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Regionali, tanti i temi caldi. Sul nucleare poker di no

Dall'economia all'agricoltura, dal lavoro al voto di scambio: i candidati litigano su tutto in una campagna elettorale sempre più accesa e con colpi bassi. E sul nucleare tutti dicono un secco no

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BARI - Dicono tutti no al nucleare i quattro candidati alla Regione Puglia, nel confronto pubblico sui temi dell'ambiente, organizzato da Legambiente Puglia. Ma se Rocco Palese precisa che su queste problematiche non debbano esistere "divisioni", Adriana Poli Bortone sostiene che sia facile "dire no in campagna elettorale", ma che col documento di Scajola diventa problematico "capire davvero qual è il ruolo e la capacità di decidere che resta ai territori". Nichi Vendola non ha dubbi: "L'ambiente non è né di sinistra né di destra, ma la scelta di tornare al nucleare è un punto fermo delle politiche del governo Berlusconi". Per Rizzi, il no al nucleare è netto, ma attenzione anche alle "lobby delle energie rinnovabili".

Ma Vendola si gode i dati di Bankitalia, della Svimez, e ora quello de la voce.info, che studiando l'andamento dell'economia regione per regione, hanno evidenziato come la Puglia sia una delle migliori dal punto di vista della crescita del Pil, dell'abbattimento dei tassi di disoccupazione e dei tassi di incremento dell'occupazione. Secondo i dati citati riferiti a quanto pubblicato su la voce.info nel periodo dal 2004 al 2008, la Puglia è, su 13 regioni, la 2° per crescita del Pil pro capite, +11,5%, la 3° per aumento del tasso di occupazione, +3,8%, ed è la prima in Italia per riduzione della disoccupazione che passa dal 15,5% del 2004 all'11,6% del 2008": "È una Puglia che è riuscita a scongelarsi dopo 10 anni di ibernazione - ha commentato il governatore uscente - gli anni della destra hanno rappresentato, basta confrontare i dati, indicatori economici dall'encefalogramma piatto. I nostri anni non hanno risolto tutti i problemi ma hanno scongelato il panorama sociale, hanno avviato processi virtuosi in ogni comparto della vita economica, civile e culturale".

Un'altra tematica di scontro è stata lo stato dell'agricoltura: secondo il candidato del centrodestra, la vera emergenza per gli agricoltori pugliesi è "mandare via subito la sinistra e Vendola", annunciando che, in caso di elezione, i suoi primi interventi saranno orientati a sbloccare i fondi del piano di sviluppo rurale e quelli dell'agroalimentare, per "costruire insieme agli operatori, agli agricoltori e alle associazioni una strategia che vede l'agricoltura al centro del sistema Puglia".

A Palese replica l'assessore uscente, Dario Stefàno, che chiede all'ex capogruppo del Pdl regionale di esplicitare "la sua idea di Puglia" e "il suo progetto in tema di agricoltura", chiedendogli di leggere la norma relativa alla dichiarazione dello stato di crisi: "Non essendo scritta in inglese - afferma sarcastico -, basterebbe una semplice lettura per risparmiarlo dall'esercizio ossessivo di ripetere, sempre, cose che non sono vere. In attesa che la legga, comunque gli ribadisco per l'ultima volta, io che la norma l'ho letta, che non esiste nessuna procedura da seguire, perché non prevede che ci debba essere alcuna richiesta da parte delle Regioni, ponendo in capo al ministero la responsabilità di un provvedimento in tal senso".

Vendola, dal canto suo, continua a puntare il dito contro il decreto salva-liste, e contro il nervosismo della classe dirigente berlusconiana: "L'aggressione di Ignazio La Russa in una delle performance più tipiche della sua personalità politica, al free-lance Carlomagno - ha dichiarato -, sono da conferenza stampa di un Paese latino americano di altre epoche storiche non di oggi". Attenzione da parte del governatore uscente anche all'articolo 18, per cui bisogna lottare affinché non sia modificato. E sul centrodestra pugliese dichiara: "La Puglia di Raffaele Fitto non prospettava una visione dello sviluppo. Era la Puglia del galleggiamento. Era una Puglia neocorporativa, fatta di protezione nei confronti di alcuni protagonisti del sistema d'impresa, la protezione economica avveniva per fidelizzazione politica".

Il governatore ha sottolineato l'importanza della capacità del racconto in politica: "La politica senza racconto non può convincere - ha affermato - quindi non può vincere. Fitto non è un racconto, Palese non è un racconto, sono una sequenza di delibere firmate o di delibere contestate, non fanno un racconto. Sono evocazioni di un primato della vita amministrativa che non narra i percorsi storici di un territorio e non disegna gli scenari possibili: è il punto legato alla egemonia culturale". Palese replica così: "Il tentativo di Vendola di riportare le lancette dell'orologio indietro di 5 anni è patetico e disperato. Un Vendola farneticante, per quel poco che si capisce, ci accuserebbe di essere capaci solo di scrivere delibere e fa quadrare i conti e incapaci di fare racconti. In effetti ha proprio ragione: io non perdo il mio tempo a disegnare promesse sull'acqua e sono certo che le povere famiglie e imprese pugliesi nelle cui tasche Vendola ha infilato le mani per far pagare con le tasse i suoi sprechi, le sue assunzioni clientelari, le sue pubblicità elettorali spacciate per istituzionali, non vogliono più sentire i suoi racconti di fantascienza".

Proposta di Salvemini: per ora risponde solo Blasi

"In qualità di Segretario regionale del Partito Democratico, non solo apprezzo la proposta di Carlo Salvemini sulla rinuncia di indicare propri rappresentanti di lista effettivi e supplenti, ma inoltro questa interessante e legittima proposta a tutti i candidati di questa competizione regionale, affinché si attivino per evitare che ognuno possa avere un rappresentante di lista personale. A tutelare i voti degli elettori ci penseranno, solo ed esclusivamente, i rappresentanti del Partito Democratico".

Risponde cosi, dunque, Sergio Blasi all'appello lanciato ieri pomeriggio da Carlo Salvemini, candidato con Vendola, che aveva proposto che ciascuna lista nominasse solo un proprio rappresentante all'interno dei seggi, per facilitare le operazioni di scrutinio e fugare le ombre sul cosiddetto voto di scambio. Al momento è l'unico ad aver accolto l'invito, dopo le tante parole di molti esponenti politici sulla necessità di fare chiarezza sul tema.

Lo stesso Blasi, poi, interviene sul tema del lavoro precario: "Mentre Berlusconi continua a minacciare i giudici e a offendere l'opinione pubblica calpestando ogni giorno le regole di convivenza civile - dichiara -, sembra non accorgersi che gli ultimi dati sulla crisi economica sottolineano che il fenomeno gravissimo della disoccupazione ha raggiunto livelli altissimi. Quello che ci preoccupa di più e su cui porteremo avanti la nostra lotta è la disoccupazione e, in particolare, la disoccupazione giovanile che in questo ultimo anno è aumentata in media del 30%".

"Ogni volta che la destra affronta questo problema - prosegue Blasi -, la sola risposta che è capace di dare è quella di scaricare le responsabilità sulle forme troppo 'rigide' e poco flessibili del mercato del lavoro. La soluzione è ancora una volta lavoro in nero e lavoro sottopagato! E' ora di dire basta e tornare a discutere seriamente di questo dato allarmante. E' nel lavoro dei giovani, nel loro futuro che occorre investire se si vuole ridare competitività all'intero Paese". Il segretario del Pd ribadisce come "una politica per il lavoro capace di creare occupazione contribuirà a generare innovazione e crescita economica".

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