Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

Corsa contro il tempo per fermare l’aumento delle rendite catastali

La minoranza spinge perché il prossimo consiglio si tenga entro fine mese, per consentire il ricorso al Tar. Le associazioni sono sul piede di guerra e intanto continuano a fioccare gli avvisi del riclassamento degli immobili

Antonio Rotundo, Carlo Salvemini, Luigi Melica.

LECCE – Contro l’aumento delle rendite catastali, che significa maggiori tasse a partire dall’Imu, la mobilitazione è su tutti i fronti. Le associazioni dei consumatori aprono i loro sportelli per tutta la settimana mentre la minoranza a Palazzo Carafa ha chiesto la convocazione del consiglio comunale prima che sia troppo tardi.

Il 29 novembre, infatti, l’Agenzia del territorio ha risposto negativamente alla richiesta di sospensione degli effetti del classamento degli immobili avanzata dal sindaco, Paolo Perrone, su mandato dell’assise cittadina del 20 novembre. Ci sono dunque 60 giorni per opporsi a quella comunicazione con un ricorso alla giustizia amministrativa: il presidente del consiglio, Alfredo Pagliaro ha 20 giorni a norma di statuto per la convocazione, ma perché il consiglio abbia un senso è necessario celebrarlo entro la fine del mese.

Le conseguenze della revisione della classe di appartenenza si stanno materializzando in queste settimane sotto forma di avviso con cui l’agenzia informa i proprietari di immobili della variazione, mediamente al rialzo del 20 per cento. In sostanza, l’Imu a partire da quest’anno sarà ancora più salata di quanto stabilito in autunno con il ritocco dell’aliquota perché con il classamento aumenta la base imponibile. E la riforma del catasto, annunciata con sempre maggiore insistenza, lascia presagire che le brutte sorprese non siano finite. Proprio nel momento di maggiore difficoltà per molte famiglie e di flessione evidente del mercato immobiliare.

Questa mattina gli esponenti dell’opposizione - Carlo Salvemini, Saverio Citraro, Angela Leucci, Luigi Melica, Antonio Rotundo, Paolo Foresio - hanno ribadito all’attenzione dell’opinione pubblica che la revisione degli estimi non è una procedura automatica imposta, ma la conseguenza di una scelta politica adottata dalla giunta Perrone quando, nel 2010, affidò all’Agenzia del territorio il compito di aggiornare il classamento.

L’Imu allora non esisteva, è la linea difensiva della giunta, e comunque si avvertiva da più parti l’esigenza di “equità fiscale” dovuta alla circostanza che il mancato aggiornamento degli estimi (l’ultimo risale al 1991) aveva determinato situazioni di privilegio: per i proprietari di immobili divenuti nel frattempo di pregio - per esempio in relazione al rilancio di gran parte del centro storico e di Lecce in generale come meta turistica - la rendita era troppo sproporzionata rispetto al valore di mercato acquisito.

Nella sostanza, all’Agenzia è stato affidato il compito di lavorare sulle microzone 1 e 2, su un totale di 17, ma che però comprendono oltre il 90 per cento del patrimonio immobiliare della città. Il nuovo classamento si è abbattuto quindi erga omnes, non prendendo in considerazione aree più piccole e omogenee, ma quasi tutta l’estensione del nucleo urbano (esclusa zona 167 B e campagne del circondario), colpendo in modo orizzontale. Già la grandezza dell’ambito operativo costituirebbe un elemento di fondatezza per un possibile ricorso dell’amministrazione, secondo Luigi Melica, dell'Udc: “Come mai la giunta, che è sempre pronta ad affidarsi all’avvocatura per smontare attraverso le sentenze ogni nostra proposta o obiezione, non sente il dovere di tentare questa strada”?

Il sospetto politico, già da tempo, è che le finanza del Comune stiano oramai in piedi grazie all’aumento della leva fiscale. Del resto, quando l’amministrazione, smentendo se stessa e le promesse della campagna elettorale, ha deciso di ritoccare le aliquote dell’Imu, ha spiegato ai cittadini di essere stata costretta a compensare il minor gettito causato dal taglio dei trasferimenti nazionali. E, a proposito di ricorsi, giova ricordare che in conferenza stampa il sindaco annunciò l’affidamento all’avvocato Gianluigi Pellegrino di un ricorso contro il governo Monti reo di aver penalizzato troppo Lecce (e altre città) nell’allocazione del fondo di perequazione nazionale.

consumatori-2Poco prima, nella sede della Uil, i rappresentanti delle associazioni dei consumatori, dei proprietari e Confedilizia avevano illustrato l’unica strada al momento percorribile per tentare di arginare il salasso: ricorrere alla Commissione tributaria provinciale. Un’operazione che costa 300 euro per il primo ricorso  – 150 a partire dal secondo (alcune proprietari sono titolari di più immobili) - e che potrebbe costituire un deterrente per molte famiglie. Le associazioni questo lo sanno ma, hanno precisato, è una spesa che può evitare l’aumento della rendita catastale e quindi l’aumento delle tasse, dal 2013 in poi.

E mentre gli avvisi di revisione a firma dell’Agenzia continuano a essere recapitati – considerano gli immobili che hanno più di un proprietario, si stima che possano essere oltre 80mila -, sono stati potenziati gli sportelli di servizio alla cittadinanza secondo gli orario che seguono:

- Adusbef, via Martiri d’Otranto 4, il lunedì e il giovedì dalle 17 alle 20 (adusbef@studitanza.it)

- Codacons, via Braccio Martello 2, il venerdì dalle 17.30 alle 19.30 (info@codacons.le.it)

- Avvocati dei consumatori, via La Marmora 2, martedì e giovedì dalle 17 alle 20.

- Confedilizia il venerdì dalle 9 alle 12, in via Ferrando, nei pressi dell’Hotel Zenit, presso lo studio dell’avvocato Luigi De Giorgi e il lunedì dalle 17 alle 20, presso lo studio dell’avvocato Carlo Fumarola, in via Principe di Savoia 67 (confedelizia.lecce@hotmail.it)

- Associazione di piccoli proprietari, il mercoledì e il venerdì dalle 16 alle 20, in via Giustino de Jacobis, 33.

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