Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

Dal Far West alla “movida doc". Il primo nodo da sciogliere è un fatto di decibel

In commissione Ambiente si torna a discutere di inquinamento acustico. Un tassello importante per arrivare a quello sulla vivibilità del centro storico, annunciato per i prossimi giorni. Il consigliere Antonio Lamosa: "Ora basta con l'improvvisazione"

Una via del centro. I ragazzi si intrattengono all'esterno.

LECCE – Come un gioco di matriosche, l’affaire movida si complica. E la vivibilità del centro storico resta una matassa intricata. Residenti e gestori dei locali pubblici, come pistoleri nel Far West, si guardano in cagnesco tra bottiglie di tequila e il candore della luna piena.

A fronte di una deregulation prolungatasi di fatto negli anni, o di scelte politico-amministrative che hanno reso la parte antica della città quello che è oggi, riesce difficile mettere i tasselli al posto giusto e contemperare gli interessi di chi lavora di notte e chi, di notte, invece vorrebbe dormire. Se ne discute da anni e prima ancora che il sindaco Paolo Perrone venisse riconfermato al soglio sindacale erano già partiti gli incontri con le associazioni di categoria e i comitati dei residenti. Intanto si è cercato di tener a bada il fenomeno a colpi di ordinanze.

L’espressione politically correct è in questo momento buona movida o, come recita la bozza di regolamento alla quale si guarda come i greci all’oracolo di Delfi, movida di qualità. Tanto che l’amministrazione comunale intende farne un marchio, con tanto di requisiti e di quota annuale. Ma il caso Depardieu, che si è trasformato in un evento mediatico quando invece pone una seria questione di ordine civico, non ha fatto altro che sviare il discorso dai binari della realtà, tracciando una linea di demarcazione tra guelfi e ghibellini con anche qualche punta di sciovinismo. Ecco, qualcosa che ricorda la delusione per Italia-Francia ai campionati europei di calcio del 2000 (golden goal di Trezeguet).

Quella sequela di incontri e rilanci ha trovato una faticosa sintesi nel regolamento la cui divulgazione è stata messianicamente annunciata per i prossimi giorni. Ma l’efficacia di quel documento poggia e rimanda ad altri provvedimenti, uno dei quali è il regolamento sull’inquinamento acustico per tutto il territorio comunale (stabilimenti balneari compresi), di cui si è tornato a discutere oggi in commissione Ambiente – dopo una pausa “tecnica” di tre mesi - alla presenza dell’assessore, Andrea Guido, e del dirigente di settore, Fernando Buonocore.  Sono emerse forti perplessità, anche all’interno della stessa maggioranza: Giampaolo Scorrano, di Io Sud, ha esplicitamente bollato come generica la bozza preparata dagli uffici, oltre che inutile in assenza di un piano di zonizzazione.

Quello vigente infatti, avviato nel 1997 dalla giunta di Stefano Salvemini con fondi che allora si chiamavano Pop (per un miliardo e mezzo di lire) e approvato da quella Poli Bortone nel 2001, è desueto, alla luce di un cambiamento radicale che il centro storico ha subito negli ultimi 15 anni. Basterebbero pochi denari, secondo Scorrano, per aggiornarlo e ottemperare così a quanto richiesto dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Così non sarebbe, secondo il dirigente per il quale il regolamento proposto oggi rappresenta comunque un passo in avanti verso una definitiva risoluzione della vicenda. Né sarebbe possibile, ha detto Buonocore, limitare le norme al solo centro storico perché si verrebbero a creare squilibri tra zone con maggiori vincoli e quelle con meno paletti da rispettare.

“Basta con l’approssimazione” ha sbottato ad un certo punto Antonio Lamosa, capogruppo di Lecce Città del Mondo, gruppo che esprime lo stesso assessore Guido. Il consigliere ha definito il centro storico “terra di nessuno” con riferimento alla penalizzazione che gli esercenti – che pagando le tasse finanziano le casse del Comune - subirebbero dalla presenza contemporanea di artisti di strada, ambulanti e venditori abusivi. 

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