Reimpianto nel Salento di specie diverse dall'ulivo: due ministeri di traverso

I dicasteri dell'Ambiente e dei Beni Culturali chiedono al premier di impugnare la norma regionale che apre la strada a una diversificazione delle colture nella zona infetta dal Codiro

Un ulivo secolare in territorio di Vernole.

LECCE - I ministeri dell'Ambiente e quello dei Beni Culturali hanno espresso parere negativo rispetto alla possibilità di liberalizzare i reimpianti nell'area infetta da disseccamento rapido dell'ulivo, che comprende la provincia di Lecce e parte di quelle di Brindisi e Taranto.

Il dicastero presieduto da Sergio Costa ha quindi richiesto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di impugnare la legge di bilancio della Regione Puglia nella parte in cui prevede di consentire la messa a dimora di piante diverse dall'ulivo. Sollecitazioni in questo senso erano emerse dal mondo produttivo e, infatti, Coldiretti ha espresso subito il suo disappunto per l'orientamento dei ministeri auspicando che il premier non accolga l'idea di rivolgersi alla Corte Costituzionale. 

A novembre la giunta pugliese aveva ratificato il protocollo d'intesa, siglato col ministero delle Politiche Agricole e col Mibact, per aprire la strada al reimpianto di specie resistenti, come il Leccino e quella classificata come Fs 17, in deroga ai vincoli paesaggistici e ambientali. Successivamente si è tentato di alzare l'asticella, andando incontro alle indicazioni di chi punta sulla diversificazione dei reimpianti, per esempio con il mandorlo e il fico, come leva per la ricostruzione del tessuto e dell'economia delle zone colpite. I due ministeri però hanno maturato una posizione contraria sull'ulteriore passo in avanti, facendo riferimento al Codice dei Beni Culturali e allo stesso protocollo firmato di recente. 

Per Coldiretti il rischio di danno è ora duplice: da una parte si condannerebbe il Salento alla logica della monocoltura, con tutte le sue vulnerabilità come ha dimostrato la vicenda del batterio della xylella, dall'altra si avverte il pericolo di stallo per i 300 milioni di euro stanziati per il Piano per la ricostruzione del Salento,  "a partire - ha commentato il presidente, Savino Muraglia - proprio da quelli assegnati al Distretto Agroalimentare Jonico Salentino che andrebbero in fumo perché, senza i necessari provvedimenti ordinamentali nazionali, si vanificano progettualità e finanziamenti per la diversificazione delle filiere agroalimentari".

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