Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

Poligono di Torre Veneri, bocciata la valutazione di incidenza ambientale

L'area militare ricade in un sito di interesse comunitario. Sulla vicenda un lungo contenzioso. La Regione Puglia preannuncia il diniego

LECCE – La valutazione di incidenza ambientale presentata dall’esercito per il poligono di Torre Veneri è stata bocciata dalla Regione Puglia.

La notizia è stata diffusa da Lecce Città Pubblica in una conferenza alla quale hanno partecipato il consigliere comunale Carlo Salvemini, Gabriele Molendini e Rita Miglietta.

L’associazione, i cui esponenti da anni si occupano della compatibilità tra l’area militare e il sito di interesse comunitario nel quale si trova, incassa un risultato che potrebbe essere uno spartiacque nella vicenda che ha avuto anche un risvolto giudiziario terminato con l’archiviazione.

Il reato ipotizzato era quello di getto incontrollato di rifiuti ma, pur in presenza di evidenze sottolineate anche da una commissione parlamentare sulle bonifiche mai compiute, soprattutto nello specchio d’acqua antistante (ed esso stesso classificato come sito di interesse comunitario a se stante rispetto a quello terrestre), non fu possibile risalire alle responsabilità individuali nella catena di comando che ha coordinato le attività del poligono per decenni.

Nella conferenza stampa che sancì la chiusura di quel procedimento, fu affermato, sulla scorta di uno studio del Dipartimento di Scienze tecnologiche e ambientali (Disteba) dell’Università del Salento, che il sito era uno dei più incontaminati d’Italia.

Ma, al di là delle conclusioni dell’inchiesta dal punto di vista penale, quella discussione servì, come ebbe modo di dire lo stesso sostituto procuratore che aveva seguito la vicenda, Elsa Valeria Mignone, ad avviare un percorso di verifica e di bonifica di un pezzo di litorale leccese che in teoria è tutelato dalle più stringenti disposizioni europee, sistematicamente ignorate.

La direttiva “Habitat”, recepita dall’ordinamento italiano già nel 1997, impone infatti una procedura di valutazione di incidenza ambientale (Vinca) che non è mai stata presentata. E’ un passaggio obbligatorio e dirimente per arrivare all’approvazione del disciplinare d’uso del poligono, cioè di quel sistema di regole che organizza le attività della base. Il Comando militare della Puglia ha quindi finalmente prodotto il suo studio che il Servizio ecologia della Regione ritiene di dover rigettare, dopo aver ricordato che il piano di caratterizzazione, che pure era stato annunciato (e affidato al Disteba), sia “ancora da realizzare”.

conferenzaVinca-2Quali sono dunque i punti dolenti ravvisati nella documentazione presentata? Da una parte la quasi totale mancanza di valutazione dell’impatto delle esercitazioni sul sistema marino e delle conseguenze del passaggio dei mezzi cingolati sull’ambiente terrestre; dall’altra il richiamo alle analisi condotte a suo tempo da un nucleo specializzato dell’esercito che hanno appurato una presenza di concentrazione di metalli inquinanti di gran lunga superiore ai limiti imposti alle aree industriali, ma anche la possibilità che nelle specie animali e vegetali siano in corso processi di accumulo di sostanze tossiche.

“Oggi per la prima volta – ha dichiarato il consigliere comunale, Carlo Salvemini - si afferma il principio che ha ispirato sempre la nostra attenzione sul poligono, cioè quello di verificare la compatibilità del poligono militare con l’esistenza di un sito di interesse comunitario. Non abbiamo mai sventolato la bandiera dell’antimilitarismo, come qualcuno ha voluto far credere per banalizzare e minimizzare la vicenda, ma quella della tutela ambientale”.

L’esercito ha tempo fino a lunedì prossimo per rispondere al preavviso di rigetto con delle osservazioni, oppure potrebbe lasciar perfezionare il diniego per poi impugnare l’atto dell’ente regionale. La questione del poligono di Torre Veneri, insieme a quella di altre strutture simili in Italia, è finita anche sotto la lente di ingrandimento delle istituzioni europee.

La replica delle Forze armate

In un comunicato della Scuola di cavalleria di Lecce arrivano le precisazioni dell'Esecito. "Nell'ambito del programma annuale di monitoraggio ambientale, che la Forza armata predispone per i propri sedimi al fine di monitorare ogni possibile fonte di inquinamento, è rientrato d’iniziativa anche il poligono di Torre Veneri per il quale è stato prodotto un piano di Valutazione di Incidenza ambientale proprio a significare la disponibilità dell’Esercito".

"Da evidenziare  - prosegue la nota - come il poligono di Torre Veneri abbia subito nel corso dell’ultimo ventennio (1995-2015) un graduale “decremento” delle attività addestrative e, in particolare, delle giornate “a fuoco” soprattutto nella stagione “riproduttiva”. Peraltro, in ossequio all’evoluzione delle tecnologie militari, la Forza armata ha progressivamente utilizzato munizionamento, materiali e mezzi di sempre minore impatto ambientale, investendo su sistemi di simulazione (Siat - Sistema Integrato di Addestramento Terrestre) che, prevedendo l’utilizzo di sistemi virtuali in luogo a mezzi e munizionamento reali, hanno concorso a incidere in misura sempre minore sull’habitat floro-faunistico del sito".

"Peraltro - dice ancora - la superficie effettiva destinata alle attività esercitative nel poligono “Torre Veneri” ricompreso nell’omonimo Sic non interessa l’intera superficie del sito ma solo il 60 per cento e le attività addestrative non interessano il Sic “Bosco La Lizza e Macchia del Pagliarone” contenuto nel sedime del poligono". "In merito ai superamenti evidenziati di rame e piombo - conclude la nota -, la valutazione d’incidenza prodotta dalla Forza armata ha già indicato che vista la natura dei potenziali contaminanti (prevalentemente inerti derivanti da attività a fuoco), si escluderebbe la possibilità di assorbimento da parte di organismi viventi".

"Sull’argomento ogni approfondimento è necessariamente rimandato al termine del piano di caratterizzazione in corso di perfezionamento amministrativo. Quanto alla valutazione d’impatto sul mare - conclude la nota -, un recente studio del Dipartimento di scienze tecnologiche e ambientali dell’Università del Salento aveva già escluso, come anche la Procura nell’ambito dell’inchiesta, qualsiasi ipotesi di contaminazione".

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