Referendum e ospedali, i nodi al pettine che imbarazzano il Pd

Il governo invita all'astensione, Emiliano invece a votare per il sì. Il piano di riordino sanitario intanto continua a creare tensioni

LECCE - Il 17 aprile si vota per il referendum cosiddetto anti trivelle, ma davvero in pochi sembrano interessati. Addirittura lo spot televisivo, che deve andare in onda obbligatoriamente, sembra trasmettere una certa svogliatezza. D'altra parte lo stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha scelto di prendere posizione non prendendo posizione.

Gioco di parole a parte, l'invito all'astensione (fatto proprio anche dalla vice ministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova), che equivale a boicottare il raggiungimento del quorum, ha scatenato diversi malumori all'interndo del suo stesso partito, il Partito Democratico. Anche in Puglia, naturalmente, dove l'ente regionale ha promosso insieme ad altri la campagna referendaria. 

Il quesito, a parte un apparente tecnicismo, è molto semplice: si tratta di abrogare o meno quella norma che prevede di associare le concessioni per la ricerca di idrocarburi entro le 12 miglia marine alla durata della vita del giacimento. In caso di affermazione dei favorevoli ritornerebbe automaticamente in vigore la norma precedente che prevede una durata trentennale rinnovabile per periodo più limitati. Insomma, si tratta di scegliere se porre un limite definito in partenza oppure no, lasciando che una concessione sia intoccabile finché ci sono risorse sotto i fondali. Difficile pensare che la vittoria del sì mette in pericolo posti di lavoro, come pure si vuol far credere. Ma i contrari al referendum non hanno scelto, come si è quasi sempre fatto, lo scontro aperto in campo democratico, ma hanno intrapreso la comoda via dell'astensionismo, formalmente legittima, ma sostanzialmente assai discutibile. 

Che questa fosse la tendenza lo si era già compreso, del resto, con la decisione di non far coincidere la consultazione con quella per le amministrative, il che costerà 300milioni di euro in più. Tra l'altro, quello che si dimentica è che il fronte referendario un buon risultato lo ha già portato a casa perché se è vero che dei sei quesiti iniziali è stato ammesso soltanto uno è perché gli altri sono stati giudicati in qualche modo superati dalle modifiche che il governo è stato costretto a fare prima della fine del 2015. 

Sul tappeto resta quindi una questione che ha più che altro un valore politico, perché si tratta di dare un indirizzo alla politica energetica dei prossimi decenni: quale tipo di sviluppo vuole l'Italia? Una domanda che il governo ha paura di sottoporre agli italiani. 

In casa Pd dunque gli animi sono accesi anche perché, in questo scontro emerge anche una contrapposizione tra il leader attuale, Renzi, e uno dei possibili leader del futuro, Michele Emiliano. Sandra Antonica, che ne è la vice, non va per le vie diplomatiche: "Alle elezioni europee del 2014 in Puglia ha votato il 51,5 per cento degli aventi diritto. Quasi venti punti in meno rispetto alle elezioni precedenti. Un segnale chiaro della lontananza della politica dai bisogni e dai sentimenti popolari. Chi oggi, a Roma e in Puglia, chiede di non andare a votare nel referendum del 17 aprile vuole vincere facile.  Ma fa un danno incalcolabile alla democrazia, perché disincentiva la partecipazione dei cittadini che domani, a ragione, troveranno altre motivazioni per disertare le urne. Sul referendum è possibile avere idee diverse, ma bisogna assumersi la responsabilità di convincere i cittadini delle proprie ragioni, non di invitarli ad andare al mare". 

L'ex sindaco di Galatina ribadisce perché il voto è particolarmente importante, anche e soprattutto in Puglia: "E’ chiaro che il quesito ha un ambito limitato. Tanti fanno finta di non sapere che il referendum abrogativo, per sua natura, ha un ambito limitato ma si carica di significati politici generali. Fu così nel 1985 con il referendum sulla scala mobile, fu così nel 1991 con quello per ridurre le preferenze. Il sì al referendum in Puglia significa che i pugliesi hanno già pagato con il degrado ambientale di Taranto, Brindisi-Lecce, Manfredonia le politiche energetiche decise a Roma e che i pugliesi non sono disponibili a produrre nuova energia visto che già oggi l’80 per cento di quanto prodotto serve al resto d’Italia. A questo ragionamento se ne può opporre uno opposto, ma alla luce del sole, a viso aperto. Non nascondendosi, un po’ vigliaccamente, dietro il quorum".

Ma non è il referendum il solo problema del Pd pugliese: la riorganizzazione sanitaria presentata da Emiliano ha aperto delle ferite nei territorio e nel ceto dirigente, perché la chiusura di un ospedale non è una cosa facile da spiegare agli elettori (nel Salento la situazione resta immutata, sebbene alcuni nosocomi siano stati ridimensionati nell'ambito di una riorganizzazione funzionale, con potenziamento di altri).

Il consigliere regionale Ernesto Abaterusso ha presentato un emendamento in commissione Sanità. L'obiettivo è quello di creare le premesse per una nuova struttura, tra Nardò, Copertino e Galatina: "Il nuovo ospedale del Salento - spiega l'ex deputato - servirebbe un’area densamente popolata; solo le tre città raccolgono circa 100mila abitanti.  Il nuovo ospedale comporterà la chiusura dei due ospedali attivi – Galatina e Copertino - che manifestano da tempo problemi strutturali legati alla vetustà degli edifici e alla loro inadeguatezza tecnologica".

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"Il piano di riordino definito dlla giunta - prosegue Abaterusso - lascia scoperte importanti località turistiche, da Porto Cesareo alle marine di Nardò, i cui collegamenti con Gallipoli sono alquanto difficoltosi, soprattutto durante la stagione estiva. L’ospedale di Scorrano, che si propone di primo livello, manterrebbe le sue funzioni e potrebbe addirittura essere ulteriormente rafforzato".

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