Martedì, 19 Ottobre 2021
Politica

Puglia, fanalino di coda in Ecosistema Urbano. La classifica di Legambiente

Nell'ultimo rapporto realizzato in collaborazione con l'istituto di ricerche 'Ambiente Italia' ed Il Sole 24 Ore, i capoluoghi pugliesi non decollano per quanto riguarda la sostenibilità. Bari e Lecce positive su piste ciclabili ed isole pedonali

BARI - Inquinamento atmosferico a livelli d’emergenza e tasso di motorizzazione in crescita, gestione dei rifiuti altalenante e trasporto pubblico in crisi. Le prime cinque città in classifica sono, come di consueto, tutte collocate nel Nord del Paese:  Verbania, Belluno, Bolzano, Trento e Pordenone.

Questo il quadro che emerge dalla ventunesima edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi, realizzato in collaborazione con l'istituto di ricerche Ambiente Italia e Sole 24 Ore. Quest’anno sono 18 gli indicatori che descrivono la qualità delle politiche ambientali delle città: tre indici sulla qualità dell’aria, tre sulla gestione delle acque, due sui rifiuti, due sul trasporto pubblico, cinque sulla mobilità, uno sull’incidentalità stradale, due sull’energia.

“Anche in questa edizione – dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – continua la gara fra le città pugliesi meno insostenibili. La sostenibilità nei capoluoghi pugliesi continua a non decollare a causa non solo della crisi economica e finanziaria, ma anche perché manca la volontà di elaborare una strategia positiva di trasformazione dell’ecosistema urbano. È completamente assente un’idea di futuro, la capacità di immaginare il traguardo, il punto di arrivo verso cui tendere sia nel breve che nel lungo e lunghissimo periodo. Di questo passo, in assenza di obiettivi chiari e ambiziosi, le nostre città non andranno da nessuna parte ma si procederà solo per interventi puntuali”.

In Puglia, la situazione risulta tendenzialmente invariata rispetto allo scorso anno con tutti i capoluoghi pugliesi in coda alla classifica generale. Foggia si conferma la peggiore per la raccolta differenziata, Brindisi fra le peggiori per isole pedonali e trasporto pubblico locale, Taranto la peggiore per verde urbano fruibile. Solo Andria si distingue in quanto unico capoluogo riciclone, raggiungendo il 67 percento di raccolta differenziata.

Nella classifica generale Bari occupa il 74° posto mentre Lecce, Taranto e Foggia, seguono rispettivamente al 75°, 77° e 81° posto. Brindisi occupa il 46° posto, collocandosi quasi a metà classifica. I dati dei tre capoluoghi della provincia di Bat non sono stati presi in considerazione perché incompleti e in alcuni casi non pervenuti.

Scendendo nel dettaglio, dall’esame dei tre indicatori sulla qualità dell’aria la situazione non peggiora nei capoluoghi pugliesi. Il dato sulla dispersione dell’acqua dalla rete conferma un panorama molto variegato: si passa dall’8 percento di Foggia al 50 percento di Bari. Nel mezzo, Brindisi, Taranto e Lecce. Per ciò che riguarda invece il consumo idrico domestico la situazione resta sostanzialmente invariata: rimane alto a Lecce con 159,2 litri pro-capite mentre è il più basso a Foggia. È stabile invece la situazione quanto alla capacità di depurazione degli scarichi civili.

Continua a risentire della congiuntura economica negativa la produzione annuale pro capite di rifiuti urbani: anche quest’anno è Lecce che ne produce in quantità maggiore, mentre Foggia è il capoluogo che ne produce di meno. Sempre in stallo, invece, la raccolta differenziata in tutti i capoluoghi, lontanissimi dagli obiettivi di legge.

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