Regione Salento, Pankiewicz chiede un altro Consiglio

L'esponente del Centro moderato, assente come altri 25 consiglieri nella seduta di ieri, chiede la riconvocazione dell'assise comunale. Dure critiche dei giovani del comitato promotore per il sì

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LECCE - Dopo lo scioglimento del Consiglio comunale di ieri, per la mancanza del numero legale, è arrivata la presa di posizione del Movimento giovanile per la Regione Salento che adotta una chiave di lettura antipartitica per esprimere il proprio dissenso rispetto all'esito di un pomeriggio che, evidentemente, si auguravano differente. "Il consigliere comunale - scrivono dall'ufficio stampa - è portato a compiere il suo dovere secondo l'accordo preso con il cittadino al momento dell'elezione, sedendo tra i banchi della giunta (in realtà sarebbe il consiglio N.d.r.) ad ogni convocazione ed esprimendo la sua opinione pubblicamente, opinione che dovrebbe poi rappresentare quella del cittadino. I consiglieri di Lecce hanno dimostrato ai loro elettori e a tutto il Salento di cedere alla nomenclatura partitica, assumendo un comportamento vergognoso ed antidemocratico".

C'è anche chi, come il consigliere del Centro moderato Wojetk Pankiewicz, si augura che la discussione possa comunque essere tenuta quanto prima, magari martedì prossimo. Sulla Regione Salento ma anche sugli altri punti iscritti all'ordine del giorno in programma ieri. "Non riconvocare il Consiglio - scrive il consigliere che ieri era assente per impegni precedentemente assunti - significherebbe inequivocabilmente non voler dare la parola ai leccesi per esprimere liberamente e direttamente il loro parere . Ribadisco pure che personalmente sono favorevole, non solo al referendum, ma anche all'istituzione della Regione Salento per le ragioni che mi riservo di esporre in aula e che, credo, potrebbero essere apprezzate anche dagli oppositori, se il trio Fitto, Perrone, Pisanò, lo consentirà con la riconvocazione urgente del Consiglio comunale".

Mentre Emanuele Vilei, del Comitato popolare leccese, se la prende con i tiratardi. "Di solito i politici sostengono, a parole, di essere al servizio dei cittadini, ma nei comportamenti lasciano molto a desiderare con abitudini censurabili sul profilo del dovere e della correttezza procedurale. Giorno 10 dicembre - commenta - ne ho avuto pratica dimostrazione: era convocato per le ore 16 il consiglio comunale di Lecce con 66 punti all'ordine del giorno dove si significava che gli argomenti iscritti dal numero 5 al numero 66 sono da considerarsi di seconda convocazione, presumo ritenuti di minore importanza rispetto ai primi quattro".
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"Già prima delle 16 - prosegue - era presente molto pubblico e la stampa, i consiglieri che dovrebbero essere sempre al servizio dei cittadini si sono presentati con comodo pochi minuti prima delle 17 come se ciò fosse un loro diritto. Comportamento arrogante e irriguardoso nei confronti dei cittadini che nel 2007 li hanno votati ed eletti. Tutti dobbiamo rispettare le leggi e i consiglieri comunali hanno il dovere di dare l'esempio, devono rispettare l'orario di convocazione, come fanno i lavoratori che rispettano il loro orario di lavoro pena provvedimenti disciplinari. C'è chi sostiene che si deve intervenire per correggere la pessima abitudine dei consiglieri di presentarsi in ritardo al consiglio comunale. Forse - conclude Vilei - sarebbe bene contingentare tutti i ritardi dei consiglieri recuperando le somme dalle loro indennità".

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