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“Dalle radici al futuro”: si apre la costituente della Terra d'Otranto

Presentazione del protocollo d'intesa, base di una sfida per tanti anni evocata secondo le più svariate formule. Istituzioni e Università del Salento si preparano a scrivere un piano programmatico

Da sinistra Minerva, Rossi, Pollice e Salvemini.

LECCE – La determinazione del rettore dell’Università del Salento fa ben sperare. La sinergia che esiste già tra gli amministratori delle tre province meridionali della Puglia anche. L’esperienza storico-politica, invece, un poco meno. Ma se tra alcuni anni la Terra d’Otranto avrà smesso di essere una evocazione sloganistica o revanscistica ponendosi come contenitore di un’area metropolitana in grado di rendere efficienti e complementari risorse e progettualità e di attrarre investimenti, allora varrà la pena ricordarsi di coloro che, in piena epoca pandemica, si misero al lavoro per un orizzonte di futuro.

Nel pomeriggio di oggi, presso il rettorato dell’ateneo si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del protocollo d’intesa per la Terra d’Otranto, non a caso intitolato “Dalle radici al futuro”. Subito dopo si è svolto il primo incontro tecnico per la redazione di un piano di avanzamento, con la partecipazione dei tecnici degli enti interessati – i Comuni e le Province – e dei ricercatori universitari che hanno aderito su base volontaria alla proposta di contribuire alla programmazione.

“Da meridionale sono convinto – ha detto Fabio Pollice, il rettore – che il Mezzogiorno possa fare la differenza, nell’interesse del Paese. Troppo spesso non abbiamo potuto scegliere quale futuro darci”. Il Magnifico ha poi precisato che l’impostazione non è “antisistema” rispetto alla Regione Puglia, negando cittadinanza, quindi, a qualunque suggestione di accartocciamento ombelicale sulla retorica delle piccole patrie, ma che l'ambizione si inserisce nel solco di una regione storicamente composta da tre parti – la Capitana, la Terra di Bari e, appunto, la Terra d’Otranto – e quindi per sua natura votata alla pluralità e alle differenze.

Erano presenti anche il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, quello di Lecce, Carlo Salvemini, oltre al presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva. In collegamento Rinaldo Melucci, primo cittadino di Taranto, e il presidente della Provincia ionica, Giovanni Gugliotti. Melucci ha ricordato come il livello di qualità progettuale richiesto dalla cornice comunitaria, che è anche quella dalla quale vengono le risorse finanziarie più ingenti, renda per certi versi un atto dovuto la collaborazione tra i soggetti di uno stesso territorio, ma ha anche rimarcato che questa sinergia è già nei fatti, come dimostra la vicenda dei prossimi Giochi del Mediterraneo (posticipati al 2026) che porterà alcune discipline a misurarsi nel Leccese e nel Brindisino con il coseguente recupero di impianti sportivi che altrimenti sarebbe stato impossibile valorizzare con risorse proprie.

Il sindaco di Lecce ha spiegato che non esiste l’ansia della prestazione di arrivare a un risultato tangibile entro una scadenza, di appuntarsi la medaglia di “padri costituenti”, ma piuttosto la necessità di definire una “governance di metodo”, consapevoli di essere parte di un destino comune. Rossi ha ricordato che le tre province, insieme, sommano la metà della popolazione pugliese e che, per questo, si può definire la Terra d’Otranto come un’area metropolitana a tutti gli effetti. Fatta questa presentazione alla stampa, l’intenzione è quella di “procedere a fari spenti” (Salvemini), affidando ai tecnici il compito di iniziare la discussione su contenuti, fasi e obiettivi mantenendo sempre la massima apertura nei confronti della società civile.

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