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Raccolta firme contro la discarica: mobilitazione per la strategia "rifiuti zero"

L'iniziativa si è tenuta a San Donato di Lecce, uno dei comuni interessati più direttamente dalla vicenda dell'impianto di Cavallino che dovrebbe essere ampliato e ammodernato secondo quanto stabilito dall'assemblea dei sindaci dell'Ato

Foto di repertorio.

SAN DONATO DI LECCE – Si è svolta questa mattina, in piazza Garibaldi a San Donato di Lecce, la raccolta firme promossa dal comitato intercomunale che si oppone all’ammodernamento della discarica di Cavallino, visto in realtà come paravento di un progetto ex novo. Costoso e inutile, a detta degli attivisti che chiedono quindi al presidente dell’Ato, il sindaco di Lecce, Paolo Perrone una drastica inversione di rotta in tema di gestione dei rifiuti.

L’obiettivo della raccolta firme è quello di mettere definitivamente in soffitta “qualsiasi decisione di aprire, né tantomeno ampliare, nuove discariche e continuare a sperperare soldi pubblici, circa 52 milioni di euro, in discutibili e non ben chiari ‘ammodernamenti’ di mega-impianti industriali insalubri e antiscientifici quali gli inutili e dannosi ‘biostabilizzatori”, vera piaga assieme alle discariche e agli inceneritori della cattiva gestione dei rifiuti nel Salento”.

Per il comitato intercomunale ci sono già sul territorio della provincia di Lecce degli esempi virtuosi dei “comuni di Galatina e Corigliano d’Otranto, tra i primi ad avviare una gestione razionale e tracciabile oltreché premiale promuovendo e potenziando l'ottima pratica del compostaggio domestico, dimostrando come con la semplice applicazione della legge vigente da oltre 15 anni e con il recupero delle buone pratiche tradizionali in armonia con il territorio il cambiamento può essere semplice, immediato e a costo zero”.

La vicenda della discarica di Cavallino interessa anche San Donato, San Cesario, Lizzanello, Caprarica e alcuni rioni dello stesso capoluogo. Secondo gli attivisti “le discariche e l'attuale impiantistica minano inesorabilmente per loro nociva natura la salute dei cittadini, e compromettono la salubrità dei territori. Perdita di salute comprovata dal catastrofico quadro epidemiologico per troppo tempo sottaciuto e ignorato, in primis proprio dai pubblici decisori, relativo a insorgenze di patologie altamente degenerative e letali con incidenze in costante aumento”.

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