Via libera al referendum, parte la campagna contro le trivelle

La Corte Costituzionale ha ammesso uno dei sei quesiti. Con la Legge di Stabilità il governo ha cercato di parare il colpo introducendo delle modifiche

Una manifestazione No Triv a Santa Maria di Leuca.

LECCE – Il via libera al referendum sulla durata delle autorizzazioni già rilasciate per esplorazioni e trivellazioni alla ricerca di idrocarburi è stato accolto con tangibile soddisfazione, in Puglia come nelle altre regioni che hanno intrapreso una vasta campagna di mobilitazione.

In origine i quesiti erano sei, e per tutti c’era stato il lasciapassare della Corte di Cassazione, ma da dicembre a oggi tre sono stati “neutralizzati” dal governo con disposizioni contenute nella Legge di Stabilità, mentre per altri due è stato sollevato un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato (Regioni e governo) e si resta in attesa del pronunciamento dei giudici costituzionali.

Come ha sottolineato il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, si tratta di un referendum eminentemente politico che peraltro si inserisce in un quadro già di suo turbolento dove le amministrative di primavera turbano i sonni del premier e la questione delle riforme costituzionali è già stata indicata da Renzi come dirimente per il prosieguo dell’esperienza di governo.

Intanto però si deve registrare come l’impegno dei comitati No Triv e il successivo percorso intrapreso da dieci consigli regionali (l’Abruzzo si è sfilato in extremis) abbia palesato, ancora una volta, la conflittualità che si sprigiona quando, in tema di politica energetica, le scelte vengono imposte dall'alto. Tanto più se si tratta del mare, quell’immenso patrimonio che contribuisce a fare dell’Italia uno dei maggiori attrattori turistici del mondo.

Le reazioni

Per il gruppo consiliare regionale del M5S non è il caso di lasciarsi andare ad eccessivi festeggiamenti: “Sebbene soddisfatti nel poter dar voce agli italiani che porteremo a votare, continuando come fatto in tutti questi anni con il nostro tour  ‘Giù le mani dal nostro mare’ a sensibilizzarli sulle tematiche ambientali, esprimiamo forti  perplessità nel merito del quesito stesso, in quanto la norma prevede che i permessi e le concessioni già rilasciate abbiano la ‘durata della vita utile del giacimento’, quindi non bloccherebbero le eventuali trivellazioni. Riteniamo pertanto spropositate le reazioni di esultanza provenienti da alcuni esponenti del Partito Democratico, ma loro sono fatti così: creano un problema e poi fingono di cercare di risolverlo. Per quanto ci riguarda continueremo coerentemente a contrastare le trivellazioni nei nostri mari, a tutti i livelli sia nelle istituzioni che sul territorio. La nostra battaglia in difesa del nostro mare continua”.

Per Federica De Benedetto, vice coordinatrice regionale di Forza Italia “la decisione della Consulta di accogliere il referendum sulle trivellazioni restituisce alle comunità territoriali un diritto che il governo pensava di poter sottrarre con un colpo di mano. Rivendica la possibilità di discutere delle strategie di crescita e sviluppo dei territori, senza diktat centralistici calati da Roma. Per questo motivo, ad esempio, avremmo preferito poter parlare a tutto tondo della ricerca di idrocarburi e non limitarci a valutare la durata di concessioni esistenti. Tuttavia, siamo certi che i cittadini, pugliesi e non solo, sapranno inviare a Renzi un messaggio chiaro e tangibile: deturpare - o anche solo rischiare di farlo - una certezza paesaggistica ed economica per inseguire vaghe speranze è un errore politico potenzialmente molto dannoso. Riprendiamoci il destino dei nostri mari e facciamolo in una grande battaglia collettiva, che veda uniti i gruppi parlamentari e le rappresentanze istituzionali. 

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Adriana Poli Bortone, già ministro per le Politiche agricole e sindaco di Lecce, delinea una teoria che mette in correlazione la questione xylella con quella delle trivellazioni: ““Gli Usa confessano di usare scie chimiche sul territorio italiano. Se la notizia fosse confermata avremmo tutto il diritto di chiedere se la diffusione della xylella sul territorio pugliese e salentino in particolare non sia attribuibile anche a questo fenomeno. Riflettiamo: nel tempo e' stata distrutta la nostra agricoltura a partire dalla eliminazione del tabacco (la cui coltivazione e' stata spostata in altre parti del mondo), della vite, ora dell'ulivo secondo una volontà' precisa da parte dell'Europa che, guarda caso, proprio in coincidenza con la sciagura xylella concede alla Tunisia l'importazione di quantità' esponenziali di olio, il ministero dell'Agricoltura italiano fa un bel piano di eradicazione degli alberi (per fortuna bloccato dalla procura di Lecce), i terreni ‘infetti’ vengono dichiarati inedificabili per 15 anni , i referendum sulle trivellazioni vengono pressoché eliminati. Dalla somma di queste circostanze potrebbe venire un totale devastante. È fantapolitica pensare che il nostro territorio, ricco di gas nel sottosuolo e di petrolio anche nel nostro mare, per volontà di poteri forti sia destinato non più' al turismo ed alla agricoltura identitaria, ma alla trivellazione legalizzata? Sarà fantapolitica, ma mi incomincia a sorgere il dubbio che xylella faccia rima con trivella”.

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