La Regione stanzia 630 milioni per lo sviluppo. Spiraglio per le zone franche

Siglato l'accordo di programma quadro con il ministero dello Sviluppo economico. Rifinanziate le iniziative per innovazione, creazione di nuove imprese e sostegno al lavoro. Per le undici Zfu pugliesi ci sono 30 milioni

@TM News/Infophoto

LECCE – L’accordo di programma quadro siglato oggi dalla Regione Puglia con il ministero dello Sviluppo economico oltre a rifinanziare le iniziative regionali di sostegno all’innovazione, alla nascita di nuove imprese e al sostegno dell’occupazione, servirà anche a tamponare il pasticcio che si era creato sulle vicende delle Zone Franche Urbane.

Le Zfu sono aree individuate nei territorio comunali dove si attivano programmi di defiscalizzazione per favorire la creazione di piccole e micro imprese. Nate sul modello francese, hanno come obiettivo il contrasto al disagio economico e sociale nei quartieri più degradati e periferici.

Dei 634 milioni derivanti dall’intesa siglata questa mattina, 30 saranno dunque riservati alle undici Zfu individuate dalla Regione Puglia. Tre di esse – Lecce, Andria e Taranto – erano state incluse nella prima graduatoria di finanziamento del ministero dello Sviluppo economico; successivamente, però, il governo Monti aveva accolto di buon grado la disponibilità della Regione Puglia che si era detta pronta ad impegnarsi a finanziare in proprio le Zfu previste sul suo territorio – con i fondi Fesr – e per questo dall’elenco definitivo, stilato in aprile, erano state escluse le tre città pugliesi ammesse in origine.

La notizia, di certo non ha fatto piacere al sindaco di Lecce, Paolo Perrone, che con una lettera si è rivolto all’attuale ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, paventando il rischio di subire oltre al danno del mancato finanziamento anche la beffa del venir meno degli investimenti privati: “In questo momento di grave crisi economica la perdita di queste risorse condizionerebbe in maniera negativa tutto il piano di riqualificazione e di intervento delle aree urbane caratterizzate da disagio sociale e potenziali inespressi e metterebbe in seria discussione gli investimenti dei privati nell'ambito della riqualificazione dei contratti di quartiere previsti nei rioni 167a e 167b, che posseggono grandi potenzialità di sviluppo ma che necessitano urgentemente di azioni di rilancio e di sostegno in ambito economico e occupazionale”.

Ma nel pomeriggio la Regione ha diffuso una nota stampa riguardo alla firma dell’accordo di programma quadro dove dunque dovrebbe essere rinvenuta almeno una parte  delle risorse necessarie per attivare le zone franche. “Stiamo ridando speranza a 332mila imprese che a fatica lottano contro la crisi – ha detto il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola - ma stiamo dando soprattutto una possibilità ad una generazione che non riesce a varcare la soglia del mercato del lavoro, che non riesce ad appropriarsi della fetta di futuro che le spetta di diritto. La stessa speranza vogliamo darla a tutti quei lavoratori, imprenditori e cittadini vittime di una crisi devastante e diabolica. Riusciamo a farlo non solo perché agevoliamo le imprese che vogliono assumere, ma soprattutto perché finanziamo chi innova progetto e prodotto. L’innovazione è la chiave del futuro: vorremmo che ogni imprenditore della Puglia, anche il più piccolo, ne avesse una”.

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 “Questa iniezione di risorse attesa a lungo – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo Economico, Loredana Capone –, ci aiuta ad affrontare la crisi con una marcia in più. Potremo infatti continuare a sostenere gli investimenti industriali, a creare nuove imprese, ad incrementare innovazione e internazionalizzazione, a sostenere il commercio, ad elevare la qualità della vita nelle Zone franche urbane. Potremo rendere più competitivo e attrattivo il nostro territorio, ma soprattutto sostenere l’occupazione rafforzando il raccordo tra domanda e offerta di lavoro e creando nuova occupazione stabile e di qualità. Adesso è importante che le imprese approfittino delle opportunità offerte dagli incentivi regionali e non perdano questa ulteriore possibilità per diventare più competitive”.

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