Liti tributarie, approvata la definizione agevolata: possibili anche tre rate

Il consiglio comunale, con l'astensione di Ria e il voto contrario di Battista, ha approvato una delibera "tecnica". Domande entro il 30 settembre

LECCE – Il consiglio comunale ha approvato oggi il regolamento per la definizione agevolata delle controversie tributarie che vedono come controparte Palazzo Carafa.

Si tratta in sostanza di un atto dovuto alla luce del decreto legge approvato dal governo il 24 aprile: rientrano nell’ambito di applicazione le liti il cui ricorso è stato presentato entro quella data e il cui esito non sia stato definito alla presentazione della domanda.

I vantaggi e le modalità di pagamento

In pratica comporta l’esclusione delle sanzioni e degli interessi di mora mentre il contribuente è comunque tenuto a pagare l’imposta, gli interessi, le spese di notifica, oltre agli interessi da ritardata iscrizione a ruolo fino al sessantesimo giorno dalla notifica dell’atto. Nelle delibera che contiene il regolamento si parla di circa mille e 500 posizioni aperte con il Comune di Lecce. Ci si attende da una parte la regolarizzazione delle singole posizioni, da quella dell’ente pubblico risparmio sulle azioni di recupero del credito e di consolidare le entrate. Gli interessati devono presentare domanda entro il 30 settembre; è consentito il pagamento in tre rate, ma per importi fino a 2mila euro il versamento deve essere unico. La prima rata, entro il 30 settembre, deve comunque corrispondere al 40 per cento del totale, così come la seconda da versare entro il 30 novembre. Per la terza c’è invece tempo fino al 30 giugno 2018.

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Come hanno votato i consiglieri

Sono stati 26 i voti favorevoli,  Lorenzo Ria del Pd si è astenuto mentre Luciano Battista di Forza Italia ha votato contro (due gli assenti).A chiarire la natura del provvedimento il consigliere di Lecce Città Pubblica, Pierpaolo Patti: “Il provvedimento adottato non costituisce un condono. Con questa delibera viene data la possibilità di definire liti tributarie pendenti: è evidente che chi non ha pagato lo ha fatto perché ha impugnato quei provvedimenti, per questo non può essere assolutamente essere considerato un evasore”. 

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