buccarella, raggiunto telefonicamente: “Questa mattina abbiamo appreso - spiega - la novità della candidatura di Romano Prodi, scelta dal Pd. Per il movimento 5 stelle si tratta di una vera sorpresa, un nome uscito fuori dal cilindro, sul quale non avevamo alcun preavviso".

"Nessuno - ha proseguito -, dall’area del centro sinistra, ci ha contattato e rimaniamo in attesa di conoscere e capire il motivo per cui non vogliano più votare Rodotà, che pure è una personalità al di fuori degli schieramenti. Quest’orientamento ci lascia non poco perplessi perché temiamo che ogni altro nome, anche superando quello di Marini, possa essere soggetto a condizionamento di tipo partitico. A cominciare dallo stesso Prodi. È in corso la terza votazione e i senatori del movimento 5 stelle rimangono ovviamente fermi sul nome scelto dai cittadini nel corso delle Quirinarie, le consultazioni on-line: Rodotà senza sorprese, immagino”. Concetto ribadito in queste ore dallo stesso Grillo.

Questi i risultati della terza votazione. Su 944 voti espressi su 1007 potenziali: Stefano Rodotà 250, Massimo D'Alema 34, Romano Prodi 22, Giorgio Napolitano 10, Anna Maria Cancellieri 9, Claudio Sabelli Fioretti 8, Sergio De Caprio 7, Franco Marini 6, Antonio Palmieri 5, Alessandra Mussolini 5. Schede nulle 47. Bianche 465.

Prima della quarta votazione, il Pdl e la Lega Nord annunciano di non prendere parte alla quarta votazione, manifestando all'esterno del Quirinale. Alla prova del nove, il centrosinistra si squaglia: 395 voti per Romano Prodi, 213 per Rodotà, 78 per Anna Maria Cancellieri, Massimo D'Alema 15, Franco Marini 3, Giorgio Napolitano 2, Giuseppe Fioroni, Emma Bonino e Maurizio Migliavacca 1. Subito dopo l'esito, parte la resa dei conti interna, già annunciata nel mattino da Michele Emiliano che aveva annunciato la fine dell'era Bersani.

Emiliano insiste: "Finita l'era Bersani"

Intanto Michele Emiliano insiste sulla fine della guida di Pierluigi Bersani: "Non è necessario che faccia un passo indietro. È finita. È finita la sua era sia come premier sia come segretario". Così il sindaco di Bari e membro del Pd, ospite di '24 Mattino' su Radio 24. Per Emiliano, appare evidente "andare al congresso del Pd e discutere del futuro". Sul prossimo presidente della Repubblica, il primo cittadino continua ad appoggiare la candidatura di Stefano Rodotà: "la presidenza Rodotà ci consentirebbe di formare un governo di vera rivoluzione democratica con il M5S".

Su Bersani: "Gli sono stato vicino durante tutto questo periodo. Credo di avergli anticipato tutto quello che è accaduto negli ultimi mesi. Quindi ieri quando mi sono accorto che eravamo alle solite, cioé volevamo ridurre la crisi di questo Paese ad una tutela della casta e delle solite persone, è ovvio che ho pensato che l'avrà fatto certamente per senso di impotenza, non per scelta. Quindi non gliene faccio una colpa per aver candidato Marini. Ha ceduto di schianto all'idea di quel grande manipolatore che è Berlusconi, che potrebbe veramente vendere la fontana di Trevi a chiunque. È il numero uno dal punto di vista politico".

Poli Bortone, pronta petizione per l'elezione diretta del Capo dello Stato

"Dai prossimi giorni Grande Sud Puglia inizierà  a raccogliere le firme per la petizione da inviare al nuovo governo (sperando che ci sia) e comunque al Parlamento per un disegno di legge costituzionale che modifichi gli art. 83 e 85 della Costituzione per consentire a tutti i cittadini di eleggersi direttamente il Presidente della Repubblica sottraendolo alle oscene contrattazioni dei partiti. Quella del Presidente della Repubblica non può essere una poltrona da contrattare ma deve rimanere la massima istituzione a garanzia della Costituzione italiana." Lo afferma il presidente di Grande Sud Adriana Poli Bortone.

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