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Alba Service, Simona Manca replica al presidente Emiliano

La consigliera provinciale accusa il governatore di essersi comportato come un capopopolo durante l'incontro di oggi con i lavoratori

LECCE – Sul caso Alba Service la replica dell’amministrazione provinciale al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che oggi ha incontrato una delegazione di lavoratori a Palazzo dei Celestini, è affidata alla consigliera Simona Manca.

“Certo non è facile credere - scrive la ex vice presidente della Provincia - nelle buone intenzioni di chi, senza mai partecipare di persona ad alcun tavolo istituzionale sulla società, e senza aprire alcuna vertenza in Regione (come invece ha fatto per altre società in crisi), arriva a Lecce con l’atteggiamento da capo-popolo e, dopo aver condiviso con rammarico con il presidente Gabellone le difficoltà della situazione, si rivolge ai lavoratori fingendo di non conoscere nulla della triste storia delle Province italiane scritta dal segretario del suo partito, e scaricando sulla Provincia ogni responsabilità. Questo equivale a fuggire a gambe levate dopo aver appiccato un incendio”.

“La drammatica vertenza di Alba Service - prosegue Manca - merita rispetto e coraggio: il rispetto non può che partire dalla fredda verità delle norme e dei bilanci, e il coraggio non può che venire dalle Istituzioni che devono sedersi a scrivere norme e provvedimenti finalizzati esclusivamente a salvare il destino di 120 lavoratori e delle loro famiglie. Oggi il presidente Emiliano in Consiglio Provinciale ha detto, a proposito delle royalty delle trivelle, che 50 milioni di euro sono niente per la Regione. Bene! Allora cominci a destinarne alche solo una parte alla salvezza dei lavoratori di Alba Service, e prenda in considerazione l’ipotesi di farsene carico così come è avvenuto per i dipendenti della Provincia, perché per noi è come se lo fossero e perché il destino di queste 120 famiglie non può passare attraverso il salvataggio di una società partecipata, se l’ente partecipante non esiste più. Esistono però 120 uomini e altrettante donne e bambini che devono continuare a vivere, e che bisogna riassumere da qualche parte”.

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