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Refezione, seconda interrogazione: "Verificare il rispetto delle norme"

Caso mense: dopo quella di Palese, una della senatrice Donno. "Pericolo di diffusione di infezioni dietro l'angolo"

Una mensa scolastica (Foto Ansa).

ROMA – A distanza di 24 ore l’una dall’altra, due amministrazioni comunali hanno rescisso il contratto con “La Fenice Srl” di Galatone. Prima quella di Nardò, da cui tutto è partito, dopo la denuncia pubblica del sindaco Pippi Mellone e la richiesta di accertamenti, poi quella di Gallipoli. Qui non si sono registrate, a quanto pare, sospette tossinfezioni, ma, avendo come riferimento la stessa ditta, il primo cittadino, Stefano Minerva, è stato indotto a fare altrettanto. E ora, c’è anche un’interrogazione sul caso che verte sul centro cottura di Galatone, la seconda sulle mense scolastiche che parte dal Salento, dopo quella del deputato Rocco Palese. 

Questa volta a promuovere l’interpellanza è la senatrice Daniela Donno del Movimento 5 stelle. E’ stata indirizzata ai ministri delle Politiche agricole alimentari e forestali, per gli Affari regionali e le Autonomie e della salute.

Facendo un rapido excursus, tutto è nato quando il 18 ottobre, a Nardò, 174 bambini hanno accusato malesseri. Si tratta, come noto, di scolari che hanno come comun denominatore il fatto di mangiare alla mensa, servita dal centro di cottura della ditta galatonese. Dopo vari accertamenti e alcune presunte irregolarità, il 4 novembre il Dipartimento di prevenzione dell’Asl di Lecce ha disposto la sospensione delle attività.

“Chiediamo ai ministri di attivarsi presso gli enti e le amministrazioni coinvolte affinché si chiarisca se, nell'ambito della procedura ad evidenza pubblica di affidamento del servizio di refezione scolastica alla ditta ‘La Fenice’ – dichiara la senatrice -, sia stata pedissequamente osservata e applicata la normativa vigente, nel pieno rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, pubblicità e correttezza”.

"E’ estremamente importante, inoltre, chiarire come, nelle more, si intenda garantire il servizio di refezione scolastica - prosegue la senatrice -. Non si può prescindere, inoltre, dall'adozione urgente di opportune misure: il pericolo di diffusione di infezioni è dietro l'angolo e non si può rimanere inerti davanti alla chiara lesione, a livello locale, della sicurezza alimentare e igienico-sanitaria, specie se riguarda le giovani fasce di età”.

“La protezione, la tutela e la salvaguardia della salute dei cittadini viene al primo posto, pretendiamo chiarezza, in particolare sulle future evoluzioni di questa assurda vicenda”, conclude Donno (qui l’interrogazione completa).

La scorsa settimana, Rocco Palese, di Conservatori e riformisti, aveva chiesto che i ministri della Sanità e della Pubblica istruzione dessero vita a una task-force interministeriale, da inviare in tutta Italia, a partire proprio da quanto avvenuto nel Salento. A suo avviso, infatti, è il caso di verificare lo stato delle mense scolastiche in tutta la nazione, per capire se vengano rispettate le norme sulla sicurezza alimentare e quali siano i criteri in base ai quali le aziende si aggiudicano gli appalti.

Questo, “anche per capire come evitare che vi siano due Italie anche nella qualità della refezione scolastica e nel diritto all'equità sociale di bambini e famiglie meno abbienti”. Palese ha citato, a tale proposito, un recente studio di Save the Children, secondo cui, in molte zone, soprattutto del Sud, i Comuni non avrebbero soldi sufficienti per garantire sostegni alle famiglie povere.

“Sono sempre di più i casi di abbandono scolastico; la qualità dei pasti è bassissima e spesso gli standard non rispettano i criteri in base ai quali le aziende si sono aggiudicate gli appalti”. “Siamo dinanzi ad una situazione che tocca molte corde, tutte estremamente sensibili- aveva detto Palese -: la salute dei nostri figli, il diritto all'equità sociale, la qualità e la trasparenza nella spesa di soldi pubblici”.

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