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Ritrovati reperti archeologici del Neolitico nel cantiere della statale 16

Scoperta importante, nell'area di Palmariggi, dove sono stati ritrovati frammenti di ceramiche, lame, pezzi di ossa, asce litiche risalenti al periodo preistorico: ed ora ritorna l'incertezza sui lavori per le quattro corsie

PALMARIGGI - Reperti archeologici risalenti al periodo del Neolitico sui luoghi della Otranto-Maglie, l’arteria stradale, epicentro di un cantiere discusso, che ne prevede il raddoppio e l’allargamento a quattro corsie. La scoperta, ricadente nell’area del comune di Palmariggi, lo scorso 13 novembre, potrebbe segnare una “svolta” sul futuro dell’infrastruttura, in quanto confermerebbe le ipotesi lanciate nei mesi scorsi da alcuni ambientalisti e studiosi circa il pregio archeologico dell’area su cui sono stati piantati i picchetti.

Sul posto, è stata rinvenuta la presenza di frammenti di ceramiche, lame, pezzi di ossa e soprattutto due asce litiche, “bottino” ritrovato in un’area di superficie, in località Scarnia, estesa per circa 800 metri quadrati e ricadente sul tracciato della super strada. A segnalare i reperti Christian Villani, studioso, che già nel 2004, aveva presentato un lavoro di tesi all’Università del Salento, dove evidenziava l’esistenza di un villaggio preistorico nella zona.

La scoperta è stata segnalata a tutte le autorità competenti e, con una lettera dettagliata, alla Sovrintendenza di Taranto, primo organo deputato ad esprimersi sui ritrovamenti e a sciogliere le riserve sul da farsi circa l’insistenza del villaggio, nell’area del cantiere. Entro pochi giorni si attendono, dunque, sollecite risposte.

D’altra parte, gli ambientalisti, pur nella soddisfazione manifestata per i preziosi rinvenimenti, sottolineano le incongruenze in cui sono partiti i lavori del cantiere. In particolare, Oreste Caroppo, da sempre in prima linea per la realizzazione di una strada parco che sia attenta alle testimonianze neolitiche, afferma: “È la dimostrazione che avevamo ragione e che è stato alquanto inopportuno far partire i lavori senza prima affrontare un doveroso studio archeologico, visto che da più parti veniva richiesto e si segnalavano queste presenze”.

Occhi puntati soprattutto sulle complanari, che rappresenterebbero nel concreto la parte più “devastante” del cantiere del raddoppio. Del resto, gli studi di quanti avevano segnalato il villaggio preistorico confermano che il luogo stesso fosse da qualche parte censito. Se la Soprintendenza non dovesse essere reattiva e celere nella propria risposta, non si esclude che gli ambientalisti possano pensare di rivolgersi alle vie giudiziarie per difendere l’area.

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